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Faker, l’eroe timido degli eSports

Coreano, classe 1996, è il più grande di sempre in questo settore. Ma la sua storia ci dice anche altro…

Giocare, a volte, è un gesto fluido come una melodia. “Io non penso a una giocata, agisco e basta. È un più come un istinto animale, faccio quello che ho bisogno di fare”. Musica e parole, in questo caso, di Lee Sang-hyeok. Un nome sconosciuto ai più, ma che sicuramente non sarà passato inascoltato a chi segue gli eSports.

Stiamo infatti parlando di quello che è noto in tutto il mondo come “Faker”, il giocatore più vincente nella storia degli eSports. Coreano, classe 1996, di Seul, inizia la sua carriera nel 2013 quando, a soli diciasette anni, viene ingaggiato dalla squadra coreana degli SKT per la stagione competitiva. Chiuse al terzo posto il primo anno da professionista, con prestazioni e autorevolezza che portò lo staff a decidere di investire su di lui. Sarebbe stato il playmaker della squadra che, dal 2013 ad oggi, sta dominando il panorama mondiale di League of Legends.

Diamo qualche numero: 3 mondiali vinti per Faker, 4 titoli nazionali, 1 milione di dollari di premi competizioni, uno stipendio che tra contratti e sponsor sfiora i 3 milioni annuali e un’ultima vittoria, quella del Mid Seasion Invitational 2017, di ben 135 mila dollari. A leggere queste cifre non ci si deve stupire se Faker, come altro soprannome, ha quello di “The Unkillable Demon King”, il demone re immortale, che nessuno potrà mai uccidere.

Ma dentro la scorza del campione c’è un ragazzo come tanti altri. I suoi inizi sono quelli di qualsiasi coetaneo della sua età: la passione per Warcraft, Tekken o King of Fighters. Persona timida, addirittura malinconica per certi versi, capace di sorridere e di gioire veramente solo in occasione delle vittorie mondiali.

Il peso di essere un simbolo per migliaia di appassionati non sembra gravare più di tanto sulle sue spalle, rimaste solide e umili, come quelle della sua famiglia. È proprio questo binomio da fumetto, da cartone animato, invincibile ai videogames ma vulnerabile fuori, che lo fa apprezzare da giovani e non solo. Il demone re che invece si vergogna, si sente vulnerabile, timido, fuori posto. Si pensava addirittura che fosse muto da bambino, quando passava ore e ore su puzzle e giochi di logica, senza parlare con nessuno, pensando solo ad allenare la mente.

E come ogni eroe anche lui ha avuto il suo momento di crisi, di caduta negli inferi. E come ogni eroe ha saputo risalire, uscirne fuori con le sue mani. Lo chiamano il Micheal Jordan degli eSports ma quando nel 2017 la sua squadra SKT non si è qualificata ai Mondiali, tutto sembrava vacillare.

Faker invece no. È rimasto solido, concentrato, sicuro. L’anno dopo ha vinto tutto.

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