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Interviste

Caso Yara, intervista all’avvocato Cataldo Calabretta

E’ uno dei casi di cronaca nera più controversi e che ha più appassionato gli italiani. Per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, uccisa in un pomeriggio di novembre del 2010, da più di 10 mesi è in carcere Massimo Giuseppe Bossetti che, tuttavia, si dichiara innocente. Lifestyleblog.it ha incontrato l’avvocato Cataldo Calabretta, docente di Diritto dell’Informazione e opinionista televisivo che ha offerto la sua preziosa consulenza su questa intricata vicenda giudiziaria ricca di misteri e colpi si scena. Per la polizia scientifica non ci sono dubbi: Bossetti è “Ignoto 1”, in quanto sarebbe proprio suo il Dna trovato sugli slip e sui leggings di Yara, la possibilità che le tracce di Dna isolate non siano sue è una su 14 miliardi. L’indice di paternità dell’autista di Clusone Giuseppe Guerinoni con Bossetti è del 99,9 quasi periodico. Oggi, 27 aprile, si terrà l’udienza preliminare che verrà celebrata davanti a Ciro Iacomino, il gup di Bergamo chiamato a decidere sul rinvio a giudizio per omicidio aggravato e calunnia. “E’ probabile che Bossetti ribadirà, con dichiarazioni spontanee, la sua innocenza”, ci spiega l’avvocato Calabretta.

 

