La vicenda di Roberta Ragusa e Antonio Logli ricorstruita dagli esperti 2

La vicenda di Roberta Ragusa e Antonio Logli ricorstruita dagli esperti

Ricostruiamo la triste vicenda di Roberta Ragusa e di Antonio Logli con l’avvocatessa Micaela Ottomano, esperta di diritto di famiglia e di diritto delle assicurazioni. Da tanti anni è impegnata in prima linea per la difesa dei diritti delle donne ed è annoverata tra i legali più contesi dalle migliori compagnie assicurative; e con la psicologa Anna Maria Casale, Docente di Criminologia presso l’Università SSML del Molise e direttrice del Corso di Formazione in Criminologia e Scienze Forensi presso PSICEF.

Il processo

È iniziato il processo d’appello nei confronti di Antonio Logli, condannato a 20 di reclusione in primo grado per l’omicidio e la distruzione del cadavere di sua moglie Roberta Ragusa, scomparsa più di sei anni fa. In questa tragica vicenda poco prima dell’inizio del processo di secondo grado c’è stato anche un ultimo colpo di scena. Il figlio di Roberta e Antonio, Daniele Logli, è convinto dell’innocenza del padre. Attraverso il suo legale, Beatrice Vestri, Daniele Logli, ha presentato una memoria difensiva alla corte d’appello di Firenze chiedendo l’assoluzione del padre Antonio. Nella memoria Daniele ha spiegato di voler testimoniare, con la sua sola silenziosa e composta presenza in aula, la sua ferma convinzione che il padre non ha commesso i fatti di cui viene accusato precisando che non avrebbe avuto e non abbia le capacità di commettere quei reati e soprattutto non avrebbe mai potuto sopportarne così a lungo le conseguenze e il peso. L’avvocato Vestri con una nota ha poi contestato “la strumentalizzazione dell’atto processuale, precisando che in alcun modo dal contenuto della memoria si può desumere che il figlio Daniele abbia dimenticato la madre: “Daniele porta sempre nel cuore la sua mamma”. La cugina di Roberta, Maria Ragusa, ha dichiarato alla stampa che Daniele Logli “si è dimenticato della sua mamma e questa indifferenza le ha fatto male”. Per la psicologa Anna Maria Casale “Daniele si dichiara convinto dell’innocenza del padre e le sue parole possono essere comprese solo se si riesce ad inquadrare la situazione nella quale il ragazzo ha vissuto fino ad oggi. Dopo la scomparsa della madre, alla quale i figli erano legatissimi a detta di tutti, Daniele ha necessariamente dovuto “riadattare” la sua vita e probabilmente ha cercato di farlo in maniera sana e funzionale, rifugiandosi in chi ancora gli restava. Il padre, seppur condannato in primo grado, è rimasto per il ragazzo la figura di riferimento e di sostegno primaria, l’uomo sul quale è semplice immaginare che Daniele si sia appoggiato per trovare l’ormai unico riferimento genitoriale”.

Roberta Ragusa è scomparsa dalla casa in cui abitava con il marito e i loro due figli la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 a Gello di San Giuliano Terme, comune di 32mila abitanti a Sud dei Monti Pisani. Il marito aveva una relazione extraconiugale che Roberta quasi certamente aveva scoperto. Logli si è sempre detto estraneo ai fatti contestati, raccontando che la mattina del 14 gennaio quando si è svegliato sua moglie non era in casa, era svanita nel nulla. Ma gli inquirenti non gli hanno mai creduto e contro di lui ci sono anche le dichiarazioni di almeno un testimone che smentisce il racconto dell’uomo a proposito della notte della scomparsa. Il Giudice dell’Udienza Preliminare di Pisa il 6 marzo del 2015 aveva stabilito che nei suoi confronti non c’erano i presupposti per poter aprire una fase processuale; ma a distanza di un anno la Corte di Cassazione ha annullato la Sentenza di non luogo a procedere emessa nei suoi confronti accogliendo i ricorsi, quelli della Procura di Pisa, della Procura generale di Firenze e da tre parti civili presentati contro il proscioglimento. Il ricorso della Procura di Pisa avverso le decisione di “non luogo a procedere” si basava su quattro pilastri che hanno smontato il proscioglimento di Logli. Per la Procura il Gup aveva esorbitato dai suoi poteri, procedendo ad una valutazione di merito del materiale probatorio acquisito e così esprimendo un giudizio di colpevolezza dell’imputato, anziché limitarsi a valutare se gli elementi acquisiti risultino insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio. C’è dell’altro: per la Procura il Gup ha “omesso una valutazione globale del compendio indiziario, limitandosi ad un’analisi meramente parcellizzata e atomistica degli indizi, nonché omettendo, anche a causa di tale metodo errato, di verificare se le fonti di prova si prestassero a soluzioni alternative e aperte”. Il ricorso contro il proscioglimento di Antonio Logli era stato presentato anche dai familiari della donna, dalla procura di Pisa e dalla procura generale di Firenze. Il perno dell’accusa è Loris Gozi, il giostraio che sostiene di aver visto Logli in auto la notte tra il 13 e il 14 gennaio in via Gigli. Il Gup di Pisa non gli aveva creduto. La Procura argomentava così l’utilizzabilità del teste. “Quanto, per esempio, alla divergenza riguardante il tipo di auto vista dal Gozi ferma su via Gigli, inizialmente indicata dallo stesso in una Citroën C3 e, successivamente, in una Ford Sw con il Logli al posto guida, risulta come il Gozi ne abbia dato convincenti ed esaustive spiegazioni: egli fu indotto dalla moglie e da altri familiari a non rivelare agli inquirenti i fatti nella loro integralità, volendo evitare di rimanere coinvolti nella vicenda”. Per l’accusa Roberta è stata uccisa. La Procura ipotizza anche quello che potrebbe essere successo: “Gli inquirenti scrivono che dopo la lite di via Gigli tra i coniugi, non si hanno più notizie, quantomeno dotate di una qualche, anche minima, affidabilità, dell’esistenza in vita di Roberta Ragusa”. E’ inevitabile, per gli inquirenti, concludere che il Logli, dopo aver caricato in macchina la moglie, in diretta continuazione con quella condotta violenta iniziata a casa e proseguita in strada, l’abbia uccisa, occultandone poi il corpo nel corso della notte. Nella ricostruzione della Procura, non accolta dal primo Gup, viene descritto l’effetto scatenante che per l’accusa ebbe l’epilogo dell’omicidio. “In casa Logli, dove erano presenti Antonio, la Ragusa e i due figli, scoppiò una lite violentissima, verosimilmente causata dalla scoperta, da parte della Ragusa, dell’identità dell’amante del marito, Sara Calzolaio, baby sitter di famiglia. La lite fu di tale violenza da indurre la donna a fuggire di casa, a piedi verso via Gigli, così come si trovava vestita. Il Logli, uscì con la Ford Escort SW per raggiungerla, ma decise di cambiare macchina, accorgendosi di essere stato visto da Loris Gozi. Riuscito con la Citroën C3, intercettò la moglie in via Gigli, dove, nonostante la resistenza della donna e le sue urla, la costrinse a salire in macchina. Nel dicembre del 2016 Logli è stato condannato in primo grado a 20 anni di reclusione.

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