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Buffon, l’intervista su Sky Sport 24

Buffon - Foto Bruno Bellini
Buffon - Foto Bruno Bellini

Il portiere del Paris Saint-Germain Gigi Buffon si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport 24.

Di seguito un passaggio della lunga intervista. Altri estratti andranno in onda, sempre sul canale all news, alle 16.45, alle 19.30, alle 21 e alle 23.30.

Come hai vissuto le prime tre partite di Champions League?

Le ho vissute nello spogliatoio perché alla fine soffro tanto nel vederle. Non essere partecipe è qualcosa che mi fa soffrire.

Su espulsione a Madrid.

Finita la gara, ho alzato un po’ troppo i toni, ma ci tengo a dire che nell’Arena, quando veramente si pesa il comportamento di una persona, penso di essere stato veramente molto sportivo e mi sono preso all’epoca una espulsione per la quale ancora oggi mi domando il perché. Per il dopo, sicuramente sono tre giornate meritate.

Se tu fossi l’arbitro Oliver e oggi incontrassi Buffon, cosa gli diresti?

Ci scherzerei, perché alla fine l’ironia è il modo migliore per abbattere dei muri e per creare subito un’empatia.

Da dove ti è uscito “il bidone della spazzatura al posto del cuore”?

È uscito dalla mia fantasia (sorride, ndr). In quel momento non sapevo cosa dire, avevo veramente un diavolo per capello. Quindi mi è venuto fuori un po’ il Gigi di Carrara che è cresciuto.

 

Tu riparti da Napoli.

È una partita delicata, contro un avversario di grandissimo livello. L’avvento di Carlo ha fatto sì che la squadra prendesse anche un altro tipo di consapevolezza, che magari prima non era certa di avere.

 

Sei mai stato vicino al Napoli? Ti ha mai cercato?

Lasciamo stare (sorride, ndr). Sono dettagli, nel senso che la cosa buffa dell’Italia è che quando si è sparsa la voce che avrei continuato a giocare, probabilmente sarei voluto venire qui, allora si è sbizzarrita la fantasia e il coraggio di tutti. Ma non faccio nomi perché è giusto che sia così. Potevo prendere in considerazione qualcosa di romantico, tipo Parma. Avrei potuto prendere, per esempio, il Genoa, squadra per la quale tifavo da bambino. O la Lazio, perché magari i tifosi della Lazio, negli ultimi 25 anni in cui sono stato lì, mi hanno sempre trattato come un campione, un uomo da onorare. Per me questo ha un valore veramente importante. Però, nonostante questo, penso che la soluzione migliore per me fosse quella di uscire dall’Italia, innanzitutto ampliare anche il mio mondo di conoscenze.

 

La Champions è un’ossessione?

Ossessione secondo me un’accezione positiva non ce l’ha, mentre invece secondo me questo potrebbe essere, o lo è sempre stato, un obiettivo che mi regala degli stimoli e una vitalità incredibile.

La Champions è veramente un’opportunità che mi dà la vita e che mi continua a dare la mia classe. Perché poi se a 40 anni sono ancora qui a giocare a questi livelli lo devo anche a me stesso.

 

Sul Paris Saint-Germain.

Se uno chiede sinceramente “sei la squadra favorita?” io dico no. Perché per arrivare a determinati successi c’è bisogno di un percorso, di un progetto, di una Società che si conosca da tempo. In questo caso, il Paris Saint-Germain è un po’ una novità di questi ultimi anni e quindi, secondo me, necessita di tempo.

Le favorite per la Champions.

In Champions ci sono due o tre favorite. Senza dubbio, non puoi non mettere il Barcellona, che ha il primo e ogni tanto il secondo giocatore al mondo. Poi c’è sicuramente la Juve: credo che gli anni che abbiamo fatto noi, gli ultimi, abbiano consolidato questo tipo di livello. In più è arrivato l’altro giocatore, che è considerato il migliore e a volte il secondo del mondo. E poi ci sono secondo me delle outsider come il Manchester City, che non ha mai fatto in questi anni grandissime cose in Champions, ma l’allenatore che ha, i due tre anni recenti di calcio che ha espresso, la conoscenza del calcio e la consapevolezza dell’allenatore e della squadra fanno sì che il Manchester City sia una delle papabili vincitrici

Su Mbappe.

Ho un rapporto molto bello con lui, secondo me di fiducia reciproca. Quando entra nello spogliatoio è uno che regala agli altri sempre un’energia positiva, della gioventù. La senti e fa molto bene. Io cerco di contraccambiare con qualche consiglio sulla gestione sua del campione che è. Sicuramente non ti sbaglieresti nel dare un pallone d’oro a Mbappe. Lui ha il potenziale, e qui lo ha già espresso, che è qualcosa di molto differente.

Sul futuro.

Presumibilmente, ci potrebbe essere anche l’opportunità che si possa allungare la mia permanenza a Parigi. Dopodiché non voglio darmi scadenze, ma voglio giocare fino a quando mi accorgo che sono competitivo. Fino a quando ho la fortuna di poter avere questo tipo di offerte a un livello altissimo di calcio, che è quello che io prediligo, io vado avanti, tanto per smettere c’è tempo.

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