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mercoledì 27 Gennaio 2021

Luigi Galdiero: “Sono rimasto l’unico a portare in scena il folklore romanesco”

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Alla vigilia dell’ennesima replica teatrale incontriamo Luigi Galdiero, apprezzato regista, commediografo e produttore. Ha firmato e prodotto tantissimi spettacoli dirigendo Bruno Lauzi, Nadia Rinaldi, Lorenza Guerrieri, Simona Borioni e tantissimi altri. Storico rimane il pubblico apprezzamento che ricevette da Alberto Sordi, quando al termine di una convention davanti alla platea gremita gli si rivolse così: “A regazzì, ma nun te sei fermato ‘n’attimo. Dopo s’annamo a pijià er caffè…lo paghi te però!” scatenando l’ilarità dei presenti. Solo per noi Luigi anticipa diverse succulente notizie: il nuovo testo in scena  Novembre, la partenza di una serie televisiva legata alla vecchia Roma ed un prezioso ricordo di una delle figure simbolo di questa incantevole città, Anna Longhi. Inoltre per i lettori con il sacro fuoco nelle vene una piccola via preferenziale, se siete in grado di recitare in dialetto romano ( perfettamente però ) potrete mandare il curriculum corredato da fotografie dove siate ben visibili al seguente indirizzo: casting@pgscarl.it, i ruoli della fiction sono molteplici e se ci sarà interesse sarete chiamati per un colloquio/provino. Tentare non costa nulla, no?

Luigi, ora hai cinquant’anni e sei l’unico riconosciuto depositario di un teatro “dialettale” legato alla Capitale purtroppo in via di dissolvimento.  Mentre una trentina di anni fa a Roma si “scontravano” simpaticamente due ottime compagnie, Anita e Checco Durante da una parte e quella di Fiorenzo Fiorentini dall’altra, dividendosi i favori del pubblico, oggi,creando il sodalizio con Alfiero Alfieri si parla solamente del vostro operato. Ne senti la responsabilità? E come cerchi di onorare i grandi del passato?

E’ una grandissima responsabilità specialmente ora che sono rimasto l’unico a scrivere e portare in scena prodotti del folklore romanesco. Ricordo che ogni anno produco un prodotto nuovo, diverso, moderno con testi e musiche originali, veri e potenti musical che attraggono tante persone, perché in questa città esiste una smodata voglia di “romanità”, quella vera, espletata in modo diverso ma sempre legata alle tradizioni dalle quali non si può precludere. Ecco il perché di questo legame atavico con Alfiero Alfieri che di Checco Durante ne è stato l’allievo prediletto.  

Sei Autore, Regista e Produttore delle commedie che metti in scena. Immediatamente balza all’occhio l’utilizzo in ruoli di rilievo di molti attori ed attrici della scena cittadina, professionisti non ancora famosi ma in grado, messi insieme, di richiamare migliaia di persone. Come li selezioni e quali requisiti deve avere un giovane per riuscire ad entrare nella tua affiatata compagnia?

L’Italia è piena di gente di buona volontà! Tanti i ragazzi volenterosi che ambiscono ad esperienze teatrali, ma per salire su un palco ci debbono essere obbligatoriamente dei parametri ineludibili in termini artistici. Intanto per lavorare con me bisogna essere dei cultori di Roma e della sua storia, poi essere votati al sacrificio anche perché il teatro da sempre è considerato il “parente povero” di tutte le arti e poi tirare fuori totale abnegazione e spirito di sopportazione. I “miei” ragazzi, quelli che lavorano con me da tempo, quando non sono impegnati nelle mie produzioni e fanno altra esperienze, sono subissati dai complimenti da chi li dirige, questo perché hanno imparato con il tempo ad essere “professionali” prima che professionisti, ad essere umili e ad ascoltare in silenzio e senza fare polemiche i consigli degli altri. E’ il coronamento di anni di convivenza e lavoro ove in primis hanno capito che anche nel teatro, così come nella vita, esiste una scala gerarchica dalla quale non si può prescindere!

