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domenica 24 Gennaio 2021

Fecondazione eterologa, ne parliamo con il professor Fabrizio Cerusico

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Per molti la legge 40 del 2004 è stata una legge contro le donne. Tante coppie italiane hanno vissuto un vero e proprio dramma ed oggi, finalmente, si può scegliere una struttura in Italia, convenzionata o privata, ed esaudire il proprio desiderio di diventare genitori. Ne parliamo con il professor Fabrizio Cerusico, un esperto del settore. “Adesso finalmente la fecondazione eterologa non e più vietata e tanti altri limiti sono stati eliminati”, chiarisce il dottor Cerusico, ginecologo del centro “Raprui” di Roma, diretto da sua moglie e collega Monica Antinori. La Corte Costituzionale, con una recente sentenza dello scorso aprile, ha dichiarato illegittima un’altra norma contenuta nella legge 40 del 2014, tra le disposizioni più contestate nella storia repubblicana, che vieta alle coppie fertili ma portatrici sane di geni malati l’accesso alla diagnosi di pre-impianto. Le coppie che hanno un figlio o un membro della famiglia con una malattia ereditaria e sono esse stesse ad alto rischio, hanno avuto a disposizione nel recente passato le seguenti alternative per ridurre il rischio: astenersi dall’avere bambini e optare per un’adozione, accettare il rischio, optare per l’uso di tecniche di procreazione medicalmente assistita utilizzando ovociti di un donatore o sottoporsi a diagnosi prenatale. Quindi fino al 2004 la diagnosi pre-impianto era richiesta dalle coppie fertili e in grado di avere un figlio naturalmente ma portatrici di malattie genetiche. La famigerata legge 40 ha poi vietato questa pratica dando la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita soltanto alle coppie coniugate infertili o sterili. Finalmente questa decisione della Consulta fa cadere l’ultimo bastione di una legge che ha avuto molti oppositori e che neppure il referendum del 2005, indetto per abrogarla, ebbe successo. Ma negli anni, prima i tribunali ordinari e poi la stessa Corte Costituzionale, l’hanno letteralmente smembrata. Hanno eliminato l’obbligo di impianto di massimo tre embrioni tutti insieme e poi, soprattutto, hanno rimosso il divieto di fecondazione eterologa contemplato nel primo articolo  della legge e che aveva creato non pochi problemi alle coppie italiane, costrette in molti casi a recarsi all’esterno, in uno dei paesi dell’Unione Europea per avere “legalmente” accesso a questa pratica. A rimettere la questione alla Consulta è stato, con due distinte ordinanze, il tribunale di Roma, nell’ambito di due procedimenti avviati da coppie che si sono viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi pre-impianto perché portatrici sane di gravi patologie genetiche. Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici abbiano bocciato il provvedimento. “La diagnosi prenatale – spiega Cerusico – permette l’identificazione di anomalie genetiche, entro le prime settimane di gravidanza, in coppie a rischio di trasmettere una malattia genetica alla prole. Diverse procedure prevedono il campionamento di cellule fetali, dalle quali verrà estratto il DNA per effettuare l’analisi di mutazione di specifici geni e la determinazione del cariotipo fetale”. L’obiettivo dunque è di evitare che i genitori trasmettano a un bambino malattie genetiche gravi, come la fibrosi cistica, l’emofilia e la talassemia. “Questa è stata una sentenza giusta – ha aggiunto Fabrizio Cerusico– perché sopprime un divieto assurdo che in maniera inspiegabile ha fino ad oggi negato alle coppie di poter affrontare la loro condizione di portatori di una malattia genetica, senza ricorrere ad una triste e crudele serie di aborti terapeutici a cui sarebbero state condannate”. Per quanto riguarda le cause di infertilità di coppia e le possibili soluzioni Il Dottor Cerusico precisa: “La specie umana non è di per se molto fertile e la probabilità di avere una gravidanza per una donna fino a 35 anni di età, non supera il 25% che decresce con l’avanzare dell’età dei partner e dai 40 anni in poi la percentuale non supera il 10% . È classificata come infertile la coppia che non ottiene un concepimento dopo aver avuto 12 mesi di rapporti liberi e non protetti. Decorso questo periodo le pazienti vengono sottoposte ad uno screening di base: al partner maschile viene esaminato il liquido seminale, alla partner femminile viene eseguito un monitoraggio dell’ovulazione con un ecografia possibilmente tridimensionale. Si procede con un pap test, per uno screening citologico e oncologico, infine si prescrive un esame tubarico”. Inoltre Cerusico, che insegna all’Università La Sapienza di Roma “Scienze Tecniche Mediche applicate” e “Patologia Ostetrica”, sottolinea che è importante uno stile di vita sano, un’alimentazione corretta e una buona attività motoria. “L’infertilità – chiosa il medico – a volte è causa anche di stili di vita errati. Il paziente deve mangiare bene e sano, non deve fare necessariamente diete drastiche. Un peso decente migliora la fertilità. Le abitudini insane vanno abolite. E se la gravidanza non arriva si può iniziare una terapia farmacologica e poi, eventualmente, passare alle tecniche di procreazione medicalmente assistita quali ICSI e IMSI o anche tecniche speciali come embryoscope”.

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