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Interviste

Caso Yara, la parola a Cataldo Calabretta e Vincenzo Mastronardi

Il processo mediatico nei confronti del presunto killer di Yara Gambirasio si sta già celebrando, con nuovi colpi di scena. Le tracce raccolte sul corpo e sugli abiti di Yara Gambirasio non sembrano appartenere a Massimo Giuseppe Bossetti. Le analisi degli esperti sono ancora in corso e la perizia non è ancora stata depositata, ma sembra che non vi sia corrispondenza tra il codice genetico del muratore di Mapello, in carcere da più di due settimane, e il Dna estratto dai capelli, peli e frammenti di epidermide trovati sul luogo del delitto. Carlo Previderè, responsabile del laboratorio di genetica forense dell’Università di Pavia a cui sono stati affidati gli esami, ha chiesto una proroga sulla consegna dei risultati. Questa è solo un’indiscrezione ma se dovesse essere confermata, si tratterebbe di un elemento importante a favore di Bossetti.  Inoltre, c’è un altro particolare da non sottovalutare. “Bossetti non lo abbiamo mai visto fuori dalla palestra”. A dirlo sono le ragazze che all’epoca frequentavano la palestra di Brembate Sopra, la stessa dove Yara Gambirasio faceva ginnastica ritmica. Convocate al comando dei carabinieri di via delle Valli, alcune di loro hanno ribadito di non aver mai visto il presunto assassino fuori dalla struttura, “tantomeno in compagnia di Yara”.

 

Ne parliamo con:

AVV CATALDO CALABRETTA, esperto di criminologia e docente di Diritto dell’Informazione.

Avvocato, la triste vicenda di Yara è al capolinea finalmente?

“Intanto vige in capo all’indagato la presunzione di non colpevolezza, principio granitico del nostro ordinamento giuridico. In questa fase del procedimento penale Massimo Giuseppe Bossetti si dichiara innocente e ha tuttavia fornito un’alibi durante l’interrogatorio di garanzia. Quel 26 novembre del 2010 ha detto di aver lavorato nel cantiere edile del cognato a Palazzago e subito dopo di essere rientrato a casa dalla sua famiglia. Dubbi ragionevoli ce ne sono molti circa la colpevolezza di Bossetti perché, non basta una traccia biologica a fare un colpevole, manca l’intero quadro investigativo. Non c’è il movente, manca la ricostruzione dell’omicidio, mancano le prove della presenza di Bosetti sulla scena del crimine. Inoltre, sembrerebbe che la cella telefonica che aggancia l’utenza cellulare dell’indagato nei pressi della palestra di Yara  è la stessa che copre casa Bosetti. Anche se il pomeriggio dell’omicidio lui sceglie di percorrere la strada più lunga per tornare a casa e di passare proprio davanti la palestra di Yara. Però è molto difficile, senza una limpida ricostruzione investigativa, ovvero tale da non essere smontata dalla difesa, dimostrare cheBossetti in quelle ore stava uccidendo Yara e non si trovava, invece, nella sua abitazione”.

Dall’euforia iniziale del giorno dell’arresto, quando tutto sembrava chiarito, si è passati alle incertezze…

“Ebbene si, è sono rimasto un pò perplesso per il fatto che il Ministro dell’Interno Alfano abbia voluto condividere la sua soddisfazione attraverso un social network, twittando: “Individuato l’assassino di Yara Gambirasio”, non usando forme dubitative. E con una nota d’agenzia, per alcuni versi contraddittoria, ha aggiunto: “Nel nostro Paese il destino di chi uccide e delinque è la galera. La presunzione di innocenza vale per tutti e quindi anche in questo caso. Ci sono altre prove a suocarico ? Saranno le forze di polizia e gli inquirenti a dirlo. A me preme sottolineare che è stato fatto un grande lavoro”, conclude così, esprimendo l’intenzione di mettersi presto in contatto con la famiglia Gambirasio. Stimo molto il Ministro Alfano ma onestamente non ho condiviso la sua presa di posizione. Non si può invocare la presunzione di non colpevolezza e diramare una nota in cui si esulta per aver “individuato l’assassino di Yara”.  Questa è la chiara manifestazione che il processo mediatico coinvolge e travolge proprio tutti. Alfano avrebbe dovuto parlare solo ed esclusivamente di un ottimo risultato investigativo. Il vero processo, o meglio l’unico processo ad oggi esistente, serve a tutelare la collettività attraverso un’azione posta in essere da professionisti, che tenuti unicamente al rispetto delle regole e della Legge, sono obbligati a ricostruire una verità processuale più aderente possibile alla verità storica: pseudoprocessi non devono essere celebrati”. 

Ritiene che ci sia stata molta approssimazione per il fatto che si è voluto focalizzare grande attenzione sugli indizi genetici?

“Assolutamente no. E’ stato corretto impostare le indagini in questo modo. Le indagini sono state complesse, lunghe e anche faticose. Il pm Letizia Ruggeri ha lavorato alacremente e sono state analizzate 120 mila utenze telefoniche, 15 mila campioni di Dna e addirittura è stato ricostruito l’albero genealogico della famiglia Guerinoni fino al 1815. Vista la complessità delle indagine purtroppo sono stati commessi anche un paio di errori molto gravi. Mahamed Fikri, il piastrellista marocchino, è stato accusato e arrestato ingiustamente a causa di una telefonata mal interpretata. Il campione di Dna di Ester Arzuffi, la madre di Bossetti, è stato prelevato già nel 2012 ma per errore è stato comparato con quello della mamma di Yara e non con la traccia di Dna isolata sul corso della ragazza”.

