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mercoledì 27 Gennaio 2021

Giovanni Teodori: “A Pechino ci tornerei con la donna che amo”

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In tutte le storie c’è un inizio, un qualcuno che anche inconsapevolmente sdogana determinate condotte. Gioco forza sia lecito pensare che la vera idea legata ai personaggi “cattivi” o presentati come tali (il che fa di certo una grande differenza) sia venuta osservando l’aplomb e la studiata “distanza emotiva” di Giovanni Teodori in coppia assieme a Costantino ( prontamente ribattezzato Costa ) apprezzato concorrente lo scorso anno del reality On the Road “Pechino Express”. Fratelli a mio avviso precursori dell’attuale formazione esplicitata dagli schermi di Rai Due. Sono passati 12 mesi da quell’avventura che ha portato una buona dose di notorietà ai due, immediatamente toltisi con dovizia al conseguente tritacarne mediatico. L’esposizione perenne non paga e ci si ritrova vittime di un cliché dentro una sterile coazione a ripetere. Veniamo al presente ed alle tante domande che sgorgano spontanee nel simpatico faccia a faccia con noi di Lifestyleblog.it.

Ciao Giovanni, leviamoci il peso e rivelaci le impressioni sulla nuova edizione di “Pechino”.

Lo show è sempre molto godibile e divertente: una miscela ben confezionata tra intrattenimento ludico e approfondimento culturale. Di anno in anno sono le percentuali di questi due ingredienti che variano: mi sembra che in questa edizione si sia puntato più sul primo. Vedo meno ingenuità e naturalezza nel cast. Ci sono più comici ed esperti professionisti dello spettacolo avvezzi all’intrattenimento, rispetto all’anno scorso. Penso a fratelli, cougar, sposini e soprattutto coinquilini. Nell’edizione dell’anno scorso c’erano ben due coppie di persone non famose che sono andate avanti per tutto il programma: noi e i laureati; ma anche le altre coppie vip mi sembravano meno impostate, avevano meno padronanza del mezzo televisivo ed avevano reazioni e atteggiamenti un pizzico più naturali. Ma questo è normale, il format è lo stesso ma ha un anno di esposizione mediatica in più. La scelta di puntare sullo spettacolo la capisco. Parliamo di un programma in prima serata per un pubblico molto trasversale.

Alcuni concorrenti degli scorsi anni, hanno dato voti e giudizi ai giocatori, vogliamo dire la nostra limitandola alle seguenti coppie?

 “Le Cougar” Eva Grimaldi ed amica: Mi sono molto divertito lunedì sera a vedere le avances delle due a un driver malesiano a cui promettevano “qualcosa che non dimenticherai mai”. Molto furbe e autoironiche. Coppia senza dubbio bene assortita. Gattone.

“I Coreografi” Alessandra Celentano ed amico: Sono la prima coppia per cui ho avuto simpatia, soprattutto per Corrado Giordani. Due persone civili che si esprimono bene e si prendono il lusso di dire sinceramente quello che provano. Più stile 2013 che 2014 come coppia. Veri.

 “Gli Sposini” La Pina e marito: Non mi dispiacciono e ci hanno regalato momenti esilaranti, come quel passaggio in Birmania preso da un pittoresco “big boss” locale, vero momento cult. Se devo muovere un appunto dico che a volte indulgono in un buonismo un filo populista.

“I Coinquilini”: Due selvaggi (per me questo aggettivo non ha solo connotazioni negative). Li ami e/o li odi. Nati per dividere. Apprezzo la loro vena di follia. Altre volte li trovo stomachevoli. Appunto. La fascinazione corre sul filo dell’orrido…

In apertura ho scritto come te e Costantino abbiate ispirato gli autori per l’attuale edizione permettendo loro di creare “le cattive”, presentandole immediatamente in tal modo e lasciando allo spettatore il gusto di scoprire quanto in realtà siano simpatiche, colte e perspicaci. Cosa appunto già accaduta, foste inizialmente osteggiati ma nel corso delle puntate diventaste protagonisti di molteplici spensierati episodi. Ti piacciono Angelina e Antonella?

Le “cattive” mi sembrano in realtà tutt’altro che cattive. Questo è evidente a chiunque sappia leggere (ma neanche troppo) tra le righe. Come era evidente l’anno scorso quando si trattava di me e mio fratello. Trovo che Angelina assomigli abbastanza a Costantino della Gherardesca: hanno uno humour piuttosto simile.

Tipico del format continuare a proporre partecipanti alle prese con i disastri della lingua inglese, voi invece, indenni alle critiche, passaste l’esame della rete. Consideri prioritario l’apporto di una lingua straniera? Se non sbaglio ne parli correntemente due oltre la nostra. E cosa consigli ad un giovane in procinto di abbandonare l’Italia conoscendo solo l’italiano ?

