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Interviste

Janet De Nardis: “Le donne dovrebbero imparare a fidarsi delle donne”

Janet De Nardis donna di successo, la Miranda Presley del nostro secolo. Creativa e innovativa al centro della sua vita la passione  per il cinema e per l’arte. La sua tenacia é tanto forte da riuscir a trascinare le nuove generazioni ad un mondo ancora nuovo e tutto da scoprire: il web inserito nel mondo televisivo e cinematografico.

Come ha scoperto questa sua vena artistica e quando ha capito che questa alla fine sarebbe stata la sua strada?
In realtà ancora non ho capito qual è la mia strada. Sto solo seguendo le opportunità che la vita mi offre. Da adolescente mi disperavo perché non avevo un sogno importante come chi da sempre sa di voler essere un’astronauta, un medico o una ballerina. Io amo tante cose, ma non riuscivo ad identificarmi in una sola. Alla fine ho capito: le persone come me devono seguire lo scorrere della vita senza opporre resistenza, bisogna avere fiducia e imparare il più possibile dalle esperienze per poi comporre il puzzle dando vita a nuove idee, creando nuove realtà, offrendo il nostro piccolo contributo.

Per una donna é molto difficile affermarsi nella propria carriera professionale, lei é l’eccezione e il grande esempio per molte donne che per vari motivi sono costrette ad abbandonare le proprie ambizioni. É stato difficile per lei affermarsi? Quale consiglio si sente di dare alle donne?
Prima di tutto di fidarsi di più delle donne, di fare squadra proprio come fanno gli uomini, ma a differenza di questi ultimi noi non facciamo cameratismo nelle trasferte lavorative per condividere le serate nei nightclub, noi siamo in grado di parlare di alta finanza per poi condividere la ricetta della nonna per un piatto che possa rendere felici mariti e figli. Siamo multitasking e capaci di pensare ai grandi sistemi accanto alle piccole necessità quotidiane che rendono piacevole questa vita.  Poi consiglio alle donne di non essere aggressive, di restare fedeli alla propria natura perché si ha molto più  successo se anche in ambito lavorativo, le attività vengono svolte con naturalezza, con grazia, con la rapidità fluida che contraddistingue il genere femminile. Quando le donne sono sicure della propria personalità conquistano anche l’interlocutore che lavora a proprio agio. Infine consiglio di essere generose, di condividere il proprio sapere, i propri contatti, di dare. So che in un mondo come quello che ci raccontano ogni giorno le TV e gli amici scontenti, i miei, non sembrano consigli “intelligenti”, ma la verità è che condividendo, anche se ovviamente arrivano le delusioni e qualche sgambetto, si è sempre ricambiati da qualcuno che ci darà possibilità che altrimenti non sarebbero mai arrivate.

Il Roma Web Fest é uno degli eventi più innovativi della capitale. Com’é nata l’idea di creare a Roma un festival sui prodotti webnativi?
È un’idea nata in un momento difficile in cui mi ero messa in ascolto. Era il 2012 e stavo lavorando molto meno rispetto al passato. L’andata di “veline” post Berlusconi aveva occupato gran parte dei pochi ruoli TV più interessanti per il mio profilo, il teatro come sappiamo è bellissimo, ma paga poco e bisogna pensare anche al conto in banca, e soprattutto sentivo che tutte le mie esperienze potevano farmi fare qualcosa di più stimolante, creativo. Sapevo che il web era l’universo da esplorare, ma avevo bisogno di un’idea. Mi sono messa in ascolto. Quando non lavoravo, viaggiavo, leggevo, pensavo. Frequentavo festival e mercati cinematografici, andavo ai convegni che esploravano il mondo del digitale e un giorno al TIFF in Canada è arrivata l’idea, chiara, nitida. Improvvisamente tutto si è definito e in poco meno di un anno ho ideato e programmato il Roma web fest in tutti i suoi aspetti con decine di patrocini e partnership frutto di molte porte a cui ho pazientemente bussato. Anche le porte che inizialmente erano chiuse nel tempo si sono spalancate.

Com’é cambiato in 4 anni questo festival?
Nella sostanza poco. Direi che è un festival nato con le idee chiare, mentre nella forma è cresciuto moltissimo e questo ci consente di dare opportunità sempre più importanti agli autori e a tutti i creativi che partecipano con le proprie opere. Quest’anno la presenza di Sky è fondamentale non solo in termini di visibilità, ma soprattutto per le possibilità di sviluppo dei progetti creativi a cui questo broadcaster è interessato. L’ingresso nella produzione del festival di Micromegas Comunicazione S.p.A è stato provvidenziale perché ha dato solidità all’evento, ma è importantissima anche la fiducia di aziende come Janssen, che ha scommesso su un progetto dedicato alla creatività di giovani autori internazionali, e di Poste italiane che punta su una comunicazione giovane e innovativa. Infine, nella crescita del festival è stato fondamentale l’appoggio del MIBACT che ha creduto nelle potenzialità dei Filmmaker italiani, della Roma Lazio film commission che ci ha sostenuto promuovendo anche il bando Movieland e della Regione Lazio. Un grazie speciale voglio dirigerlo ai 100Autori e alla SIAE  che hanno creduto nella possibilità di creare all’interno del festival un luogo di incontro tra autori italiani e internazionali.

Quali sono i problemi che può avere un festival come il suo con un grande pubblico?
Non parlerei mai di problemi, ma di occasioni mancate ogni volta che a causa delle troppe cose da fare in poco tempo e delle poche risorse a disposizione non si riesce a veicolare il messaggio che qualcosa di straordinario e impedibile sta accadendo dietro le nostre case.

Come ti vedi tra 5 anni e quali obiettivi vuoi raggiungere?
Ho smesso di vedermi nel futuro. Credo di avere una sfera magica difettosa che mi dà sempre notizie sbagliate. Ho imparato a fare un passetto alla volta dando il meglio di me e augurandomi semplicemente piccoli momenti di gioia accanto a chi amo e soddisfazione in quello che faccio. Per il resto sono sulla barca e seguo la corrente, fiduciosa.

Hai qualcuno che vorresti ringraziare, che ti ha sostenuto sempre in questi anni?
Delle grandi realtà ho già parlato e i ringraziamenti personali sarebbero troppi, ma sicuramente ringrazio tutti quelli che con passione hanno collaborato e collaborano anche oggi al festival, mentre nella vita in generale ringrazio i miei affetti, quelli che negli anni ci sono sempre stati, che mi hanno consolata, sostenuta e che hanno sdrammatizzato i momenti di empasse. Sono  grata per tutto il loro immenso e generoso amore.

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