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Tiromancino: intervista a Federico Zampaglione (Fino a qui)

Bruno Bellini

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Tiromancino: intervista a Federico Zampaglione (Fino a qui) 5 Tiromancino: intervista a Federico Zampaglione (Fino a qui)

Grande successo per Fino a Qui, il nuovo album dei Tiromancino del quale vi abbiamo parlato nei giorni scorsi.

Non è soltanto un disco, ma è un insieme di pensieri, emozioni, amori, ricordi, canzoni e amici. Di questo ne abbiamo parlato con Federico Zampaglione, frontman e voce della band.

Fino a qui il titolo del tuo nuovo album che traccia una sorta di bilancio della tua carriera con un occhio diverso e uno sguardo al futuro.

Non è il classico disco con le canzoni rivisitate, ma una cosa nuova: riarrangiata, risuonata, rivista con tutti questi ospiti meravigliosi. E con degli inediti a cui tengo tanto perché rappresentano l’oggi, raccontando anche quello che sta succedendo in questi ultimi mesi della mia vita. Perciò lo definisco un disco che riassume il passato, il presente e lo fa in maniera divertita, nel senso che i duetti sono stati fatti col piacere di condividere, di divertirsi a duettare, a sperimentare. E’ stata più una cosa di cuore, un regalo che mi sono voluto fare ma anche un regalo di amici.

30 anni di carriera racchiusi in 12 brani, dove sei riuscito a coinvolgere il meglio della musica italiana. Su cosa è ricaduta la scelta delle canzoni? Immagino non sia stato facile selezionare tra i tuoi capolavori…

Ho scelto le più conosciute e significative, quelle per cui siamo conosciuti al grande pubblico. Ma anche quelle canzoni che danno un’idea precisa del nostro lato più sperimentale, come “Muovo le ali di nuovo”, “Giorni migliori”, “Strade”. Canzoni meno conosciute ma rifatte con questi musicisti che vengono dalla scena più indie. Rappresenta quel lato sperimentale che secondo me è fondamentale per quello fatto in questi anni. Siamo stati sempre a metà tra la musica popolare, intesa come quella che si sente radio e classifica, ma abbiamo anche portato avanti con serietà lato più sperimentale indie, fatto di ricerca, esperimenti, di rischio anche. Non ci siamo mai seduti per fare la canzone di successo da cantare al karaoke. Abbiamo puntato su sonorità non convenzionali, sulla commistione di tanti generi, sull’utilizzo di arrangiamenti che non erano quelli della musica italana pop.

Per cui credo questo disco fornisca a 360 gradi una panoramica di tutti gli aspetti che hanno creato questa realtà. Parlavi di trent’anni di carriera…

Raccontaci…

Da una parte spaventa perché trent’anni sono davvero tanti sulla scena. Dall’altra parte non è facile restare sulla scena e rimanere così. E’ un piccolo orgoglio, nel senso che abbiamo cercato sempre uno stile personale, di non essere assuefatti dalle mode. Quando ti accorgi che va di moda uno stile diventa facile imitarlo per avere facili consensi. Mai fatto, abbiamo preso dei rischi, abbiamo cercato di imporre un livello qualitativo che, a volte ci ha fatto soffrire. Soprattuto in una realtà musicale come quella di oggi, in cui c’è la ricerca a massificare i numeri per un mese e creare canzoni che vengono dimenticate il mese dopo. Questo è una vergogna, chi ama la musica non accetterà mai una cosa del genere. ;a purtroppo è una punta di diamante del modo di lavorare: non fare canzoni che durino negli anni, ma che in quei due mesi faccia numeri da capogiro. Questo noi lo abbiamo rifiutato categoricamente, a distanza di anni le nostre canzoni originali vanno in giro in radio, cantante dai giovani dei talent. Dimostra che la qualità paga a lunga scadenza. Ed è un messaggio che voglio lanciare a tutti i giovani che si avvicinano a questo mestiere. Non vi mette illusioni, non pensate ai capelli agli orecchini ai brillantini, sono cose che non ti fanno stare sulla scena. Ti fanno diventare il fenomeno del momento ma quando passa quel momento, non rimani 30 anni sulla scena. E’ come un match di pugilato. Puoi fare un bel primo round, salire sul ring e cercare di stupire facendo il fenomeno. Il problema è rimanere fino al dodicesimo, sui tuoi piedi.

In questo album senza dubbio ha un sapore speciale il cameo con tua figlia Linda, che introduce il brano scritto per lei…

E’ stata una piccola partecipazione che ha fatto, ma per me è stato un regalo enorme, una ciliegina sulla torta. Nessuno meglio di lei poteva mettere una piccola sigla su “Immagini che lasciano il segno”, che è appunto la canzone per lei. E’ stata una gioia infinita anche il pensiero che un domani l’ascolterà e si renderà conto con quali lumi è stata messa in cartellone.

E, a proposito di felicità, Noi Casomai, uno degli inediti presenti nell’album, che è una sorta di inno all’amore che quando arriva ti sconvolge.

Una canzone scritta con Luigi SartoRemo Elia e Luca Sala, tre bravissimi autori. 

Abbiamo voluto puntare i riflettori sulla grande ballata. E’ stato un rischio: siamo usciti a fine agosto con i pezzi dell’estate che stavano spopolando. Un pezzo così impegnativo e intenso, e una tematica abbastanza adulta anche nel linguaggio, poteva essere un passo falso dal punto di vista del mercato. Ma alla fine penso che la gente penso riesca a cogliere le emozioni. Soprattutto quando qualcosa ti emoziona, ti entra dentro e ti smuove qualcosa e ti riconnette con aspetti della tua vita. Credo molto nel potere emozionale della canzone, è la molla che interessa di più. Arrivare al cuore è molto più bello che arrivare nelle orecchie. Vedo che le canzoni che amo di più mi hanno legato con gli autori, a cui vorrò sempre bene perché le canzoni scritte mi hanno aiutato a capire qualcosa di me o a far vedere la mia vita riflessa in quel pezzo. In questo modo diventa anche autentico quello che stai cantando. E’ anche bello quando mi dicono che una canzone rispecchia, c’è un piccolo modo di rivedersi.

Adesso la promozione del disco, poi il tour nel 2019…

Il tour 2019 sarà speciale perché fatto con l’orchestra. Già solo quello cambia tutto, non l’abbiamo mai fatta una tournée con l’orchestra, utilizzata solo nei dischi. Sarà la prima volta, uno spettacolo teatrale con 15 elementi tra fiati, percussioni, marimbe. Non sarà orchestra solo di archi ma mista, che creerà una sonorità più varia.

Sappiamo che sei molto legato ai Negramaro ed è notizia di questi giorni che Lele sta meglio

E’una bellissima notizia, è un episodio che ha colpito tutti. C’è stato tanto affetto e tanta presenza che probabilmente un pochino ha aiutato, con un’energia positiva, i familiari ed i ragazzi della band: non si sono sentiti soli nel gestire questa cosa.

Mi auguro di rivedere presto Lele e riabbracciarlo quanto prima. E’ una grande persona, un caro ragazzo, una persona sempre positiva e sorridente, sempre carina.

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari). Fondatore e direttore della testata online Lifestyleblog.it, collabora anche per riviste nazionali e locali. Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa. Vincitore del Premio Filottete 2015 che ogni anno premia le eccellenze italiane nell'ambito dello spettacolo e del giornalismo Web & Graphic Designer con la specializzazione in Grafica 3D conseguita a Verona.

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