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Cinema e Spettacolo

Giulia di Quilio: intervista all’attrice

Eclettica attrice, Giulia di Quilio si divide tra cinema e fiction senza dimenticare il primo amore: il teatro.

Prima di tutto si definisce una donna e mamma fortunata.

Noi di Lifestyleblog l’abbiamo incontrata prima del suo debutto con lo spettacolo  Lezioni di Burlesque

Il tuo primo provino?

Mi viene in mente quello per lo Zecchino d’Oro a 5 anni, mi ha terrorizzato così tanto che non ho più avuto il coraggio di cantare da allora…

Il tuo film del cuore?

Da interprete o da spettatrice?
Come spettatrice ho amato moltissimo Tree of Life, del mio regista preferito Terence Malick, artista che è stato in grado di cambiare le sorti del cinema contemporaneo: ha inventato una narrazione completamente emotiva, e questo mi fa amare profondamente i suoi film. In Tree of life ritrovo la mia infanzia in provincia, le mie paure, persino le mie figure genitoriali… Da interprete, sicuramente La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.

Il regista con il quale ti piacerebbe lavorare e perché?

Con tantissimi registi italiani ed internazionali, su tutti posso citare Matteo Garrone perché mi affascina molto il suo modo di lavorare con gli attori.
Il suo approccio documentaristico lascia molto spazio agli attori, come ho letto in diverse sue interviste, spesso nelle sue scene ci sono solo dei canovacci a delineare una situazione, e l’attore può giocare a improvvisare, ovviamente “da personaggio”, e questo lo trovo un modo di lavorare veramente creativo.

Al cinema sei stata diretta da Sorrentino, ci racconti un aneddoto legato alle riprese?

C’è una cosa che racconto sempre perché mi ha profondamente colpita e mi fa sorridere perché è una scena più Sorrentiniana di Sorrentino stesso. Quando ho girato la mia scena ne La Grande Bellezza, il tutto si svolgeva in una festa caotica, ed eravamo in un lussuoso appartamento con mega terrazza, in una palazzina davanti al Colosseo, erano le 5 del mattino, quindi per non disturbare, e per via delle varie ordinanze, eravamo senza audio reale, quindi  senza musica, e tutto era svolto sottovoce, e risultava davvero, davvero surreale vedere un “trenino” di gente scatenata nel silenzio più totale! Quando si dice “Una scena da film”!

La tua versatilità ti porta dal cinema alla fiction, ora impegnata in Un posto al sole che esperienza rappresenta per te?

Un’esperienza altamente formativa: girare dieci scene al giorno è una vera palestra, bisogna essere molto concentrati sia con la memoria, sia con le intenzioni,  perché i registi ruotano e spesso devi decidere da sola cosa fare e come.
L’ambiente partenopeo poi ha contribuito a farmi apprezzare quest’ esperienza, a partire dai colleghi, ad esempio Clotilde Sabatino, ovvero Giovanna Landolfi, che con me conduce le indagini nel ruolo di Commissario di Polizia. Lei ha subito instaurato un clima di complicità con me, e questo mi permette di dare il meglio. Lo stesso vale per Riccardo Polizzy Carbonelli e Nina Soldano, che con grande professionalità mi hanno accolta e fatta sentire una di loro.

Se ti dico Burlesque cosa ti viene in mente?

L’esperienza chiave della mia vita.
Grazie al burlesque ho imparato a gestire la scena e sono cresciuta molto come artista, perché nel burlesque ti esprimi a 360 gradi, sei regista dei tuoi numeri, dal concetto di partenza sino alla messa in scena. Grazie al burlesque mi sono liberata anche dei complessi sul mio corpo, imparando ad accettarmi e a mostrarmi in tutta la mia femminilità.
Quando mi sono avvicinata al burlesque non ero molto “a fuoco” come attrice, e grazie a questa esperienza ho capito il mio specifico, e il valore aggiunto della seduzione che letteralmente significa “portare a sé “, quindi portare l’altro, lo spettatore in questo caso, nel tuo mondo, in poche parole grazie al burlesque ho imparato ad esprimermi, ad esprimere il mio mondo come non ero mai riuscita prima.

Come spiegheresti quest’affascinante mondo ?

E’ il regno della femminilità, femminilità declinata come più piace all’artista che lo interpreta. Col burlesque si svela l’universo erotico e sensuale delle donne.
Infatti è un one woman show, in cui la donna/artista porta in scena il proprio corpo con orgoglio e consapevolezza, e racconta la propria storia  fatta di suggestioni che passano attraverso la musica, il costume, il trucco, le movenze ed il personaggio interpretato. Per questo piace così tanto alle donne: perché finalmente ci si può riconoscere in un’immagine forte e liberata, ma allo stesso tempo sensuale e femminile, che non passa attraverso stereotipi maschili, ma solo attraverso il proprio gusto e la propria sensibilità.

Sarai a teatro con lo spettacolo Lezioni di Burleque di cosa si tratta?

E’ la sintesi perfetta tra i miei due universi espressivi: il burlesque e la recitazione.
Nel 2016 ho scritto un libro sul burlesque, Eros e burlesque, edito da Gremese editore, e mi sono imbattuta nelle storie personali delle pioniere di quest’arte, in un’epoca in cui le donne erano perlopiù casalinghe, segretarie o  al massimo insegnanti di scuola elementare. Ed immergendomi in questi episodi ne sono rimasta così affascinata da voler tentare di rappresentarli in teatro, come persone in carne e ossa, e provare a raccontare il femminismo ante-litteram di queste dive meravigliose, tra performance e prosa.

Chi è  Giulia Di Quilio fuori dal palcoscenico o set?

E’ tante cose. E mi piace essere tante cose diverse. Non amo le definizioni, perché non sono solo un’attrice, come non sono solo una performer di burlesque, come non sono solo una mamma, e non sono solo una moglie, ma sono ancora tante altre cose oltre questo. Mi piace scoprire ogni volta un pezzetto in più della mia personalità, magari in contraddizione con le altre. Questo mi fa sentire sempre viva, e mi da lo stimolo per continuare a stupirmi della vita e delle esperienze che affronto.

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