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Le ansie d’amore ai tempi di Whatsapp

Patrizia Mastrilli

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Da Patty from the Blog una nuova analisi su “Le ansie d’amore ai tempi di Whatsapp” per i lettori di Lifestyleblog.it.

In questi giorni mi sto chiedendo se fosse peggio l’amore ai tempi del colera o l’amore ai tempi di whatsapp. O il colera ai tempi di whatsapp, o forse whatsapp ai tempi del colera (Maccio Capatonda dixit). Calcolando le ansie forse la spunta whatsapp, in tutti i sensi.

Ci pensa infatti l’ultima genialata di whatsapp ad aumentare lo stato ansiogeno dell’utilizzatore medio, specialmente femminile e nevrastenico, di whatsapp: la spunta blu alla lettura del messaggio.

spunta-1Io mi domando e dico, non bastava quella alla ricezione, no serviva anche quella alla lettura. Sembra però che si siano accorti della megalomane cazzata e stiano offrendo la possibilità di toglierla. Avranno forse notato un aumento delle vendite di Lexotan?

Whatsapp non ci abbandona mai, sono finiti i bei tempi in cui si chattava solo da casa con una serie infinite di emoticons che ti scambiavi #comesenoncifosseundomani e che bastavano a dirsi tutto, se dovessimo rileggere alcune vecchie conversazioni sarebbero a volte solo una lunga serie di emoticons. Ormai si chatta ovunque ma diciamolo, le emoticons non sono più fighe come una volta, una serie di omini sfigatini, abiti che nemmeno Barbie Stracciona metterebbe, non esiste poi un motorino ma c’è una cacca con occhi e bocca, sicuramente più utile.

Whatsapp è un po’ la versione digitale della vicina di casa impicciona: sa dove sei, cosa fai, se stai scrivendo: no way out!

Quando le amiche non ci rispondono partono le paranoie, sono 13 minuti e 22 secondi che non si collega, deve esserci qualcosa che non va, dovrei chiamarla? Ancora nemmeno un’immagine stupida, questo è un brutto segno. La chiami e realizzi che ogni tanto in bagno, almeno lei, ci va ancora senza smartphone, quindi ti rassereni ma le intimi di non farlo mai più!

Una volta prima di un appuntamento si andava in ansia per il rossetto sui denti, per una pianta di prezzemolo incastrata nell’incisivo, per l’alito zuppa di porri che tua nonna ti aveva praticamente costretto ad assaggiare. Ora l’ansia incomincia ancora prima: direttamente su whatsapp. Dovete uscire, è tutto concordato ma lui si mette online e digita proprio a 10 minuti dall’appuntamento. Cosa vuole ora? Sta per paccarmi? Dannazione lo sapevo, avrei potuto risparmiare sulla ceretta e su quel reggipoppe così carino che mi è costato quasi tutta la tredicesima.

Se parliamo quindi dell’amore ai tempi di whatsapp è finita. Non basterebbe una damigiana di Lexotan a placare le ansie per le conversazioni con il nostro fidanzato o con quel topolone che ci piace.

Et voilà una serie di tipiche situazioni ansiogene su whatsapp.

Ha visualizzato (ora possiamo dire ha letto) e non ha risposto. Cooooosaaaa?! Ecco che la faccia si trasforma in quella del Grinch: verde di rabbia e con espressione mista tra l’allibito e il disappointed. Perchè si è collegato ma non si è degnato di rispondere? Un attimo che ricontrollo se ho scritto come Luca Giurato oppure ho azzardato una battuta alla Marzullo. Mmm sembra tutto regolare, ho messo le acca, gli apostrofi e le battute sono effettivamente passabili, eppure lo st****o non sta rispondendo. Spero per lui che il criceto di sua sorella gli abbia rosicchiato tutte le dita, altrimenti non ci sono scuse e gliele farò rosicchiare al più presto. Niente da fare, proviamo a immaginare scenari che alla Pixar ci assumerebbero a tempo intederminato, ma alla fine la disperazione prende il sopravvento e nemmeno i nostri amici Ciocco e Lato potranno risollevarci per quella misteriosa mancata risposta. Passeranno giorni e noi ci loggheremo nella speranza che mostri un segnale, chiaramente prima di aver controllato tutti i giornali e aver lanciato un appello in diretta a “Chi l’ha visto?”.

d4090È collegato ma non risponde. Online. Una parola. Basta quella per farci sperare che da un momento all’altro digiterà qualcosa, dai, lo so che vuoi scrivermi! Invece nada, il tempo passa, lui resta online ma non si degna di rispondere. Tu resti altrettanto a lungo online, imposti lo screensaver di 8 ore, giusto per essere sicura. Niente nemmeno dopo le 8 ore lui si degna di scriverti anche solo un ok di risposta magari a tre conversazioni fa, allora è in quel momento che i buoni propositi si svampano e iniziano a piovere insulti in tutte le lingue che sai e anche quelle che non sai, così non dovrai chiedere la grazia plenaria per aver superato la soglia massima di parolacce consentite dal cattolicesimo. Con chi diavolo sta parlando? Perchè non si degna di dare cenni di vita? Dovevo capirlo subito che era una testa di banana split.

