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Massimo Ferrero: “Una vita al Massimo”

massimo ferrero - Massimo Ferrero: "Una vita al Massimo"

Massimo Ferrero, per tutti er Viperetta, di strada ne ha fatta tanta, sempre con irriducibile fantasia, con passione, orgoglio, purezza e geniale incoscienza, passando attraverso un’infinità di lavori fuori e dentro il mondo del cinema. Fino ad arrivare al sogno più pazzo e più bello: la Sampdoria, tanto amata che “mi ci volevo comprare una casa a Sampdoria, ma dice che non ci sono, che non è una città, ma io prima o poi la città di Sampdoria la fondo”. Una vita al Massimo, scritto con Alessandro Alciato, è un racconto sincero e divertentissimo, il film di un’esistenza incredibile, un inno alla gioia sfrenata in un mondo ossessionato dal politically correct, un dissacrante invito al carpe diem: perché “un libro si può riscrivere, un quadro si può ridipingere, ma il film della tua vita non si ripeterà mai più”.

Di questo suo nuovo libro, e di altro ancora, Massimo Ferrero ne parla a Lifestyleblog.it.

Cinema, calcio e adesso protagonista di un libro. Come nasce questa idea?
Già in precedenza, quando non ero ancora entrato nel mondo del calcio, mi era stato chiesto di raccontare in un libro la mia vita incredibile a gli occhi distratti di chi non mi conosce oppure il cinema visto da dietro le quinte, le grandi produzioni, i grandi attori, quella Roma capitale dell’arte che ho frequentato sin da bambino. Non ho mai avuto né la voglia né il tempo per farlo. Poi, un giorno, sono arrivate la Rizzoli e l’Alciato, mi hanno massacrato, inseguito, pedinato, corteggiato. Alciato me lo sono trovato ovunque, una rottura!, ma alla fine, anche se in poco tempo, ce l’abbiamo fatta. Non ho scritto tutto quello che potevo raccontare, di aneddoti ne ho a milioni, ho raccontato soprattutto l’infanzia, l’inseguimento alla realizzazione del sogno che si chiama cinema, poi – con un balzo spazio/tempo – abbiamo terminato il libro raccontando l’inizio alla Samp. Tutto il resto me lo sono tenuto nella testa. Chi vuole il mio secondo libro si faccia avanti!

“Una vita al Massimo” è il titolo del libro. Quale il suo segreto per viverla così?
Devo spararmi una posa? Semplicità, spontaneità, fame, voglia, velocità. Io non ho paura, me ne frego delle etichette. In quest’Italia del ‘tu non sai chi sono io’ gioco sempre per vincere senza maschere e lavorando senza tregua. Come diceva la mia povera nonna, ‘con poco si campa e con niente se muore…’.

Tre buoni motivi per acquistare e leggere “Una vita al Massimo”?
Per non farsi venire il mal di testa leggendo quelle biografie pettinate dove alla fine, come nei film western, vincono sempre e solo i buoni. Per sapere che, se hai voglia di fare, e quindi non hai nulla da temere, puoi fare, basta che ti muovi, che ti dai da fare. Per conoscere la storia vera, non romanzata, di un uomo vero, che sembra un romanzo.

Si leggono sempre meno libri soprattutto tra i giovani con l’avvento della tecnologia. E’ d’accordo?
Non possiamo chiedere ai giovani di essere vintage, come ai miei tempi non potevi chiedere a Ferrero giovane di essere quello che era già e che racconto nel libro. E’ vero, la tecnologia è meravigliosa, aiuta tutti, però siamo tutti un po’ rincoglioniti da sta’ tecnologia. Si va al ristorante e si vedono coppie che, tra una portata e l’altra, guardano il cellulare invece di guardarsi negli occhi. Una volta non avevamo i soldi per portare la ragazzina in trattoria, però sapevamo inventare un mondo che la faceva innamorare, e un bacio a fine serata si portava a casa. Questi, invece, che fanno? Se mandano un messaggio da una sedia all’altra o fanno l’amore via mail? Però, se è così, non bisogna urlare al lupo al lupo, bisogna trovare il modo di coinvolgere i giovani, di tirarli fuori dal loro guscio virtuale, di proporre a loro un mondo che non sia solo finanza, soldi di cioccolato e crisi di giù e crisi di sù, ma anche cultura, cinema, calcio. E con la quarta ‘c’, che è quella della fortuna, se Dio lo vuole, si possono fare delle cose belle e sane. Però si devono volere, con il cuore.

Cosa prova ad essere il Presidente più vulcanico e amato della Serie A?
Ma che vulcano e vulcano… Sono solo quello che sono, vivo il calcio tra la gente, non ho la papalina rossa, non sono istituzionale, me devo pure mettere sempre la cravatta… Però la Samp è un’azienda, sana e organizzata, in un anno abbiamo fatto un sacco di cose, non solo sul campo, con la squadra. Stiamo cercando di regalare a Genova lo stadio che merita con la gestione diretta del ‘Ferraris’, anche se io sono sempre per lo stadio sul mare, me daranno del matto, ma io lo sogno e… poi vedremo. Stiamo lavorando a Bogliasco per dare alla Sampdoria un centro sportivo moderno, comodo per la prima squadra, ma soprattutto funzionale per avere un settore giovanile all’avanguardia. Che sono, allora? Un vulcano o uno che lavora? Forse per questo me amano un po’ tutti.

Anche i social impazzano per Massimo Ferrero. Quale il suo rapporto?
Ogni tanto me sparo un tweet, per divertire la gente che mi segue, però non è un’ossessione, è uno strumento per comunicare con velocità, come piace a me.

L’estate è sinonimo di relax. Sarà così anche per lei?
Si riposano i morti. Io lavoro e, tra un lavoro e l’altro, mi godo Manuela e il magnifico Rocco, il mio principino di 2 anni che, a proposito di tecnologia, ne sa già più di me… .

Ha progettato una vacanza per “ricaricarsi” in vista della nuova stagione calcistica?
La vacanza è di chi se la canta, non di chi canta e porta la croce come faccio io.

Cosa pensa della sua Sampdoria che affronterà questo nuovo campionato di serie A?
Nella prima stagione sono stato un presidente osservatore. Adesso la festa è finita. Sti ragazzi e il mister devono correre correre e non mollare mai, devono darsi da fare, non sedersi sulle vittorie, nel finale della passata stagione mi hanno fatto arrabbiare, potevamo andare in Champions, altro che il mio amico Lotito, invece in primavera hanno fatto le belle addormentate nel bosco. E’ una questione di testa, di mentalità, ma non si compra al supermercato, per questo io li sprono, mi agito, non sto fermo, li presso. Stiamo costruendo una bella squadra, con calciatori importanti. Tutti aspettano la Samp di Ferrero al varco, ma non avranno il mio scalpo.

Obiettivi per il prossimo campionato?
Io dico sempre un punto in più del precedente altrimenti non arriva niente.

E’ più difficile scrivere un libro o essere presidente di un club di serie A?
E’ più difficile arrivare alla fine di sta’ intervista…

Dopo il cinema, il calcio e il libro, quali altre sorprese ci riserverà Massimo Ferrero?
Come canta il mio amico Baglioni, ‘che cos’è che ci fa andare avanti e dire che non è finita… strada facendo vedrai che non sei più da solo… ‘ perché c’è Massimo Ferrero!

Bruno Bellini
Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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