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Cinema e Spettacolo

Quando l’altrui misura cattura la scena

Con Guido Del Vento…una ventata ironia su tematiche diversamente banali

Cos’è L’altrui Misura? Commedia, Cabaret, Teatro dialettale, Musical, Intrattenimento, Satira, Tragedia…? È un grande show! È una nuova forma di fare teatro ma più in generale di fare spettacolo.

Il pubblico è coinvolto in un gioco attivo che non fa sconti a nessuno. Padrona di casa l’intolleranza come forma di difesa verso categorie di persone che spesso sentiamo diverse. Si gioca, si ride, si sorride, si riflette e perché no, si piange per la cattiveria, per i luoghi comuni, per il perbenismo e per le false morali che ci spingono a vivere in difesa. È energia, è coinvolgimento, è divertimento, è verità! È il gioco di un essere umano che si spoglia, per il suo pubblico, di tutte le sovrastrutture provando, così, a vedere, per davvero, l’altro. È la possibilità per un’artista di cavalcare ogni singola nota, di virare registro, di guardare negli occhi ogni componente del suo pubblico, di assorbirne stati d’animo e sensazioni, di darsi a lui liberamente, di esprimersi a 360 gradi.

 

Perché L’altrui Misura
L’altrui Misura è la storia di un uomo intollerante verso tutti, quindi è la storia di molti di noi, che prova a vestire i panni di personaggi più scomodi di lui: un ragazzo disabile, un ragazzo omosessuale, una transessuale e una mamma persa nelle sue attività domestiche, cercando di capire dove si germoglia il seme dell’intolleranza. Troppo spesso diamo giudizi affrettati sui nostri conoscenti, siamo abituati a “giudicare” l’altro esclusivamente dal nostro punto di vista. Credo che questo sia l’hobbies che preferiamo: è facile, immediato ed è filtrato esclusivamente dal nostro pensiero non prendendo minimamente in considerazione l’altro. L’intolleranza ci rende forti e sicuri.

 

Giudizi affrettati?
Dare giudizi affrettati è, a mio avviso, una modalità di difesa, tendiamo a difenderci da ciò che non conosciamo o conosciamo poco. L’altrui Misura nasce dall’esigenza di dar voce a questi pensieri. Dalla necessità di evidenziare quanto possa essere facile essere distruttivi verso gli altri per non guardarci a fondo. L’altrui Misura è lo spazio all’interno del quale le “diversità” diventano pretesto per viaggiare nei meandri delle nostre paure. Personaggi per così dire diversi si scontrano, si giudicano, si massacrano senza guardarsi davvero, ancorati alla propria diversità, intolleranti verso le altre senza considerare che al di fuori di loro altri possono avere la stessa esigenza di affermare il proprio stato.

Che genere di spettacolo è?
L’altrui Misura è una piece teatrale tragicomica. Con toni molto leggeri e divertenti vengono affrontati argomenti ancora oggi scottanti. Il pubblico è coinvolto in uno stato totale di intolleranza verso tutti, verso tutte le diversità per poi affrontare un percorso interiore che porta alla comprensione di sé e delle proprie paure. I personaggi di questo spettacolo giocano con le proprie vite, interagiscono con il pubblico, alternano ritmi, risate e riflessioni.

Perché la gente dovrebbe venire a vedere lo spettacolo?
Il pubblico è invitato a manifestare, finalmente, le proprie intolleranze senza filtri. Si gioca ad abbattere il perbenismo a poter dar voce ai pensieri più nascosti, più scomodi da rivelare. Il pubblico dovrebbe venire per ridere di sé stesso e per avere la possibilità di vedere all’interno di uno specchio quanto siamo bravi a difenderci dall’ignoto. È una vera esperienza teatrale: io e Martina Montini siamo in platea, parliamo direttamente al pubblico, invitandolo ad essere parte attiva dello spettacolo. Si ride, si gioca, si riflette… cosa possono volere di più?

Qual è il momento dello spettacolo che ti emoziona di più? Perché?
Questo spettacolo è un’altalena di emozioni, si cambia registro rapidamente. Si ride e nell’istante successivo ci si commuove. Mi emoziona molto quando ogni personaggio fra battute e risate afferma, con coraggio, la propria identità. Ognuno di loro tocca qualcosa di me e poter gridare forte la loro verità è molto coinvolgente. Un momento dello spettacolo che amo particolarmente è quando quest’uomo intollerante toglie la maschera e affronta le proprie paure. Questo spettacolo è anche il frutto di un lavoro personale, mio e degli autori, Lucilla Lupaioli e Alessandro Di Marco, sulle nostre intolleranza e sul desiderio di trasformarle in accettazione ed amore.

Chi è il fruitore ideale del tuo spettacolo? Perché?
Non c’è un fruitore ideale, siamo tutti un po’ stronzi e difesi verso gli altri. Abbiamo incontrato nelle varie città platee molto diverse: da ragazzi molto giovani a persone anziane. Da persone che hanno fatto della loro diversità un motivo di vita, ad altre che non ne riconoscono neanche l’esistenza. Ognuno di loro, in modo diverso, è stato coinvolto.

Il tema non è leggero: come lo affronterai per non appesantire il pubblico?
Lungi da me l’idea di appesantire o annoiare il pubblico. Il mio lavoro va in tutta altra direzione dalla noia. Parlare di “tema non leggero” mi sembra una cazzata! Noi affrontiamo il tema della diversità e delle difficoltà di integrazione con la commedia perché pensiamo che il miglior modo per raggiungere il cuore delle persone sia attraverso il sorriso. Il pubblico si diverte, ride, si commuove e spero possa riflettere.

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