Digita, cancella, ridigita. Le ipotesi sono due: o stiamo chattando con un futuro premio Nobel per la letteratura oppure con un logorroico che nemmeno Furio di Bianco Rosso e Verdone. L’attesa si fa snervante, iniziate a immaginarvi qualsiasi tipo di risposta possibile, iniziate a rosicchiare junk food come Papà Castoro, fate in tempo a vedere tutte le serie di Breaking Bad in lingua originale e a scaricare quella nuova in uscita, riuscite a ridipingere la vostra soffitta e quella di vostra cognata e lui sta ancora digitando. Pensate anche che forse è arrivato il momento in cui vi dichiarerà il suo amore infinito o vi ribadirà quanto vi ama cercando le parole più giuste, invece ecco che arriva il suo messaggio di risposta: ok, ciao. Ditemi voi cosa c’è più di irritante? A parte la suocera che vi ispeziona gli armadi o un hotel senza wifi nel 2014. Santo cielo, passi che sei un uomo e magari a volte mettere insieme più di due parole di senso compiuto può risultare difficile come scalare l’Everest in infradito, ma per Giove un minimo impegno per le nostre tre righe di messaggio, almeno non farmi attendere come la fila dei prelievi alle 8 di mattina!

Sei parte di un gruppo su whatsapp e aspetti una sua risposta. The end. Game over. La tua esistenza è finita, continueranno ad arrivarti notifiche, suoni, foto stupide. Diciamolo i gruppi in fondo sono divertenti a patto che il gruppo sia fatto da amici idioti quanto noi, ma in ogni caso lo diventa comunque un po’ meno quando sarai in meeting con il cliente da 12milioni di euro, durante X-Factor ma SOPRATTUTTO quando stai aspettando una dannatissima risposta dal ragazzo che hai finalmente rimorchiato. Scenario tipico: hai scritto al ragazzo che ti piace, dopo poco notifica uno, notifica due, notifica tre, chi offre di più?! Oddio se scatta la quarta sono certa che è amore. Non importa che tu sia in bagno, in camera iperbarica, nella doccia solare, nel mezzo di un’otturazione, dovrai visualizzare quei messaggi perchè senti che è sicuramente lui. Epic fail, ecco che dopo tutte le fatiche scopri che lui non fa l’accesso da due ore e che invece quel gruppo che pensavi ormai fosse morto e sepolto è rinato dalle ceneri come l’Araba Fenice. No words.

Insomma whatsapp sarà anche gratis, pratico e innovativo ma provoca stati ansiogeni peggio di Scarface e poi ci segue ovunque. Come se non bastasse ci pensa già di per sé lo smartphone a crearne abbastanza, non so voi ma io ho una relazione talmente ossessiva/compulsiva con il mio iPhone che mi capita di cercarlo mentre ce l’ho in mano o di sentirlo suonare anche se è su silenzioso. Non aggiungo altro, è una situazione abbastanza inquietante così. Dovrebbero creare centri di disintossicazione da digital device e social network, o forse basterebbe rimettere tutte le app a pagamento come i vecchi cari messaggi.

Tornando a whatsapp, in amore nel 2014 vince ancora chi fugge ma stravince chi non risponde su whatsapp. In fondo l’amore non è bello se non è whatsapparello. #sapevatelo

Bisous,

PFTB

Ho 28 anni ma non li dimostro, infatti nei locali mi chiedono ancora la carta d'identità per gli alcolici. Sono una Pendolare Milanese sull'orlo di una crisi di nervi. Su Linkedin si dice che io sia Account Manager, quella roba lì per nativi digitali impossibile da spiegare ai genitori. Non posso fare a meno di tutto ciò che è Social, della Pizza al prosciutto e dei Libri, che ormai incurvano le mensole di casa e allentano i manici delle borsette. Spotify sempre acceso mentre scrivo e sogno una vita nella Parigi bene. Magari in una maison di mattoncini LEGO che si affacci direttamente sulla Senna.

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