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mercoledì 27 Gennaio 2021

Marco Selvaggio: “Fare musica? È comporre, scrivere, sognare”

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

MARCO SELVAGGIO, poliedrico percussionista, nasce a Catania il 7 ottobre 1983 e sin da piccolo si avvicina al mondo della musica. In costante ricerca creativa, Marco utilizza con maestria molti strumenti percussivi come il KRIN e i TAMBURI BASSI della tradizione musicale africana (KENKENI, SANGBAN, DOUNDUNBÀ) e il DIDJERIDOO della musica tradizionale australiana, con cui sperimenta il suono in tutte le sue sfumature. In particolare Marco approfondisce lo studio dell’HANG, uno degli strumenti più rari al mondo di origine svizzera, di cui esistono poco più di 10.000 esemplari. Lifestyleblog.it lo ha intervistato in occasione dell’uscita del nuovo singolo.

Il tuo nuovo singolo “The Eternal Dreamer”. Di cosa parla?
“I’m gonna be beautiful, when you look at me, I’m gonna be beautiful, an eternal dreamer you will see”  The Eternal Dreamer è la canzone che rappresenta pienamente l’album e me stesso. E’ una di quelle canzoni che forse si scrivono una volta sola nella vita. Ha con se la carica di un sognatore che guarda in cielo con i piedi per terra. Sa bene che gli potrà cadere un giorno il mondo addosso ma ha la forza di non cadere mai sulle proprie ginocchia per andare verso l’amore incondizionato e per il raggiungimento del suo sogno. L’arrangiamento è molto delicato e l’hang appare e scompare tra le calde note della voce di Daniel Martin Moore. Lui l’ho conosciuto online e mi ha subito colpito per la particolarità della sua voce! Calda, soffice, dolce ma anche nostalgica e malinconica! Le sensazioni che maggiormente mi appartengono! Ho scritto musica e testi di “The Eternal Dreamer” circa un annetto fa e credo che Daniel Martin Moore abbia interpretato la canzone in maniera. Devo dire che son legato a The Eternal Dreamer in maniera davvero particolare, quasi viscerale, così come alla mia Sicilia.

Cosa ti ha spinto a farti affiancare da voci importanti?
Ho ascoltato moltissime voci per far interpretare le mie canzoni (io non canto, son davvero stonato, anche se mi sarebbe piaciuto molto) e al disco collaborano cantanti di tutto rispetto! Da Daniel Martin Moore, come ho accennato prima, ad Anne Ducros (che ha inciso con Battiato) e canterà l’unica canzone in francese dell’album, a The Niro che arriva fresco fresco dall’ultimo Sanremo, a Dan Davidson leader del gruppo canadese Tupelo Honey che sta andando fortissimo in Canada, a Sidsel Ben Semmane dalla Danimarca la quale ha partecipato all’Eurovision alcuni anni fa e che lavora continuamente a molti progetti, a Haydn Cox da Londra che stimo moltissimo (basta pensare che ha cantato 3 diverse canzoni del disco e scegliere Moonlight alla fine non è stato semplice, erano tutte bellissime) e Hazel Tratt dall’Inghilterra che ha un timbro vocale molto particolare e che personalmente adoro. Le voci sono un punto di forza all’interno del disco e chiaramente aiutano a promuoverlo in quanto gli interpreti sono già affermati nei relativi paesi. La ricerca delle voci effettuata sia personalmente che grazie alle due titolari della casa discografica Waterbirds, Nica Midulla e Simona Virlinzi, non è stata affatto semplice, ma i nostri sforzi son stati pienamente ripagati e siamo pienamente soddisfatti di questo progetto. Tra l’altro, ci tengo sempre a precisarlo, non sono solo stato affiancato da grandi voci nella realizzazione del disco, ma anche dal compositore Giuliano Fondacaro (il quale ha scritto due musiche all’interno del disco e collaborato ad altre due insieme a me) e dal produttore artistico, nonché fonico e arrangiatore, Toni Carbone con i quali ho condiviso molto del tempo trascorso in studio. Un’altra bellissima amicizia e collaborazione artistica è nata anche con l’illustratrice Valentina Indelicato la quale ha dato una veste grafica sognante a questo progetto. Sono opera sua le copertine, le locandine e il libretto dell’album. Racconta una storia e sono illustrazioni che personalmente trovo fantastiche. Mi sono innamorato dei suoi disegni tempo fa ed una volta incontrati ha sposato anche lei questa bellissima causa.

