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venerdì 22 Gennaio 2021

Dolores Mangiolini: “Il Palcoscenico mi dà la forza per rialzarmi ogni volta”

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Ha studiato alla prestigiosa accademia romana “Fonderia delle Arti” di Giampiero Ingrassia e di recente é riuscita a ottenere l’ambito ruolo di Peter Pan in un applauditissimo spettacolo della compagnia “Teatro Distillato”. Lei è Dolores Mangiolini, attrice teatrale in forte ascesa, che questa sera, giovedì 22 agosto intorno alle 21, in via Castello a Mola di Bari presso il Ministero della brace, proporrà al pubblico “La storia nel baule”, uno spettacolo da lei scritto, diretto e interpretato con un gruppo di attori, musicisti e consulenti storici, uniti coi loro talenti con l’obiettivo di far rivivere un’intensa storia sul brigantaggio. Lifestyleblog.it, alla vigilia del grande evento, l’ha intervistata.

 

Dolores, come nasce il progetto “La storia nel baule”?
Si tratta di un progetto che nasce dal racconto di una sera d’estate fatta da un amico. La mia mente era incredula di fronte a quegli eventi narrati sul brigantaggio dopo l’Unità d’Italia, e così, affascinata da alcune storie, mi sono immersa nei libri e approfondendo attraverso lo studio di documenti. Il sangue che mi lega alla terra del sole ha preso a bruciare, la voglia di raccontare le vite dei briganti mi ha spinta a scrivere, il sostegno del mio amico e di alcuni compagni di recitazione della mia adolescenza hanno rappresentato la base per portare avanti la stesura della sceneggiatura e della ricerca dei musicisti. Sapere del mio passato, di quello della terra del Sud, mi ha caricato di passione e di coraggio nel lavoro di regia e di sceneggiatura.

Qual è stata la più grande difficoltà incontrata durante l’ideazione?
Parlare di Storia non è mai facile, ricercare documenti e testi che diano un quadro più dettagliato   possibile relativi al periodo storico trattato, è stato realmente complicato. Il Risorgimento, le vicende dell’Unità d’Italia hanno su di esse un pesante velo di ignoranza sporcato dall’ipocrisia e, purtroppo, dalla menzogna. La storia la scrive chi vince l’ultima battaglia in guerra e di conseguenza ritrovare il filo della verità in questa grande matassa di politica, leggi, potere, denaro e sangue, ha creato in me una forte sete di sapere. Essere logici e razionali sulle notizie ritrovate è stato complesso.

Quali sono le tue aspettative legate a “La storia nel baule”?
Scrivere “La storia nel baule”, costruire le sue scene, rivivere le vicende dei briganti, ha segnato nell’anima un forte orgoglio per la mia terra. Il desiderio di donare dignità a questi “patrioti” morti per portare la libertà e il lavoro ai loro fratelli meridionali; raccontare la storia della nostra terra “servendomi” umilmente del teatro e della musica;  piantare un seme di speranza e di coraggio, nel cuore dei giovani, credere e lavorare per riportare il Sud a rinascere. La battaglia contro il pregiudizio e i muri di superficialità che si innalzano sulle nostre radici, utilizzando l’arma più letale esistente: la parola . Un’idea può cambiare la storia se molte menti la sostengono, queste sono le mie aspettative.

Come nasce la tua passione per la recitazione?
La passione per la recitazione nasce durante il periodo delle scuole medie. L’arte mi aveva già conquistata tramite il disegno fin da bambina, ma quando i miei piedi hanno camminato sulle tavole del piccolo palcoscenico della scuola, per interpretare Santa Chiara in “Forza venite gente”, ho sentito una forte spinta dal cuore, come se volesse uscire dal petto, e mi resi conto che era un’emozione nuova che desideravo fortemente riprovare.

Finora qual é la più grande soddisfazione raccolta sul fronte professionale?
All’esperienza scolastica si sono susseguiti molti spettacoli amatoriali con una piccola compagnia parrocchiale del mio paese. Finito il Liceo Artistico ho fatto domanda di provino per accedere all’accademia  “Fonderia delle Arti”,  di Giampiero Ingrassia, a Roma. Promisi a me stessa, che se il provino fosse andato a buon fine, quindi il destino mi poneva sul cammino quella strada, avrei consumato le mie scarpe, fino a camminare a piedi nudi nel mondo, con il teatro come mio orizzonte da raggiungere. Oggi sto percorrendo questa strada, imparando quanto più possibile, raccogliendo le briciole lasciate da coloro che prima di me hanno percorso lo stesso sentiero, con la speranza di poter lasciare un segno, un giorno, nell’arte teatrale.

In quale momento hai deciso che quella passione si sarebbe trasformata in lavoro?
Sono ancora molto giovane, le mie esperienze professionali sono “acerbe”, ma riuscire ad integrarmi in realtà teatrali come quelle della città di Reggio Emilia, superando coloro che vi lavoravano da tempo e ottenendo il ruolo di Peter Pan nello spettacolo della compagnia “Teatro Distillato” , mi ha riempito il cuore di gioia.  Adesso, portare in scena una mia “creatura” , scritta e diretta da me ,”La storia nel baule”, sicuramente mi dona entusiasmo e grande orgoglio, accrescendo in me il desiderio di continuare ad imparare per fare sempre meglio.

C’é mai stato un momento buio in cui ti sei detta “ma chi me l’ha fatto fare?”? E poi come sei riuscito a superarlo?
Purtroppo il mondo dell’Arte, in genere, è molto insidioso e spesso ci si ritrova al limite della sopportazione. Il desiderio di tornare nel mio paese natale e portare i miei studi e la mia passione ai miei concittadini, cercando di far rivivere il mondo della cultura teatrale, mi ha creato non pochi problemi . Nello stesso periodo ho ricevuto porte in faccia dopo alcuni provini. Tutto questo mi aveva spinto sull’orlo di un precipizio, ero lì in piedi sola, non riuscivo più a vedere l’orizzonte della recitazione come una luce brillante, solo buio davanti ai miei occhi. Mi ci sono gettata in quella gola profonda, volevo voltare pagina, ma non sono caduta! La mia passione mi aveva messo le ali, la fiducia di alcuni compagni, della mia famiglia, mi hanno spinta in alto. Mi sono armata di coraggio, ho fatto la valigia, sono stata via per alcuni mesi e ho recitato con gente che nulla sapeva di me, mi conosceva solo sul palcoscenico, e lì ero grande e forte. Nella vita spesso mi abbatto, ma poi chiudo gli occhi e immagino di essere su di un palcoscenico, la mia ancora di salvezza, il fuoco dell’amore per questa arte, non riesco a definirlo mestiere, mi dona la forza per rialzarmi ogni volta.

Progetti futuri?
Con lo spettacolo “La storia nel baule” stiamo progettando delle date nelle scuole del territorio pugliese e non solo. Con il gruppo di artisti abbiamo stilato idee per eventi musicali e teatrali, stiamo ricercando giovani di talento per produrre il musical “Il Re Leone”  e portare in scena un mio testo in omaggio a Eduardo De Filippo.

E il sogno nel cassetto?
Il sogno nel cassetto è molto grande, Il corpo del teatro è vasto, c’è musica, danza, poesia, pittura e l’essere umano che si fa materia viva di emozione. Vorrei costruire un teatro, un luogo di arte pura, immerso nella natura, vicino al mare, con il tetto di vetro per poter recitare sotto la luce delle stelle e al tiepido bagliore del tramonto. Passato e futura tecnologia insieme per un tempio dedicato al Teatro e ai suoi figli. Un desiderio vasto e già molto radicato nel mio cuore.

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