La madre del presunto assassino, inoltre, nega di aver avuto una relazione con l’autista Giuseppe Guerinoni dalla quale sono nati i suoi gemelli …

“Si, nega e afferma che la scienza ha sbagliato. Ha dichiarato solo di conoscere Guerinoni, per lei era solo un amico di famiglia e soprattutto difende suo figlio precisando che se avesse avuto qualche sospetto avrebbe lei stessa denunciato”. 

Quanto potrà essere importante ripetere l’esame del Dna?

“È essenziale e sarà prioritario capire la natura della traccia isolata. Si è parlato di traccia di sangue ma credo solamente per esclusione”.  

Se si considera che il quadro probatorio ha alcune linee d’ombra adesso cosa potrebbe accadere… 

“Se dopo il nuovo esame del Dna ci saranno alcuni dubbi la difesa potrà puntare a dimostrare l’estraneità di Bossetti rispetto all’omicidio. In quel caso bisognerà capire come quella traccia è finita in quel luogo. E questa non è cosa semplice. Se invece l’esame del Dna è chiaro e inoppugnabile, per la difesa inizierà un percorso molto più tortuoso perchè in sede processuale sarà molto probabilmente valutato anche il punto (lo slip di Yara) in cui è stata rinvenuta la traccia del Dna”. 

  

PROF VINCENZO MASTRONARDI

Vincenzo Mastronardi docente di PSICOPATOLOGIA FORENSE ed è il direttore del Master  in Scienze Criminologico-forensi (II livello ) della Sapienza di Roma. 

Le Ricerche sul Dna sono inconfutabili?

Trovare due persone con lo stesso DNA è fantascientifico, pertanto due persone con il Dna compatibile può lasciar pensare a consanguineità, gruppo familiare e/o etnia, ma 2 DNA identici, orienterebbero a dedurre unicamente l’appartenenza   a 2 gemelli monovulari.

Quindi vuol dire che sicuramente il delitto è attribuibile al Sig.Bossetti?

Da quanto emerso finora, quel DNA non è stato repertato su degli indumenti come vestito, cappotto o impermeabile, bensì su un indumento intimo (gli slip), e tale contatto abitualmente non è da sfioramento occasionale tantomeno in questo caso. Siamo sempre non colpevolisti e giammai innocentisti ad oltranza bensì garantisti: sono sicuro che la difesa produrrà strategie difensive che potrebbero sembrare anche convincenti. Fino a che punto lo saranno? Soltanto l’attenta disamina delle eventuali prove a discolpa potranno confortare una tesi innocentista . Personalmente lo dubito, ma staremo a vedere. Viepiù, il concorso degli altri indizi gravi, precisi e concordanti quali la cella telefonica che ha registrato l’ultima telefonata alle 19.00 della sera e la ripresa delle comunicazioni da parte del cellulare del Bossetti solo il giorno seguente, hanno l’obbligo di costituire un forte elemento indiziario se però confrontato, alle precedenti serate.

Vuole spiegarci meglio a cosa si riferisce Professore?

Al fatto che va controllato se abitualmente la sua utenza telefonica nei giorni precedenti e successivi la scomparsa di Yara, si  interrompeva a quell’ora per poi riprendere il giorno dopo.

Vi sono stati casi in cui il DNA è stato sufficiente a costituire prova di colpevolezza e quindi con conseguente condanna?

Sembrerebbe di si, come ad esempio per il Caso della Contessa Alberica Filo della Torre ( il delitto dell’Olgiata), che anche a distanza di anni, ha rappresentato la prova principe anche se non va dimenticato, il concorso degli altri indizi gravi, precisi e concordanti, come ad esempio la presenza del Filippino in casa il giorno del delitto.

In termini di Profilo dell’assassino, come possiamo definire l’eventuale autore del delitto come quello di Yara?

Tenendo presente la classificazione fornita dall’FBI a cura di Hazelwood, pubblicata sul Volume Palermo, Mastronardi “Il Profilo Criminologico”, Giuffrè editore, possiamo considerarlo uno stupratore sia pur mancato, cosiddetto ‘approfittatore del momento’, escludendo le altre 3 tipologie quali lo ‘stupratore sadico’, ‘dalla rabbia rimossa’ che odia tutte le donne e la vittima rappresenta solo un capro espiatorio e non è il nostro caso e non per ultimo ‘lo stupratore gentiluomo’, che si profonde abitualmente in lunghi corteggiamenti. 

Perché non c’è stato stupro?

Perché probabilmente le circostanze di eventi aggressivi con conseguente difesa da parte della vittima, hanno scoraggiato l’impulso sessuale.

Il Sig.or Bossetti però continua a professarsi innocente. Cosa ne pensa?

Da 39 anni di mia attività peritale con omicidi avvenuti su tutto il territorio nazionale, posso assicurarvi che la percentuale di coloro che confessano è veramente molto bassa. Abitualmente usano trincerarsi dietro la possibilità di una difesa che prima o poi possa riuscire a farli assolvere.

In questo caso crede che si possa pensare ad una perizia psichiatrica?

Non avendo visitato il Bossetti, non posso esprimermi in merito ma da dati psicobiografici a nostra disposizione, al momento ci sarebbe da escludere tale possibilità di richiesta da parte del Magistrato inquirente.

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