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Data center rispettosi dell’ambiente

Pochi giorni fa Fastweb ha inaugurato il suo nuovo data center a Milano. Per il progetto sono stati spesi 25 milioni di Euro, investimento che comprende anche la realizzazione nel prossimo anno di un altro data center gemello in centro Italia. Un buon investimento di certo, dal momento che il sito dispone di una capacità trasmissiva di 4 Tera con una potenza massima di 200mila GHz, caratteristiche che lo rendono il primo del suo genere in Italia e che gli ha permesso di essere premiato con la certificazione Tier IV dall’Istituto Uptime di New York. Basti pensare che in tutta Europa esistono altri 7 centri con questa certificazione e che se ne contano solamente 20 in tutto il mondo.

Questa classificazione valuta la qualità di un Data Center secondo quattro diversi livelli detti Tier, dove il Tier IV ha i requisiti più stringenti. Questi riguardano soprattutto l’aspetto tecnico delle performance, le misure di sicurezza per la protezione dei dati contenuti all’interno dei server, insieme ad altre caratteristiche che hanno a che fare con la sfera dell’impatto ambientale, come il consumo energetico (es. tipologia di raffreddamento, dispositivi di dissipazione del calore ecc.). Riguardo quest’ultimo punto, il data center di Fastweb fa parte del 6% di quelli meno inquinanti al mondo. Su questa scia “green” troviamo, sempre in Europa, anche l’immenso data center della società 1&1 che conta più di 70000 server in parallelo con alimentatori ad alta efficienza che garantiscono il 20% in meno di perdite di calore, con un risparmio di ben 30.000 tonnellate di CO2 all’anno.

Un’altra soluzione innovativa per tutelare l’ambiente dal punto di vista dei consumi energetici prodotti dai datacenter, è stata messa a punto dalla società tedesca Cloud&Heat. L’idea è tanto semplice quanto funzionale: tutto il calore generato dall’attività dei server del data center, che in condizioni normali andrebbe perso e riversato nell’ambiente, viene utilizzato per il riscaldamento e la produzione di acqua calda. L’offerta di Cloud&Heat è rivolta agli uffici e le aziende che in cambio dell’installazione di alcuni server presso le proprie sedi, potranno poi fare a meno della caldaia, acqua calda e riscaldamenti saranno infatti generati dagli stessi server.

Questa soluzione porta con sè anche alcuni inconvenienti, uno tra tutti, l’onere di far corrispondere la disponibilità di calore con la necessità reale: in altre parole non sempre la richiesta di riscaldamento/acqua calda coincide con l’attività dei server (e di conseguenza con la produzione di calore). Per risolvere questo problema la società sfrutta dei grossi serbatoi in cui accumulare l’acqua calda prima che venga effettivamente richiesta.

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