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sabato 23 Gennaio 2021

Raf: “L’amore? Puoi scriverlo in infiniti modi”

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

SANREMO – Al Festival di Sanremo con “Come una Favola”. Raf si ripresenta alla kermesse sanremese con un discorso musicale nuovo. Una canzone che rispecchia la sensibilità di Raf, un brano che parla d’amore, sentimento potente e forte.

Come continui ad avere ispirazione dall’amore?
La canzone d’amore è sempre esistita nella canzone popolare. Ha sempre avuto un ruolo importantissimo, quando ero adolescente sembrava ci fosse più attenzione verso la canzone impegnata, mentre quella d’amore era bistrattata. Nel Sanremo del passato, la parola amore era quasi innominabile altrimenti era tacciata di banalità. Per fortuna in altri paesi, dove è nata la musica che oggi ascoltiamo e da cui traiamo spunto, questa cosa non c’è stata. Ha un valore enorme la canzone d’amore. Utilizzo sonorità internazionali con scrittura di testi che sono come frame di un film, da mettere insieme nell’arco di tre minuti per cercare di raccontare una storia. Storie che riguardano tutti. Questo con ricerca filologica accurata. Il concetto è che l’amore puoi scriverlo in infiniti modi.

Cosa resterà di questi anni ‘80 e come ti senti oggi a distanza di tempo sul palco dell’Ariston?
Non mi aspettavo questa domanda su cosa resterà… (sorride, ndr). Mi auguro che, della mia carriera, restino le canzoni… Non solo quelle che il pubblico conosce. Non solo canzoni di amore ma anche di problematiche sociali o altro ancora.

Cosa ti ha spinto a tornare a Sanremo?
Le motivazioni sono diverse. Oggi il Festival ha una valenza diversa, nell’epoca dei talent il palcoscenico del dell’Ariston è diventata l’unica alternativa popolare. Per chi promuove i dischi gli spazi non sono cosi tanti. Un altro motivo è il fatto che presenta Carlo Conti, amico dai tempi di Firenze. Continuiamo ad essere tifosi della stessa squadra, abbiamo molte cose in comune. Una persona che mi dava fiducia e mi ha fatto capire che sarebbe stata un’occasione utile.

Come è cambiato il Festival in questi anni?
Il Festival, ho sentito dire, che va di pari passo con quello che succede in Italia. Se guardiamo la storia del Festival puoi trovare delle similitudini con quello che era la società del periodo. Adesso nell’era dei talent gli autori hanno dovuto renderlo più talent. I talent fanno ascolti e il Festival deve fare ascolti. Per questo hanno cercato di adattare la formula a quella dei talent. Mi auguro non ci siano contestazioni, non gioverebbero perché Sanremo ha un ruolo di intrattenere piacevolmente le persone. Non deve essere di notizia a tutti i costi, senza cose eclatanti. Conosciamo benissimo la situazione del nostro paese e non c’è bisogno di introdurre elementi di tristezza nell’intrattenimento. La gente ne ha abbastanza.

Quanto è importante Sanremo per chi si ripropone dopo anni?
Non so quali rischi possano esserci. Siamo in un epoca in cui ci si può permettere un passo falso, come ad esempio sbagliare una performance e poi uscire con un disco bello e convincente con contenuti di successo che fanno dimenticare tutto. Non sopportavo che anni fa, a Sanremo, ci fosse troppa tensione addosso, come se la tua vita fosse in gioco su quel palco. Ma non è cosi. Non c’è bisogno di mettere in discussione tutta una carriera.

Se avessi vent’anni, il talent potrebbe essere un trampolino per te?
D’istinto direi di no. Romina ha detto ieri una cosa bella, ovvero che con la musica e le canzoni non si gareggia. Io le gare le faccio in altri ambiti come quando gioco a calcetto con amici. Non mi è mai venuto in mente. Faccio musica perché mi piace. Visto che sono a Sanremo dopo 24 anni, però, mai dire mai.

Cosa pensi della prima serata?
E’difficile esprimere un giudizio. Ci si vuole tutti bene, non è una questione di buonismo. Sono uno dei più “anziani” del Festival, per cui noto che tutti mi vogliono un gran bene. Quindi trovo che la media delle canzoni sia leggera, pop. Non c’è niente di banale. Mi sono piaciute tutte le canzoni con qualche preferenza: trovo bella quella di Malika Ayane. Anche quelle in fascia rischio mi sono piaciute.

La metamorfosi in ambito musicale è la tua caratteristica… Cosa ti spinge in questa continua ricerca?
La musica leggera è bellissima perché offre la possibilità di sperimentare. In pochi lo colgono. Bisogna cogliere immediatezza, semplicità e suono del testo. Bisogna poi accoppiarlo alla musica per un giudizio definitivo. Da quando ho iniziato a fare musica leggera, provenendo da punk e rock, ho deciso di introdurre elementi musicali che si attingono da altre cose. A me piace molto l’elettro-pop di inizio anni 80.

Con chi vorresti duettare?
Mi ha chiamato prima di Sanremo il produttore di Annalisa per una partecipazione nel suo disco. Dopo Sanremo correrò per finire il mio album e sono abbastanza “incasinato”. Ho dovuto dire di no ma mi sarebbe piaciuto partecipare a questa collaborazione con lei. Farei collaborazioni anche subito, ce lo siamo detti io e Nek, poi l’altra sera con Moreno … Perché no? Ne varrebbe la pena.

raf

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