Valerio Mastandrea: esordio da regista con RIDE

Ride è il film che segna l’esordio alla regia dell’attore Valerio Mastandrea (foto Life in Frames).

Presentato all’ultimo Torino Film Festival, è stato proiettato nel corso del Sudestival.

Il film racconta la storia di una donna che a seguito della perdita del marito in un incidente sul lavoro si trova a fare i conti con se stessa e il dolore che la travolge.

Mastandrea, nel corso dell’evento di Monopoli, ha così risposto alle tante curiosità legate a questa pellicola, in primis lavorare con Chiara Martegiani, attrice protagonista nonché sua compagna.

“Condividere un lavoro con una compagna non era mai successo” 

Come nasce questo film?

Era una storia che mi suonava in testa da tanti anni. Intorno ai primi anni 2000 ho letto interviste a diverse donne di morti sul lavoro. C’erano interviste anche due-tre giorni dopo. Mi chiesi perché non lasciavano in pace questa gente, che magari non riusciva a stare male o non riusciva ad elaborare la perdita. E mi è rimasta in mente. In questo film si sono accavallati tanti altri temi, tra cui quello padre-figlio o figlio-mamma. Nel primo film è come se uno vorrebbe far vedere tutto quello che c’è.

Qual è il personaggio nel quale ti riconosci?

Ogni personaggio che ho affrontato, l’ho sempre riempito di cose mie, non facendo mai me stesso. Un personaggio che mi è vicino e che ho amato tanto è Stefano Nardini, del film “Non pensarci” di Zanasi. Un personaggio inadeguato alla vita, mi è rimasto in mente. Tanto è vero che con il regista ci telefoniamo per raccontarci delle “nardinate”.

Ti abbiamo ammirato nel film L’odore della notte. Puoi raccontarci qualche aneddoto?

È stato l’ultimo film di Caligari. Per produrlo ha tentato di invitare Scorsese a darci una mano per fare il film. Lettera inascoltata, che fu pubblicata su un quotidiano, ma che ha smosso alcuni finanziatori. Non amava queste cose teatrali, non parlava della sua malattia. L’odore della notte è il film che ci ha fatto incontrare e mi ha fatto scoprire il cinema di Claudio. Il suo cinema è stato il più grande insegnamento che mi ha dato.

Quanto c’è di vissuto in Ride con temi e volti?

Alcuni attori, tra cui gli anziani protagonisti, a conti fatti mi ricordano qualcosa. C’è tanta roba che ho vissuto tra attori e registi con i quali ho lavorato.

Di Claudio Caligari è difficile portare nel film qualcosa. E’un maestro che non ho compreso fino in fondo, ma da lui ho capito che l’amore per qualcosa ti allunga la vita. Ho conosciuto Claudio morente davanti un monitor, aveva voglia di fare questo film tanto è vero che ha vissuto di più.

Il cinema di Claudio ho tempo per studiarlo, ma le sue piccole cose mi tornano in mente. La cosa che più mi manca e che non mi potrà devastare per questo film.

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