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Interviste

Andrea Dianetti: “Vi racconto chi sono in Claustrofobia”

Andrea Dianetti: “Vi racconto chi sono in Claustrofobia”, spettacolo in scena al Teatro dei Servi

Andrea DIANETTI ha l’appeal dei grandi showman storici, si divide tra tv e teatro strizzando l’occhio al cinema. Il suo curriculum parla chiaro, non può far a meno di stare sul palco
L’abbiamo visto in tv protagonista in Cartoon Network,Music Summer Festival e nell’ultima edizione di Detto Fatto. A teatro in molti spettacoli una tra tutti  con Albertazzi

Noi di Lifestyleblog l’abbiamo incontrato prima del debutto dello spettacolo al Teatro dei Servi di Roma con la commedia Claustrofobia in scena dal 24 aprile al 13 maggio

Claustrofobia è uno spettacolo che tocca una tematica molto attuale. Ci racconta di cosa parla ?

Riassumerla in poche righe è difficile, vi dico solo “un direttore di banca spaesato, un figlio di potenti viziato e un ladro che non ha niente da perdere rinchiusi nel caveau della banca. Prometto risate e anche qualche riflessione.

Quale è il suo ruolo?

Il mio ruolo è quello del direttore di banca, ma diversamente da quello che si potrebbe credere non è altro che una povera vittima di un sistema più grande di lui. Il primo ad aver investito anche lui per primo su delle obbligazioni sbagliate per accontentare la moglie. Per migliorare la sua vita. Un personaggio sicuramente buffo, pieno di tic e paranoie.

Oltre al teatro c’è anche la tv la vediamo a Dettofatto in una veste inedita, che esperienza e’ stata?

Sicuramente inaspettata, capitata in 24h davvero. Ho conosciuto un bellissimo gruppo di lavoro, persone davvero belle. È stato il mio esordio in Rai, e devo dire che sono felicissimo che sia stato con persone come loro. Caterina Balivo con me è stata sempre disponibile e gentile e con lei tutti gli autori. Non è una cosa comune in questo ambiente.

Da pochi giorni è iniziato il serale di Amici, che ricordo ha di quella esperienza?

Sicuramente questo serale è una sorta di ritorno alle origini potenziato.

Io ho uno stupendo ricordo di quel periodo, ero piccolissimo (18 anni) e tante cose non le capivo… però avevo anche quell’ingenuità che mi permetteva di non prendermi troppo sul serio.

Quel palco non si scorda.

Ha qualche consiglio da dare agli allievi della scuola più famosa d’Italia ?

Fare uscire la loro personalità, e restare umili, niente di più. Il pubblico due cose apprezza, il carattere e il talento. Ma nessuno dei due da solo può sopravvivere secondo me.

Se dovesse sognare in grande con quale regista le piacerebbe fare il grande debutto al cinema?

Beh, punterei su di un regista americano, ma non per sminuire i nostri anzi, ma semplicemente perché ci sarebbe una scelta di soggetti cinematografici diversa. In Italia siamo vincolati da commedie sempre sulle stesse tematiche, o sulla criminalità organizzata.

Redazione
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