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venerdì 22 Gennaio 2021

Simone Ranieri: “Vi racconto il segreto del successo del Festival Ballet”

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E’ il cuore e l’anima del Festival Ballet, una delle manifestazioni dedicate alla danza più autorevoli e seguite del Bel Paese. Simone Ranieri, instancabile professionista, in occasione dell’arrivo della nona edizione della kermesse che firma come project-manager, si racconta a tutto tondo a Lifestyleblog.it .
Il Festival Ballet, che torna nel centro storico dopo un’assenza lunga sette anni, trasformerà le principali piazze di Massa in una naturale arena a cielo aperto. Da Piazza Aranci a Piazza Mercurio, dal sagrato del Duomo al Teatro Guglielmi, dal 25 al 28 giugno, la cittadina toscana sarà a tutti gli effetti la città della danza. Protagonisti un migliaio i giovani arrivati da tutta Italia per partecipare agli stage con tantissimi big della danza che si alterneranno nell’arco della quattro giorni. Più di un centinaio le esibizioni in gara. E ancora ospiti e coreografi internazionali, come  Carla Fracci, Brian Bullard, Anbeta Toromani, Ludmill Cakalli, Tatiana Sulejmani, Mauro Astolfi, Emanuele Soavi, Arturo Michisanti, Teresa Firmani, Silvia Marti, Marco Pelle, Daniele Baldi, Ilenja Rossi, Loca Lock, Attuati, Tricceri, Sponky Love, Nelson, Massi di Massa, Jacopo Paone gli Human Evolution. Organizzato con il sostegno del Comune di Massa ed il patrocinio della Provincia di Massa Carrara e Fondazione Cassa Risparmio di Carrara, il Festival Ballet si conferma una vetrina importantissima per coreografi, docenti ed interpreti del settore, soprattutto per tanti giovani aspiranti ballerini professionisti che proprio da Massa hanno mosso i primi passi della loro carriera.
Simone, come nasce questa tua avventura legata al Festival Ballet? 
Guardando la tv, erano i primi anni di Amici, all’epoca si chiamava ancora Saranno Famosi, dei primi beniamini, di Anbeta che oggi ritrovo nell’edizione del Festival. Pensai che i talent show sarebbero stati un po’ il futuro del nostro intrattenimento e così trasposi il format in uno spettacolo live. Avevo 22 anni, era il periodo in cui venivo dall’esperienza organizzativa di un contest musicale, Summer Live, che andava alla grande, da cui il Festival ha attinto moltissimo. Ho cambiato il soggetto del contest, non più i gruppi musicali e la musica, ma la danza e i ballerini. Così nasce il Festival Ballet.
Come si è evoluta, la kermesse, nel corso degli anni? 
E’ cresciuta molto insieme al livello dei partecipanti e dei docenti che, anno per anno, scegliamo per gli stage e per le giurie. L’architettura del format è rimasta più o meno sempre la stessa, ma ogni edizione cerco sempre di più di immedesimarmi in un giovane aspirante danzatore, pensando quali sogni e quali emozioni vorrebbe vivere in un evento come il nostro. E così, edizione dopo edizione, si aggiungono elementi, facciamo modifiche, invitiamo determinati artisti e via dicendo…
Quali saranno le principali novità della nona edizione?
Il coinvolgimento totale di un’intera città e della sua comunità. Gli eventi saranno ospitati nelle piazze principali ed in alcuni dei luoghi più belli del centro cittadino. Sarà bellissimo. L’altra grande novità, su cui puntiamo molto, è quella di rendere questo format anche appetibile per la televisione. Ha i requisiti per stare con dignità in televisione. Vogliamo provare ad intraprendere questa strada.
Il cast è di prim’ordine: come siete riusciti a mettere assieme così tanti artisti con la A maiuscola? 
I docenti, così come gli ospiti, che invitiamo al Festival sono prima di tutto amici. Da circa 4 anni, seguo la direzione della Fiera della Danza di Milano, ma non solo, organizziamo molti altri eventi dedicati alla danza. Questo mi permette di conoscere e mantenere vivi i rapporti con i più grandi del settore, condividere con loro idee e progettualità ed invitarli poi come testimonial al Festival
La soddisfazione e l’emozione più grande, finora raccolte, grazie al Festival Ballet? 
Ritrovare molti dei giovani che hanno partecipato al Festival in teatro, sul palcoscenico. Poi c’è la felicità di chi il Festival l’ho ha vinto. Il Festival non è fine a se stesso, e lo dimostra ogni anni formando e dando la possibilità a tanti ragazzi di mettersi in mostra. Noi cerchiamo di far brillare il talento. E spesso ci riusciamo.
Passando a te: come nasce la tua passione per la danza? 
Non ho mai ballato, lo confesso, anche se ci hanno provato a portarmi ad una lezione; ho sempre avuto una particolare attrazione per chi riesce ad esprimersi utilizzando il linguaggio del corpo. E’ proprio questo l’elemento che cerco di individuare in un giovane, la capacità di comunicare sempre e comunque, anche oltre ogni virtuosismo tecnico
Quando hai capito che questa passione avrebbe potuto trasformarsi anche in un lavoro? 
Il successo della prima edizione ha spinto la seconda, e così via. Si è attivato un meccanismo positivo per cui ogni edizione è il tentativo, a volte riuscito, altre meno, di migliorare il format e i suoi obiettivi. Cerchiamo di inserire elementi di novità ogni edizione. Credo che il Festival Ballet, per caratteristiche e percorso, sia unico. Un modello che con mio sommo piacere, molte altre realtà hanno tentato di copiare.
Rispetto al passato, la danza sembra trovare sempre meno spazio in televisione. Qual è il tuo punto di vista sull’argomento?
E’ cambiata la televisione. O meglio: è diventata “la televisione”. Negli anni ’60, quanto veniva proposto seguiva il concetto di rappresentazione teatrale, dell’avanspettacolo e del grande varietà. Era più facile che su un set televisivo trovassero spazio corpi di ballo davvero numerosi e con vero un senso coreografico e registico, basti pensare quantohanno dato al balletto in TV Don Lurio o Gino Landi. Adesso la televisione ha una fruizione molto rapida, breve e distratta. Si è creata dei suoi tempi incalzanti e questo penalizza anche il balletto che ormai trova rifugio nei talent show.
In futuro quali altri traguardi, sul fronte professionale e personale, ti piacerebbe raggiungere? 
Bella domanda: forse proprio la televisione. E’ un mondo che mi ha sempre affascinato, un mondo che sempre più spesso ritrovo in parallelo nel mio percorso ma che per ora non si è ancora intrecciato direttamente. Oppure tornerò alla mia più grande passione, la musica. Ho organizzato per circa un decennio i concerti dei più grandi artisti italiani ed esteri ed ovviamente, i primi amori prima o poi ritornano.

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