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Il manifatturiero italiano strizza l’occhio alla digitalizzazione, piccole e medie imprese sempre più 4.0

Uno tra i settori dell’industria italiana che si evolve verso un concetto di digitalizzazione e industria 4.0 è quello manifatturiero. Cresce la consapevolezza dell’importanza di investire in nuove tecnologie abilitanti, ma anche di far crescere la formazione e la competenza del proprio personale.

Questo è il quadro generale che è presente nel nostro paese a un anno di distanza dalla presentazione del Piano Nazionale Industria 4.0.

E gli effetti di tale provvedimento si sono fatti sentire su diversi settori cardine della nostra economia, tra tutti su quello manifatturiero, che si presenta profondamente trasformato dalla svolta digitale, con un cambiamento radicale avvenuto in 6 aziende su 10, secondo i dati pubblicati dall’ultimo rapporto dell’Osservatore MECSPE.

L’analisi, effettuata prendendo in considerazione le piccole e medie imprese, rivela come il 47,4% delle aziende manifatturiere italiane risultano in buona parte digitalizzate, nel 37,8% dei casi interamente digitalizzate. Quelle che hanno intrapreso questo genere di processo solo in minima parte risultano pari al 9,6%, testimoniando quindi il profondo cambiamento che sta vivendo questo settore.

Si tratta di processi che si rendono necessari con l’avanzare della nuova economia legata al digitale, ma che necessitano di investimenti non esenti da ostacoli.

Una prima problematica è legata al reperimento dei soldi necessari all’esecuzione di tali interventi, che prevedono il dover mettere in campo dal 10 al 20% circa del fatturato aziendale.

Una seconda difficoltà è legata al rapporto tra investimento e benefici che risulta alquanto incerto, frenando così gli imprenditori dallo spingere verso la direzione di una industria 4.0. È fondamentale garantire alle imprese una maggiore facilità di accesso al credito, attraverso soluzioni di finanziamenti PMI veloci e personalizzate. Verso quest’ottica customer-centric sono rivolti i prodotti che ING Direct mette a disposizione delle aziende italiane, soluzioni completamente digitali, trasparenti e studiate sulle singole esigenze degli imprenditori e dei loro progetti di crescita.

 

Dai dati dell’osservatorio emerge che per 7 imprenditori su 10 tra i migliori strumenti di avvicinamento all’innovazione c’è il trasferimento di conoscenza, seguita dalla consulenza mirata, la comparazione con aziende analoghe, i workshop e la tutorship a livello universitario.

 

Aumenta in generale la consapevolezza che investire nell’innovazione consenta alle aziende di fare sistema e di creare nuove filiere. Il 30,4% delle PMI italiane punta su questo concetto tanto da aver già puntato su collaborazioni tecnologiche per favorire lo sviluppo aziendale, mentre il 30,9% degli imprenditori sta considerando tale opportunità.

 

Per ciò che concerne gli investimenti effettuati dalle aziende manifatturiere italiane, questi ultimi si concentrano maggiormente sulla sicurezza informatica, la connettività, il cloud computing, la robotica collaborativa, la simulazione, i big data, l’internet of things, la realtà aumentata e le nanotecnologie.

 

Interessante sottolineare come questa digitalizzazione a partire dal 2030 andrà a generare una ricerca di nuove figure professionali a oggi non presenti nelle aziende. Si parla di robotic engineer, specialisti di big data, programmatori di intelligenze artificiali, gli esperti in cyber sicurezza.

 

Infine, la ricerca dell’osservatorio sottolinea come per la ricerca di nuove figure professionali le aziende si appoggiano alle agenzie di ricerca del personale, alle Università, agli istituti tecnici, alle società di consulenza e agli istituti professionali.

egidio
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