Singolo che anticipa il nuovo album… Puoi darci qualche anticipazione in merito a questo progetto discografico?
The Eternal Dreamer è un album pop molto sognante! Lo strumento cardine del disco è chiaramente l’hang, e in questo siamo stati un po’ pionieri dato che nella musica pop non si riscontrano ancora produzioni con l’utilizzo dell’hang, o perlomeno saranno davvero pochissime o a noi sconosciute. Il disco affronta principalmente il tema della vita, del sogno e dell’amore visto da diversi punti di vista e prospettive. Ci sono molte metafore nei miei testi che possono anche essere interpretate in base alle proprie sensazioni! Il disco, inoltre, ha un forte respiro internazionale e mi auguro insieme ai produttori che possa uscire fuori dall’Italia. L’album è composto da 3 tracce strumentali, 6 tracce in lingua inglese ed una in lingua francese e devo dire che scorre velocemente.

Parlaci anche dell’Hang…
L’hang è oggi considerato lo strumento più raro al mondo poiché prodotto artigianalmente in Svizzera. Non è semplice spiegare da cosa nasca la passione per questo strumento! Io dico sempre che è stata serendipità! Il termine serendipità indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Io non cercavo l’hang, mi è semplicemente capitato davanti un suonatore dell’est d’Europa mentre cercavo un locale di Roma per Trastevere! Da lì è iniziata la sfrenata ricerca per lo strumento e l’amore folle per lo stesso che mi ha portato oggi a suonare e comporre tante musiche e canzoni e che al tempo stesso mi tiene incollato 4 ore al giorno, o meglio a notte, sullo stesso. È uno strumento incredibile che riesce ad evocare sensazioni mistiche. È quasi ipnotico ed è difficile separarsene. Non è semplice descriverlo, io dico sempre che se la magia è presente nella musica, per quanto mi riguarda, è dentro questo scrigno di metallo chiamato Hang.

Fare musica oggi è un’impresa ardua?
Sicuramente si. Fare musica nasce da una forte passione, da un amore viscerale, da follie notturne, da estati insonni a guardare le stelle, da inverni tra vino e camino, da pomeriggi seduti su uno scoglio a guardare il mare, da amori infranti e sogni futuri, dall’amicizia più vera e dai sorrisi. Tutto ciò va rapportato alla realtà. Ci son diversi motivi che spingono le persone a far musica. Motivi nobili e motivi meno nobili. È un’impresa ardua far musica, guadagnare e, dunque, vivere di musica. Il mercato discografico è chiaramente in forte crisi. Ma far musica, in fin dei conti, non è questo. È comporre, scrivere, sognare, sedersi con un hang, chitarra o pianoforte che sia, ed iniziare a suonare e far musica! Quella vera! Quella tra sudore e sacrifici. Per questo non c’è bisogno di molto. Ed è per questo che vale sempre la pena provare. Da una forte passione, da questo grande amore, possono sempre nascere grandi cose come niente. Ma è il cammino che vale sempre la pena vivere.

Quali i tuoi prossimi impegni e progetti futuri?
L’album è il progetto futuro! In fin dei conti deve ancora uscire e devo fare i conti con tutto ciò che porterà! Non vedo l’ora di suonarlo dal vivo. Il 25 novembre suonerò al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, un evento al quale parteciperà anche Arisa e in cui suonerò due brani strumentali dell’album. L’11 dicembre invece presenteremo il disco in concerto al Centro ZO di Catania insieme ai miei musicisti e a 4 cantanti dei 7 presenti nel disco che verranno da Parigi, Londra e Roma. Al tempo stesso non mi tirerò indietro di fronte alle nuove collaborazioni che mi si presenteranno davanti. Son sempre attivo e pronto a registrare e suonare. La musica è la mia sana droga.

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