Ora parlaci degli inizi. Qual è stato il percorso che hai intrapreso e come nasce la voglia di specializzarsi in produzioni “romanesche” ?

Ho iniziato a 17 anni, ero nullafacente a casa (si fa per dire, sono sempre stato un tipo in “multifrequenza”) venne un amico di papà che effettuava trasporti per il teatro e mi chiese se volevo lavorare per lui. Il primo spettacolo fu con Antonella Steni ed Elio Pandolfi: un sogno, ogni sera un debutto, non esisteva la stanchezza,non esisteva il tempo, non esisteva nulla e fu amore a prima vista! Posso dire che ho portato sulle spalle buona parte del Teatro Italiano d’altronde iniziai facendo il facchino! Poi gli studi, poi le prime esperienze, poi la prima compagnia, poi l’incontro con Roma. Nel quartiere Testaccio organizzai la prima festa in onore della Madonna Testaccina, Fiorenzo Fiorentini vide la rappresentazione e mi fece i complimenti dicendomi: “Ma tu chi sei e dove stavi anniscosto fino a mò?”. Fu una grandissima,unica emozione!

Hai una vera passione per Roma. Istintivamente e senza pensarci troppo raccontaci tutto quello che un turista deve assolutamente vedere prima di ripartire lasciandola per sempre ( a meno che non sia passato per Fontana di Trevi ).

Roma è un museo a cielo aperto, nulla a che vedere con le altre realtà storiche esistenti nel mondo.Dico sempre a miei amici che quando ti fai una passeggiata a Roma cammini sulla storia: i monumenti sembrano vivi, sono fruibili, sembra parlino, nel resto del mondo sono pachidermi stanziali. Un turista non deve porsi limiti, deve solo scegliere il periodo che vuole ammirare anche se i periodi più affascinati sono quelli della Roma Imperiale e della Roma dei “bulli”, quella di fine settecento, primi ottocento, un momento di grandi passioni e pulsioni!

C’è appena stata la nascita della vostra seconda bambina ( La compagna è l’attrice Eleonora Cecere Ndr ) e le produzioni da te allestite riservano alle figure femminili ruoli considerevoli e di spessore. La recitazione è donna?

La musa della commedia musicale è Talia, più donna di così! Eleonora la mia compagna è un’artista straordinaria e una donna eccezionale, lavora da quando aveva 7 anni, non si è mai fermata: un’ artista completa, balla, canta e recita magnificamente, coniuga poi il tutto con il ruolo di mamma in modo magnifico. Scrivo principalmente per le donne perché le donne sono il succo della vita, l’essenza. Senza la donna non ci sarebbe futuro, non ci sarei io ora a rispondere, non ci saremmo noi tutti!

E’ presto per parlarne e ne avremo certamente modo in seguito ma inizia a circolare la voce che a Novembre metterai in scena l’originale continuazione di una delle più importanti commedie musicali degli ultimi tempi. C’è una sorta di “terrore” dovuto all’inevitabile confronto o vivi tranquillamente l’arrivo di questo debutto?

Se domandi ad un romano il titolo di una commedia musicale o di un’opera romanesca famosa immediatamente ti risponde: “Rugantino”, mentre ci sono opere importantissime che vengono dimenticate come ad esempio “Il Meo Patacca”, “Il Maggio Romanesco” o “La secchia rapita” e questo perchè devi sapere che Roma è l’unica città del mondo che non ha uno “Stabile del Folklore” vero. Senza fare polemica ma chi si dovrebbe occupare di ciò, per istituzione pensa a tutt’altro ed è semplicemente scandaloso! Da qui nasce l’idea di scrivere il proseguimento di una grande opera, un’opera che nell’ immaginario collettivo è una pietra miliare della Capitale, quindi proseguo sulla mia strada! Alcuni addetti ai lavori, illustri aggiungo, hanno letto il testo definendolo straordinario. Staremo a vedere.

