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Interviste

Luca Biagini: intervista all’attore

Redazione

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Luca Biagini, nel cast di Sacrificio d’Amore, è una delle nostre voci più apprezzate nel doppiaggio oltre ad essere attore di spessore e indubbia bravura.

Nell’anno appena concluso sei stato impegnato con la fiction Sacrificio d’Amore. Che esperienza è stata per te?

Allora, è stata una bellissima esperienza, questo lo dico io, lo dicono tutti i miei colleghi, lo dicono tutti quelli che hanno partecipato a questa produzione molto particolare perché è stata una produzione dove ci ha trovato compatti in un prodotto che ha coinvolto tutti anche emotivamente e professionalmente. Tanto è vero che ancora oggi ci rapportiamo, ci sentiamo, ci confrontiamo. Un gruppo di lavoro raro che riesce a mantenere dei rapporti anche al di là del lavoro. E questo grazie anche al fatto che eravamo naturalmente tutti insieme in un albergo a Rivarolo vicino Torino a girare questa fiction che ha legato moltissimo le persone tra loro e anche con Daniele Carnacina il creatore di questa fiction e con tutti i registi, con tutta la troupe che molti conoscevo da Cento vetrine come conoscevo molti altri colleghi da Cento Vetrine. Quindi è stato comunque una esperienza umana e professionale molto intensa e molto gratificante.

Com’è lavorare con il costume?

Lavorare con il costume è sempre un’ esperienza che ti trasforma un po perché devi essere in grado di indossarlo il costume, non semplicemente di farti indossare dal costume. Il costume deve servirti a calarti in qualche maniera in un altro periodo storico, in un altro momento, in un’altra fase che non hai conosciuto e non hai sperimentato personalmente. Però un po per le cose che uno ha visto nella vita, cinema, televisione oppure perché ha studiato e conosce i periodi storici, le differenze tra un periodo e l’altro. Quindi indossare un costume significa cercare di riprodurre in qualche maniera, mentalmente un certo periodo storico, una maniera di muoversi, pensare, ragionare. Se hai la fortuna e la capacità di indossarlo con disinvoltura significa che ti sei appropriato di un personaggio, di una storia, di un momento storico particolare. Quindi è un’esperienza che è molto formative e molto costruttiva. Sono felice, mi piace sempre molto lavorare in costume.

Hai interpretato tanti personaggi nella tua carriera. A quale esperienza sei maggiormente legato?

Cento vetrine è stata per me una tappa fondamentale della mia vita professionale. Io sono stato su a girare questa soap per tre anni e mezzo circa, è stata una esperienza di grande trasformazione personale, di grande crescita perché non avevo mai fatto una serialità così lunga che mi ha consentito di sperimentare tante situazioni diverse, emotive, di rapporti con gli altri personaggi ed anche umanamente una conoscenza approfondita di tante persone, colleghi, troupe e tutte le persone che hanno lavorato a questa produzione che è durata parecchi anni. Sono persone con cui ho instaurato un rapporto umano e con molti sono ancora in ottimi rapporti. Dal punto di vista professionale è stata per me la produzione che mi ha consentito di essere conosciuto dal grande pubblico, di avere un bacino di spettatori enorme e quindi una esperienza che un po ti trasforma. Per quanto mi riguarda devo dire in maniera del tutto positiva anche perché avevo alle spalle una storia di lavoro in teatro e di doppiaggio, oppure in altre produzioni televisive di un certo livello, ma la lunga serialità è una cosa inimmaginabile per quanto riguarda l’aspetto della popolarità che ti garantisce. Quindi io devo dire grazie a tante persone, alla produzione a Daniele Carnacina, a tutti i registi, a tutta la troupe magnifica. Insomma è stata veramente una bella esperienza.

Nel tuo portfolio tanta tv, ma anche cinema e teatro. Quale di queste preferisci maggiormente?

Nel cinema non ho lavorato molto. Ho fatto film interessanti ma non di grande successo popolare, quindi più prodotti di nicchia con persone di livello come i vari Antonio Avati oppure lo stesso Daniele Carnacina. Abbiamo fatto prodotti particolari, di qualità, che non hanno avuto il riscontro commerciale ma non potevano averlo naturalmente perché erano prodotti un po diversi da quello che il pubblico italiano è abituato a vedere. E poi mi sta a cuore in questo periodo un progetto con un amico con cui ho girato due cortometraggi molto belli e interessanti e c’è un progetto che spero vada in porto…incrociamo le dita.
Ho fatto molti spettacoli teatrali musicali, dalla operetta al musical e devo dire è una parte importante dell’attività di attore. Ho fatto molti anni fa un ‘operetta importante come Scugnizza, in una produzione del teatro dell’opera di Palermo, il teatro Massimo di Palermo. Quindi una grandissima produzione con l’orchestra completa, con tutto il coro del teatro che è un teatro lirico importante, con una grande regia di Pippo Grivelli, con tantissimi attori e comparse. Era una produzione gigantesca eravamo tipo 200 persone in scena con il coro e l’orchestra. È stata una esperienza fantastica, meravigliosa. Con tra l’altro presente una grande attrice del passato che oggi purtroppo non c’è più, una grande attrice del cinema, brillante, intelligente come Ave Ninchi. Poi dopo ho fatto altri spettacoli musicali come My Fair lady con Massimo Piparo. Adesso sto facendo in qst 2 anni fino al 2018 Billy Elliot, poi ho fatto un musical negli anni 80 che era Piccole Donne. Insomma tante produzioni musicali e mi piace e mi diverto. Poi ho fatto 2 operette con Sandro Massimini che è stato negli anni 70-80-90 il re dell’operetta italiana. Ho fatto Acqua cheta e Il paese dei campanelli. Ho un bagaglio di teatro musicale molto vasto, ho studiato canto, non mi ritengo un cantante ma un buon attore che sa anche cantare.

Prospettive professionali per il 2018?

Come ti ho anticipato dovrò riprendere il Billy Elliot ancora per la prossima stagione, per questo anno il 2018. Questo è il progetto più immediata già in opera. Poi come dicevo prima c’è questo progetto cinematografico/serie televisiva, ma più forse film, per cui sto lavorando e speriamo che vada in porto entro quest’anno. Poi c’è un altro progetto teatrale con un giovane regista con cui ho già collaborato e naturalmente poi sempre il doppiaggio che mi accompagna quotidianamente. Quindi ci sono tante cose da fare e anche spero un po’ di riposo che ogni tanto non guasta.

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