Avvocato Calabretta, ci illustra a che punto è giunto questo caso e quali sviluppi prevede?
Bossetti si dichiara innocente e ha tuttavia fornito un’alibi durante l’interrogatorio di garanzia. E’ opportuno precisare che vige in capo a Bossetti la presunzione di non colpevolezza, principio granitico del nostro ordinamento giuridico. Quel 26 novembre del 2010 ha detto di aver lavorato nel cantiere edile del cognato a Palazzago e subito dopo di essere rientrato a casa dalla sua famiglia. Dubbi ragionevoli ce ne sono molti circa la colpevolezza di Bossetti però non basta una traccia biologica a fare un colpevole, manca l’intero quadro investigativo. Non c’è il movente, manca la ricostruzione dell’omicidio, mancano “altre” prove della presenza di Bosetti sulla scena del crimine. Inoltre, sembrerebbe che la cella telefonica che aggancia l’utenza cellulare dell’indagato nei pressi della palestra di Yara  è la stessa che copre casa Bossetti. Anche se il pomeriggio dell’omicidio lui sceglie di percorrere la strada più lunga per tornare a casa e di passare proprio davanti la palestra di Yara. Però è molto difficile, senza una limpida ricostruzione investigativa, ovvero tale da non essere smontata dalla difesa, dimostrare che Bossetti in quelle ore stava uccidendo Yara e non si trovava, invece, nella sua abitazione. Il 16 giugno del 2014 Massimo Giuseppe Bossetti è stato arrestato con l’accusa di essere l’autore dell’omicidio di Yara e ben 5 giudici in questi 10 mesi gli hanno negato la scarcerazione. Ci sono ben 60 mila pagine di inchiesta. A seguito dell’udienza preliminare il rinvio a giudizio è quasi scontato considerati i “gravi indizi di colpevolezza” raccolti, quindi, molto probabilmente il processo si celebrerà entro il 2015 davanti una Corte d’Assise. Il difensore di Bossetti ha già anticipato che chiederà “il non luogo a procedere” e se questa richiesta non sarà accolta non sceglieranno il rito abbreviato e si andrà a dibattimento con il rito ordinario perché la difesa vuole dimostrare che questa inchiesta è piena di suggestioni e misteri.
Si è data molta importanza all’indagine scientifica (prova del DNA), secondo lei è stata una buona strategia ?
Non si tratta di fare una valutazione di merito circa il metodo utilizzato dagli inquirenti. Onestamente credo che sia stato corretto impostare le indagini in questo modo. Le indagini sono state complesse, lunghe e anche impegnative. Il pm Letizia Ruggeri ha lavorato alacremente e sono state analizzate 120 mila utenze telefoniche, 15 mila campioni di Dna e addirittura è stato ricostruito l’albero genealogico della famiglia Guerinoni fino al 1815. Vista la complessità delle indagine purtroppo sono stati commessi anche un paio di errori molto gravi. Mahamed Fikri, il piastrellista marocchino, è stato accusato e arrestato ingiustamente a causa di una telefonata mal interpretata. Il campione di Dna di Ester Arzuffi, la madre di Bossetti, è stato prelevato già nel 2012 ma per errore è stato comparato con quello della mamma di Yara e non con la traccia di Dna isolata sul corso della ragazza. L’accusa ha raccolto una mole di indizi e tra quelli più solidi vi è quello del DNA: quello di Bossetti è stato isolato sugli slip e sui leggins di Yara in corrispondenza di un taglio netto. La difesa di Bossetti sa perfettamente che se regge elemento del DNA gli altri volgono come conferma e così si punterà a scalfire questo pilastro dell’accusa. Nel DNA isolato c’è solo la componente nucleare di Bossetti ma manca quella mitocondriale (e c’è il DNA mitocondriale di Yara) ecco perché questa anomalia va spiegata durante il processo così come ha affermato l’avvocato Claudio Salvagni. Questa “anomalia” è stata definita una mostruosità scientifica originata da un errore che deve essere scoperto.
Un errore?
Si ritiene sia stato commesso un errore e per questo motivo i legali di Bossetti chiederanno che venga ripetuta la procedura dell’analisi; ma questa prova è irripetibile perché è stato consumato tutto il materiale biologico disponibile. La Corte d’assise dovrà prendere una decisione molto complicata: potrà nominare un super perito per riesaminare il lavoro fatto dai Ris di Parma.
Ma quali sono gli altri “gravi indizi di colpevolezza” che hanno autorizzato il Gip ha emanare la custodia cautelare in carcere ?
Il furgone bianco di Bossetti è stato ripreso dalle telecamere mentre gira attorno alla palestra da cui è scomparsa Yara, dalle 18 alle 18.50, per poi rispuntare prima delle 20 e sono stati esaminati oltre 2000 mezzi simili in tutto il Nord Italia e nessuno dei conducenti-proprietari era in quel pomeriggio a Brembate di Sopra. La difesa però ha sempre sostenuto che il furgone si vede bene solo in due immagini e che va dimostrato che sia proprio di Bossetti. E’ certo che Bossetti è passato una sola volta davanti la telecamera di via Caduti dell’Aeronautica e precisamente alle 18.35 e che sia ripassato dopo soli 39 secondi perché ha trovato la strada chiusa e ha invertito la marcia per raggiungere l’edicola di via Locatelli. Quello che viene inquadrato per ben quattro volte, secondo i legali, non è il furgone di Bossetti. Inoltre, interrogato più volte ha dato versioni differenti sui suoi spostamenti del 26 novembre del 2010. Di sicuro ha lascito il cantiere in cui lavorava intorno alle 14.30. Ha raccontato di essere stato dal commercialista, dal meccanico, dal fratello e all’edicola ma tutto ciò è stato smentito dalle verifiche. Insomma i binari paralleli di accusa e difesa si incroceranno al processo durante la fase dibattimentale. La difesa, tuttavia, dovrà contrastare l’accusa, per esempio, quando si solleverà la vicenda delle fibre ritrovate sui leggings e sul giubbotto di Yara; pare che siano identiche anche nei quattro colori a quelle dei sedili del furgone di Bossetti e poi dovrà spiegare il contenuto della telefonata che Bossetti fece alla mamma Ester Azzuffi quando fu ritrovato il corpo senza vita di Yara.
A proposito la madre del presunto assassino, inoltre, nega di aver avuto una relazione con l’autista Giuseppe Guerinoni dalla quale sono nati i suoi gemelli…
Si, nega e afferma che la scienza ha sbagliato. Ha dichiarato solo di conoscere Guerinoni, per lei era solo un amico di famiglia e soprattutto difende suo figlio precisando che se avesse avuto qualche sospetto avrebbe lei stessa denunciato.
cataldo-calabretta
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Bruno Bellini
Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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