In realtà al di là degli esilaranti strafalcioni di molti dei concorrenti siamo un popolo che bene o male riesce a farsi capire ovunque. Questa è una caratteristica di noi italiani che apprezzo molto. Al di là di questo, parlare una o più lingue è un indispensabile arricchimento: in primis umano, ma anche professionale. Io me la cavo bene con l’inglese e con il tedesco, che ho imparato a Berlino, dove ho vissuto dal 2011 al 2013. Ero partito con l’idea di vincere un dottorato grazie alla mia pubblicazione e invece ho trovato lavoro come barman. Non ho aggiunto grosse tacche al mio cv ma ho imparato una lingua.  A un ragazzo che vuole lasciare l’Italia parlando solo italiano consiglio di imparare bene l’inglese, altrimenti verrà assunto solo nella cucina di una pizzeria italiana e non capirà molto del paese che lo ospita. In ogni caso andare via è una scelta difficile, dolorosa, ma in molti casi necessaria. Resto dell’idea che se ci fossero le opportunità che meritiamo l’Italia sarebbe ancora un gran bel posto dove vivere. Al netto di pregi e difetti. A chi parte dico di soppesare bene i pro e i contro e  di ricordarsi sempre che il posto perfetto non esiste, anche se è facile illudersi di averlo trovato.

Sempre Magnolia nel 2011 creò una squadra composta da parenti dei famosi per l’Isola numero otto. Avresti mai partecipato a quel programma ti avessero cercato e in generale quanto costa essere “strumentalizzato” in virtù di una stretta consanguineità onde ritagliarsi un giusto spazio d’attenzione ?

Non credo che avrei accettato di fare l’isola come parente stretto di un personaggio noto. Non mi ci vedo per settimane su un isola grande come due campi di calcio a spaccare noci di cocco. Troppo statica come situazione. Non fa per me. Ho accettato di fare Pechino perché amo i viaggi on the road e l’avventura e perché sono sempre stato affascinato dalla dimensione “epica” del viaggio umano. E perché è veramente un programma in cui hai una possibilità unica di calarti in mondi “altri”, ma anche di capire in presa diretta cos’è la globalizzazione. Il tema della seconda domanda è un tema delicato: ovviamente partecipando a format del genere non come persona nota,  ti dai un po’ in pasto, vieni strumentalizzato, ti esponi a “colpi bassi”, critiche varie, ma soprattutto metti sulla piazza le tue emozioni e reazioni più istintive, i tuoi pregi e difetti. Serve una forza mentale non indifferente per superare indenni tutto ciò e serve saper riequilibrare il contraccolpo che una notorietà improvvisa ma anche effimera può avere sulla tua vita reale e sulla percezione che hai di te. Credo tutto sommato di essermela cavata bene nel fare ciò.

Nelle sperimentazioni pregresse compiute c’è anche l’autorato tv di diverse trasmissioni, trovi indispensabile comunicare attraverso il mezzo televisivo e quale fascino esercita ?

Autorato mi sembra un parolone! Ho fatto il programmista regista a Raisat-extra. La regista del programma per il quale collaboravo mi spediva negli archivi Rai a trovare materiale televisivo su un determinato argomento, che poteva essere la tv satirica degli anni 80 come l’american dream. Io trovavo il materiale che serviva, mediante lunghe immersioni nelle archivi Rai, creavo un pre-montato e lo spedivo alla regista che ne estraeva il necessario per la puntata. In più mi occupavo di effettuare le interviste in esterna. Una bellissima esperienza che vorrei proseguire. Sono sempre stato attratto dalla rappresentazione e dalla creazione di mondi. E la televisione è rappresentazione. Mi piacerebbe molto lavorare come autore-redattore in una casa di produzione.

Ci racconti il percorso di studi e di vita affrontato fino ad oggi?

Son nato a Verona e  cresciuto a Roma. Son cresciuto in una famiglia particolare ma anche molto normale. Non ho infatti mai visto mia madre come una persona famosa o particolare, ma come una donna normalissima. Credo dipenda molto da come mi ha educato.Ho girato parecchio l’Europa fin da piccolo e questo mi ha aiutato ad assumere una sensibilità “europea”. Ho fatto tante esperienze disparate. Intorno ai 17 anni mia madre mi iscrisse a un corso di recitazione: “fatti tre mesi e vedrai che è molto meglio che andare in palestra”. Aveva ragione, infatti ho frequentato quel corso per 6 anni divertendomi tantissimo e imparando molto. Ogni volta che andavo a un provino però mi dicevano che ero troppo alto. Mi son laureato in Scienze della comunicazione e ho iniziato a fare esperienze lavorative importanti abbastanza presto, intorno ai 20 anni, mentre ancora studiavo, prima come redattore stagista in 3 testate del gruppo Repubblica Espresso, e poi a Rai-sat. Una bella esperienza che mi ha aiutato a coltivare la passione per la scrittura e il giornalismo. Nel 2011 è uscito il mio primo libro. Un’altra delle mie grandi passioni è quella del vivere la natura in modo attivo, sto prendendo una specie di “dottorato” autodidatta sui lupi. Sono un esponente tipico della mia generazione di transizione, una generazione precaria: tanti interessi e aspirazioni, non uno ma tanti lavori e lavoretti e modi di tirare avanti, preoccupazione per il futuro e tendenza allo scoramento e alla perdita di tempo prezioso.  Purtroppo il mondo della pubblicistica e dell’editoria è un mondo complicato, di difficile accesso e che difficilmente ti dà da vivere. Quindi ci si arrangia con quello che si riesce a imbastire. Tra poco ad esempio, faccio l’esame per prendere il patentino europeo di guida turistica. Non si sa mai e in un  futuro potrebbe anche  tornarmi utile.