 

Nella precedente data della commedia da te scritta e diretta “Nun ce so più li giovani de na vorta” avete totalizzato il massimo delle presenza per un Tour Estivo Nazionale, oltre duemila persone in piazza a Marina Di San Nicola. Ora siete attesi con lo stesso entusiasmo Domenica 24 Agosto a Parco della Legnara –Cerveteri. Sei tra i pochi produttori in circolazione a potersi vantare di lavorare tanto in Inverno quanto in Estate. Da cosa dipende questo successo?

Siamo costantemente premiati dal pubblico perché l’imperativo delle mia compagnia è quello di presentarsi al pubblico con umiltà, facendo percepire allo spettatore che noi siamo li per loro e senza di loro non ci potremmo essere.

Napoli ha la sua soap di riferimento, sono anni che realizzano “Un posto al Sole”, Torino anche con l’infinito “Centovetrine”. Sappiamo del tuo impegno atto a preservare una visione della romanità pulita e scevra da ogni tipologia di sconcezze e che a breve darai vita ad una nuova produzione televisiva di ampio respiro ambientata nei primi del 1800. Puoi accennarci qualcosa in merito?

E’ ancora tutto obbligatoriamente top secret. Ho da sempre un sogno nel cassetto, creare una fiction in costume ambientata nel 1800, piena di impulsi e sentimenti, originale e per tutta la famiglia, con un cast prettamente teatrale e colori e scene oniriche, girate però con la tecnica cinematografica. Riguardo al valorizzare il passato sono assolutamente convinto che si potrà costruire un’altra città, uguale a questa ma diversa, a patto che cambino le persone che vanno educate, informate, indottrinate, facendogli conoscere i valori fondanti, i valori della vita.

Sei una persona schiva e riservata ma ti chiedo di infrangere solo per noi di Lifestyleblog ogni possibile premura. Desideriamo avere un ricordo della mitica Anna Longhi, indimenticata protagonista moglie di Alberto Sordi nell’episodio “Vacanze intelligenti” tratto dal film “Dove vai in Vacanza” del 1978. Lei era assieme alla Sora Lella ( Sorella di Aldo Fabrizi Ndr ) la caratterista per antonomasia.Hanno entrambe tratteggiato l’appartenenza alla città di Roma con leggerezza ed umorismo portandone alto il valore e lo spirito, tanto da venirne consacrate ad emblema dagli stessi abitanti, mai offesi, giustamente, dalle indimenticabili perfomance. Fosti l’unico ad aiutarla, regalandole un prezioso debutto, durante un periodo per lei non d’oro con “Si fa presto a dire Serenata”. Potranno ancora nascere figure così carismatiche?

Ho lavorato con grandi del passato ma il ricordo più dolce, quello che ancor oggi mi commuove è legato all’ immensa Anna Longhi, diceva a tutti che ero il suo figlioccio ed onestamente mi manca, mi manca molto. La diressi in una commedia musicale. Eravamo in teatro ed iniziava ad entrare il pubblico, lei microfonata e con l’audio diffuso in sala parlando con la sua collega di scena disse: “Ahò a me stò Luigi me mette paura, te guarda cò ‘na faccia che pare te vojià menà”. Scattò l’applauso, una vera ovazione ma in realtà mancavano ancora trenta minuti all’inizio dello spettacolo. Il bene che le volevo non aveva nulla a che fare con la tensione che esiste prima dell’inizio e lei confondeva le due figure: l’amico ed il regista ma ha sempre saputo farsi perdonare. Ogni volta che la sentivo mi invitava a casa sua: “Bello de mamma tua, quanno vieni da me che te faccio la carbonara?” Purtroppo ero fuori dall’Italia quando scomparve e non feci in tempo a tornare per il suo funerale. Voglio ricordarla così, solare, allegra, popolana e popolare, espressione di una romanità difficile da ritrovare. Mi avete commosso, da sempre desideravo portarle un significativo omaggio, grazie davvero grazie.

Siamo noi a ringraziare Luigi Galdiero.

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