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Ancelotti – Allegri: sfida tra due grandi della panchina

allegri - Ancelotti - Allegri: sfida tra due grandi della panchina

 

Eccoci qua: tra poche ora arriverà per la Juventus la possibilità di tornare nell’Olimpo delle leggende del calcio. Servono però 90 minuti di perfezione calcistica, perché la sfida al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid è di quelle impossibili, come dimostrano anche le quote scommesse betfair.

Se tecnicamente le due squadre delineano una certa differenza, soprattutto nei singoli, la partita si giocherà, oltre che atleticamente e sul piano nervoso, soprattutto tatticamente. E qui entrano in gioco i due tecnici: Carlo Ancelotti, da una parte, Massimiliano Allegri, dall’altra. Proprio quel Carlo Ancelotti che 12 anni fa diede un forte dispiacere a tutti i tifosi bianconeri, sconfiggendo la Juventus ai calci di rigore nella finale dell’Old Trafford.

Max Allegri dal canto suo è già vincitore: sommerso da critiche e scetticismo per essere stato scelto per il dopo Conte alla Juventus, nessuno o quasi avrebbe pronosticato che la sua Juventus potesse essere a metà maggio in corsa per il Triplete, con lo scudetto già in tasca ed una finale di Coppa Italia da giocare.

Di fronte avrà Ancelotti, ex tecnico bianconero, mai amato dai tifosi per essere stato “artefice” di una rimonta subita. Il tecnico reggiano è un uomo molto pratico, concreto, mai troppo spettacolare, che al Milan giocava con quell’albero di Natale che tanto faceva arrabbiare il presidente Berlusconi, ma che lo ha portato in cima al mondo. Mai sopra le righe, l’allievo prediletto di Arrigo Sacchi è un’amante di Liedholm e della sua filosofia di calcio e di vita.

Passato contro presente, dunque, anche quando si parla di Massimiliano Allegri. L’allenatore di Livorno ha regalato al Milan uno scudetto, ma la fine del rapporto è stato a dir poco burrascoso, per via di un rapporto non troppo idilliaco con l’ambiente – sebbene va dato atto a Galliani di aver provato fino all’ultimo momento a trattenerlo a Milanello.

Se da una parte quindi c’è il grande Sacchi a fare da chioccia, il maestro di Allegri si chiama Galeone, un filosofo del bel calcio che stravedeva per lui sin dai tempi in cui calcava i campi e che provava a portare con se, qualsiasi panchina gli venisse offerta. Se Galeone amava lo spettacolo, il tecnico livornese è sempre andato dritto al risultato basando il suo calcio sul possesso palla senza frenesia e un gioco molto concreto fatto di pressing e verticalizzazioni improvvise.

Lontani sono ormai i tempi in cui Allegri veniva accolto a sassate sulla macchina al primo giorno di scuola a Vinovo. Ma il ct livornese, con calma e pazienza, proprio come il suo calcio, è arrivato lì dove l’amato Conte non era mai arrivato, regalando alla squadra quel quarto scudetto consecutivo che in pochi si aspettavano ad inizio stagione.

Allegri andrà al Bernabeu senza fare le barricate come qualche spagnolo sostiene e se qualcuno si mangia le mani per il gol fallito da Llorente al 90°, c’è chi dice che paradossalmente questo 2-1 darà alla Juve quella forza e quel coraggio di osare per portare a casa una storica finale, comunque non impossibile secondo i pronostici delle scommesse sul calcio di questo sito.

A differenza di Ancelotti, che in Europa ne ha viste di tutti i colori, dalle disfatte di La Coruña e Istanbul fino al trionfo dell’Old Trafford e Atene, Allegri calca questi campi da poco tempo non avendo mai avuto la possibilità di giocarsela realmente, avendo allenato un Milan dal livello tecnico nettamente al di sotto del suo normale blasone. Se Carletto oggi è Re Carlo, chissà il Conte Max cosa potrebbe diventare. Per ora a lui basta arrivare sul tetto d’Europa, il resto viene da se.

allegri

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