Sei un bravissimo giovane scrittore con all’attivo un successo editoriale per la Castelvecchi, come nasce l’esigenza di aprire un blog?  (http://giovanniteodori.blogspot.it )

Nasce in primis da un bisogno di esprimersi. La scrittura poi, è meravigliosa, ma è come un muscolo, va costantemente esercitata. Mi piace l’idea di condividere pensieri e racconti con tutti quelli che li vogliono leggere. Vorrei che il mio giovane blog fosse un contenitore che parli del mondo che ci circonda, che è anche il mio.

Una chicca assoluta sul blog che hai creato, compare in due parti l’intervista più bella che abbia mai letto a Gigliola Cinquetti, piena di aneddoti e dichiarazioni uniche, a fargliela tu, il figlio. E’ il motivo che ti ha permesso di averne un ritratto ancor più completo? In più ci sono soggezioni particolari nel porre domande alla propria madre che è indiscutibilmente un simbolo della musica italiana nel mondo?

La cosa è iniziata qualche mese fa, quasi per gioco. Il fatto che  siano uscite dichiarazioni uniche dipende credo dal fatto che l’intervista è stata fatta in modo confidenziale da figlio a madre, senza alcuna soggezione, ma con la curiosità e la gioia di volerne sapere un po’ di più. Infatti  mamma di solito parla molto poco della sua carriera, anche in famiglia. Direi che mia madre è una persona che vive la sua vocazione di artista in modo molto riservato, intimo e personale. Questo mi ha portato a vivere la donna più che l’artista. Quando sto con mia madre è molto raro che io mi renda conto che lei è “indiscutibilmente un simbolo della musica italiana nel mondo”. Per me è mia madre, punto e basta.

Sei felicemente fidanzato con l’attrice Nusia Gorgone, ritorneresti con lei a Pechino?

Se si presentasse l’occasione non direi di no. Sarebbe bello rifarlo. Quando ero in gara a volte maledicevo il giorno in cui avevo accettato: è faticosissimo e snervante. In 4 settimane ho perso 12 chili. Ma è un vivere di un’intensità unica. E farlo con la persona che amo sarebbe pazzesco.

Svelaci gli interessi.

Oltre alla storia e alla vita attiva nella natura? Tifo per la Roma e in subordine per l’Hellas, amo la buona cucina regionale e il buon vino. Mi piace molto nuotare, ma non pratico più come in passato purtroppo. Ho il mito della Grecia e del mare Egeo. Da vecchio, potendolo fare, ci vivrei.

Nell’iPod brani indispensabili?

Ascolto molta musica in streaming. Mi piace di tutto. Dalla black al punk, ai crooners anni ’50 e molto altro, insomma: basta che me piace. Ultimamente ascolto tantissimo un album hip hop del ’93: Midnight marauders, di “A tribe called quest”. Di italiani mi piacciono Battiato, Bennato, Conte e gli Almamegretta.  La musica aveva un ruolo fondamentale nella mia esistenza di ventenne, ora un po’ meno.

Viaggiare sempre?

Il più possibile. Lasciare il posto dove vivi è sempre una bellissima sensazione. A me a volte basta anche spostarmi di soli 50 km per sentire un’aria nuova, fresca e rigenerante.

Lo spettacolo è luogo di divorzi ed addii.  Anche gli inossidabili Al Bano e Romina hanno capitolato purtroppo. In un vicino futuro, presentarti sempre assieme a Costantino o vedi margini per affrontare delle nuove occasioni mediatiche da solo?

Ma quei due son stati insieme svariati decenni! Che paragone è? Scherzi a parte, sono aperto a tutto, non ho preclusioni. Sono molto legato a Costantino e al ricordo del nostro road-trip indocinese e sarà bello rivedersi lo streaming insieme, magari fra qualche anno. Ma siamo due persone distinte e diverse tra loro, come tutti i fratelli. Mica siamo sposati!

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