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Interviste

Maurizio Mastrini: “Il mio brano per Papa Francesco e l’incapacità dell’Italia di aiutare i suoi talenti musicali”

Redazione

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Talento, passione e grande determinazione gli hanno permesso di diventare uno dei più prestigiosi musicisti italiani. Il maestro Maurizio Mastrini ci presenta la sua nuova opera Essential e si racconta con grande sensibilità e intelligenza a Lifestyleblog.it

Come nasce Essential, la sua ultima fatica discografica?
Il progetto nasce da un incontro curioso e casuale con il maestro Flavio Emilio Scogna. Dopo un concerto a Roma presso la Domus Talenti, con un bel successo di critica e pubblico, ho ricevuto un email dal maestro. Di nome lo conoscevo, ma per essere sicuro di avere capito bene di chi si trattava ho cercato il suo nome su Google. Così ho avuto la conferma che era proprio lui, una delle bacchette più importanti d’Italia. La mail diceva cosi “ieri ho assistito al suo concerto maestro, mi invia gentilmente un suo recapito che gradirei parlarle?” Ho pensato volesse dirmene quattro su come con la mia musica invado un campo che magari si addice solo alla musica classica. Allora ipotizzando la mia tesi gli ho scritto inviandogli i miei contatti e dicendogli che l’avrei chiamato. Ho pensato che forse sarebbe stato più morbido se non gli avessi fatto spendere i soldi della telefonata. Mentre mi perdevo in questi pensieri mi ha telefonato lui ed ha esordito facendomi i complimenti e invitandomi a pranzo. Al primo incontro mi ha proposto di collaborare per un disco sulle mie musiche e da lì ad un anno è nato Essential piano & String.

Il brano Tango Clandestino affronta un tema di stringente attualità e ha una dedica speciale…
Tango clandestino ha una dedica speciale a Papa Francesco, e l’ispirazione è nata leggendo la sua biografia. La storia di Bergoglio, figlio di emigrati. Lui rappresenta proprio la speranza per tante giovani vite che si avventurano rischiando la vita alla ricerca di un sogno. Purtroppo la cosa atroce viene dall’opinione pubblica, dai media, che di fronte alle sciagure quotidiane, stragi di genitori e di bambini riservano poche righe nei quotidiani oppure pochi minuti nei telegiornali. Ho l’impressione che la vita di certe persone non conti proprio nulla e questo mi fa una rabbia immane.

Dove affonda le radici la sua passione per la musica?
Negli anni di attività musicale ho cercato di capire da dove nascesse la mia passione, dato che i miei avi erano mezzadri, coltivatori di terreni. Mio padre se pur appassionato di musica faceva il fabbro, dunque niente a che vedere con il mondo musicale. A sorpresa, però, ho scoperto che i miei bisnonni e i miei nonni possedevano una fisarmonica con cui le sere passano il tempo davanti al camino. Il senso del ritmo l’ho sviluppato quando ho iniziato a frequentare la bottega di mio padre, ascoltavo musica a tutte le ore attraverso una radio e costruivo strumenti a percussione con cui accompagnare le melodie radiofoniche. Da lì a poco mio padre mi ha portato da un maestro e poi mi ha iscritto in conservatorio. Così è nata la mia carriera musicale da prima come enfant prodige e poi come serio concertista. Diciamo che l’evoluzione saliente l’ho avuta grazie all’incontro con il Maestro Vincenzo Vitale di Napoli.

Si sentirebbe di consigliare ai giovani lo studio della musica?
Per quello che riguarda la crescita personale consiglierei a tutti di studiare la musica, perché è il completamento di una maturazione, la musica oltre a stimolare una parte dei neuroni ti porta a toccare la tua anima, affina la sensibilità delle persone. Non me la sentirei di consigliare però ad un giovane di avviarsi ad una carriera artistica in Italia. Qui i giovani talenti non hanno grandi sbocchi, non vengono investite risorse e le poche che ci sono vengono destinate spesso ad artisti o pseudo artisti che provengono dall’estero e quindi sono più considerati. Sembra che ci si sia scordati che l’Italia è stata la patria dell’arte. Che il nostro cuore latino non batte, suona! Questo è dedicato a gran parte dei direttori artistici Italiani, diamo a valore a ciò che abbiamo e non a quello che vorremmo avere.

Una particolarità che la contraddistingue è la lettura degli spartiti al contrario. Ci spiega di cosa si tratta?
La musica al contrario è una sperimentazione, anch’essa casuale, nata da un sogno. Una tecnica che ha incuriosito mezzo mondo. Mi ha cambiato la vita. Io che da sempre avevo fatto il pianista, 10 anni fa mi sono trovato costretto a lasciare quest’arte per occuparmi di altro. Grazie a questo sogno sono riuscito a riprendere la mia carriera musicale, basta dire che in 4 anni ho tenuto oltre 400 concerti in giro per il mondo. Cos’è la musica al contrario? Molto semplice, io ho preso e prendo anche adesso uno spartito già esistente di qualsiasi genere musicale e lo leggo senza trascriverlo partendo dall’ultima nota e risalendo il pentagramma fino alla prima. L’effetto che si ha è un brano gradevolissimo all’orecchio di chi ascolta, ma non riconoscibile dalla versione originale.

Ha scelto di vivere in un eremo in Umbria, come nasce questa decisione? Perché ha deciso di allontanarsi dai ritmi frenetici della città?
Questa decisione deriva dal desiderio di ritrovare la vera ricchezza della vita, la ricchezza di esistere, la ricchezza delle piccole cose. Per me la ricchezza non significa possedere un conto in banca con tanti zeri, ma vivere semplicemente, nella campagna, che è la fonte della mia ispirazione quotidiana, della mia composizione. La campagna mi ricarica tra un tour e l’altro. Per me vivere lì significa trovarmi a mio agio con cosa siamo realmente.

Quali sono i suoi prossimi progetti professionali?
Per il momento la promozione del mio nuovo disco, il tour e la scrittura dei brani per il disco che sarà prodotto nel 2016 assieme alla messa in scena di un’opera lirica molto particolare, un’opera bonsai, cioè un lavoro lirico che ha la durata di 3 minuti e venti secondi. L’opera lirica più breve al mondo.

Nonostante i già tanti successi ottenuti anche a livello internazionale, ce l’ha ancora un sogno nel cassetto?
Il mio sogno è quello di poter aiutare giovani talenti Italiani a vivere il proprio credo musicale, dare loro la possibilità di sopravvivere con quest’arte, ma visto i tempi che stiamo percorrendo credo che questo rimarrà solo un sogno.

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