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Cinema e Spettacolo

“Non chiamateli Briganti” con Paolo De Vita e Mimmo Mancini

Redazione

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Paolo De Vita e Mimmo Mancini hanno presentato “Non chiamateli Briganti”, commedia che debutta sabato 12 gennaio, al Teatro Traetta di Bitonto (sipario ore 21).

“La capacità del popolo italiano di cambiare bandiera nel giro di pochi minuti è straordinaria. Ideali che vengono traditi a seconda delle convenienze. E noi, con questo spettacolo, raccontiamo, in fondo, proprio questa tendenza. Raccontiamo l’Italia dei voltagabbana”.

Il testo è scritto ed interpretato dai due attori baresi, noti anche come i “fratelli Capitoni”, personaggi portati in scena da anni e che in questo spettacolo, al termine di una vicenda che li vede ingiustamente accusati di un furto di pecore, finiscono per separarsi: l’uno diventerà brigante, l’altro deciderà di asservirsi al nuovo Regno Sabaudo.

Ma è una separazione temporanea, perché alla fine i due protagonisti si ritroveranno. “Per convenienza”, sottolineano i due autori, “ciò quello che fanno sempre gli italiani”. Ma c’è ben altro in questo spettacolo. “Sì”, confermano De Vita e Mancini, “abbiamo voluto parlare di un periodo oscuro.

Già, perché la storia del Risorgimento è stata raccontata a metà. Anzi, diciamo pure che una parte della storia è stata proprio rinnegata.

Prendete ad esempio Napoli: non c’è traccia della dominazione borbonica, che ha dato lustro al sud. Ma persino il teatro in cui debuttiamo, a Bitonto, fondato da Ferdinando di Borbone, si chiama Umberto I e poi è stato rinominato in Tommaso Traetta.

In un certo momento storico c’è stata la volontà di cancellare ogni traccia di un periodo che però rappresenta la nostra storia. E la storia è importante, perché senza di quella non possiamo sapere da dove arriviamo e, per certi versi, dove andremo”.

Lo spettacolo è prodotto dal Comune di Bitonto con il sostegno del Teatro Pubblico Pugliese e rientra nel cartellone del Teatro Traetta.

“Non chiamateli briganti” vive di un delicato equilibrio tra rappresentazione e narrazione.

Se infatti da un lato i personaggi del testo vivono in prima persona la loro comica tragedia, dall’altra, con un radicale cambio di registro, si trasformano in narratori, ripercorrendo quegli eventi che, al margine della vicenda, conducono alla fine del Regno Borbonico e alla trasformazione di un Paese disgregato in una nazione: lacerata all’interno, ma unita sotto un’unica bandiera.

Lungo il filo di una ricerca musicale non filologica ma emotiva ed espressiva, curata dallo stesso regista, che spazia da Rosapaeda a Plastikman, per arrivare alle registrazioni orali fatte in Salento da Alan Lomax e Diego Carpitella negli anni ’50, i due personaggi si muovono all’interno di una scatola scenica semplice, simbolica e mutevole ideata da Sara Palmieri: una scena che, metafora della terra ancestrale, abbraccia, inghiotte ed espelle i suoi figli. Le luci espressioniste di Fabio Fornelli delimiteranno lo svolgersi delle vicende dentro e fuori la scena, sottolineando, anche grazie all’apporto del realismo dei costumi di Noemi Intino, da una parte la vis comica del testo e dall’altra le sue sfumature più oscure e post-drammatiche.

Lo spettacolo sarà replicato domenica 12 gennaio. Per info e prenotazioni botteghino del Teatro Traetta (Largo Teatro, 17 – 080.3742636). I biglietti sono disponibili sul circuito Vivaticket.

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