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Cinema e Spettacolo

Cannes 2018, un’edizione in rosa

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Cannes 2018, il punto di vista

Un Festival di donne per le donne: così potremmo riassumere la 72° edizione del Film Festival di Cannes 2018, conclusasi lo scorso 19 maggio.

Cannes 2018

La kermesse targata 2018  ha mantenuto toni di classe e sobrietà, privilegiando il contenuto e forse meno il contenitore. Il poster icona è stata la raffinata e solare scena del bacio tra Jean Paul Belmondo e Anna Karina nel nel film Il bandito delle 11 (Pierrot le fou) diretto da Jean-Luc Godard nel 1965.

Un ambiente perfettamente in stile con il Presidente della Giuria,  Cate Blanchett che ha aperto la kermesse insieme a Martin Scorsese con il film “Tutti lo sanno” di Asghar Farhadi, con Penelope Cruz e Javier Bardem, uniti sul Red Carpet e nella vita privata (tiepida l’accoglienza in sala).

Fil-rouge è stata proprio la donna, una dichiarazione sociale e culturale che ha percorso l’eleganza delle serate, dei defilé sul Red Carpet (iv rigorosamente vietati i selfie) e soprattutto nella scelta dei film in concorso.

“Sono profondamente onorata di questo incarico, di passare giorni a discutere con questi talenti che sono qui in giuria con me, a fare discorsi sulla creatività. Le nostre attese, le nostre preoccupazioni le lasciamo fuori dalla porta, non resta che accalorarci sui film che ci apriranno il cuore”, ha dichiarato la Blanchett, omaggiata da un video collage della sua carriera che trovò il suo incoronamento nella superba interpretazione di “Elizabeth” di Shekhar Kapur.

E’ stato sicuramente un ottimo Festival per l’Italia: il premio come Miglior attore  è andato a Marcello Fonte protagonista in Dogman di Matteo Garrone, mentre miglior sceneggiatura per Alice Rohrwacher in  Lazzaro felice.

Un momento di intensa commozione che entrerà negli Annales della Croisette è stata la premiazione di Fonte da parte di Roberto Benigni, a Cannes insieme a Nicoletta Braschi, nel cast della Rohrwacher.

Fonte, incredulo e commosso ha commentato: “Da piccolo quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere, chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi e ora li riapro e li applausi siete voi e sembra il calore di una famiglia, mi sento a casa e a mio agio con voi. La mia famiglia siete voi, ogni granello della sabbia di Cannes. E ringrazio Matteo che ha avuto il coraggio e la follia di volermi con sé”.

Palma d’oro invece per Un affare di famiglia di Hirokazu Kore-eda, un intenso racconto di una famiglia di Tokyo tra povertà inaspettata e disagi sociali, un’immagine inedita del Giappone.

Un premio emblematico che lo stesso cineasta ha commentato: “Grazie di questo premio, credo nel cinema che sa far trovare in accordo anche Paesi che di solito si scontrano”. Tra i numerosi premi ricordiamo  Gran Prix du Jury andato a Spike Lee per il suo Blackkklansman “siamo tutti in pericolo gente” e Pawel Pawlikowski con il suo Zimna wojna,premio per la migliore regia .

Tra lustrini e paillettes resterà nella storia il discorso di Asia Argento, che durante la cerimonia di chiusura ha pronunciato un duro attacco contro Weinstein: «Nel 1997 fui violentata da Harvey Weinstein qui a Cannes.

Avevo 21 anni. Oggi voglio fare una previsione: Harvey Weinstein non sarà benvenuto qui mai più. Ma seduti in mezzo a voi stasera ci sono ancora quelli che devono rispondere delle loro azioni. A loro dico: non vi permetteremo più di farla franca».

Al prossimo anno.

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