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Quando la musica è energia pura: incontro con Faith

Federica, nome spesso abbreviato in Fede o Chicca, alla ricerca di un nome d’arte che fosse adatto per la dance, l’house e i generi per cui lavora, ispirata da cantanti del panorama internazionale si è battezzata “Faith”, un nome breve, che suona bene e che piace al suo pubblico.

Faith scrive e canta, vantando una discografia attivissima; interpreta diverse cover ma ha all’attivo diverse collaborazioni con etichette per le quali pubblica singoli dance e house inediti.

E’ recentemente uscito un remix dance in varie versioni con Stefano Valli, con la produzione di Ultrasonix di Alex Zullo: pezzi freschi, adatti per l’estate con altri importanti progetti in cantiere.

Si orienta sulla musica internazionale: i suoi gusti e la sua cultura musicale vengono dalla black, soul, ritm&blues ma anche dalla melodica americana. Si ispira alle grandi cantanti di black, dalle più classiche e storiche fino alle più contemporanee Whitney Huston e Mariah Carey.

 

Cosa pensi della canzone e della musica italiana?

Non mi dispiacciono alcune cose italiane ma faccio fatica a trovare il mio cuore, la mia attitudine e la mia intenzione: devo dire che quando trovo dei pezzi scritti magistralmente, tipo “più sole” cantata da Niky Nicolaj, suonata magistralmente dal grande sax di Stefano di Battista e scritta da Jovanotti, dico “chapeau”; tra le cover di Feit non manca nel suo repertorio perché la ritiene meravigliosa.

Dalla musica italiana attinge molto da maestri quali Mina o da pezzi maschili riportati nella tonalità femminile: si diverte a pescare la qualità nella musica italiana che considera comunque bellissima.

Non hai mai pensato di trasportare un pezzo italiano nel tuo genere?

E’ un’idea interessante, a cui ho pensato. Al momento sto cercando di realizzare alcuni singoli nuovi inediti e preferirei riuscire a far conoscere la mia musica senza insistere troppo con le cover. In futuro potrebbe essere interessante, oltre che giusto rendere omaggio alla musica italiana, dandole quel pizzico del mio colore”.

Obiettivi futuri: il sogno

Riuscire a farmi conoscere e affermarmi, dando la possibilità al pubblico di conoscere Faith e tutte le sue sfaccettature, dal soul al melodico alla dance, e anche all’Hip Hop che è un genere che mi piace molto. Mi piacerebbe riuscire a creare una serie di singoli per realizzare un album”.

Da bambina…Chicca sapeva che avrebbe fatto musica? Com’è nata la scintilla che ti ha portato a scoprire il tuo talento?

Ho sempre cantato fin da piccola. Quando sei bambina è tutto un gioco: appena un pò più grande ho iniziato a studiare. Mi piace fare le cose bene, studiare ed essere preparata. Mi piace imparare dai migliori. Non amo mettermi comoda: cerco sfide sempre più grandi e passo dopo passo mi sono trovata fortunatamente, ma con grande fatica, ad avere delle collaborazioni professionali di buon livello che mi hanno permesso di realizzare importanti sogni”.

La tua grande estensione vocale, quante ottave mette in gioco?

Tra le tre e le quattro ottave, a seconda che sia di voce piena o mezza voce”.

La tua potente voce è un muscolo che hai allenato o il grande allenamento ti ha portato ad estenderla?

Non si può pensare di fare questo lavoro seriamente senza studiare con dei maestri preparati e con un allenamento costante e quotidiano. Ho incontrato grandi maestri tra cui Luca Jurman con cui ho studiato per lungo tempo; ho fatto poi un breve percorso di canto lirico con la maestra Lina Vasta della Casa Verdi, una signora veramente notevole sia con un’energia e voce cristallina meravigliose. Attingo sempre e da ognuno, impegno, passione, tecnica e talento: senza l’allenamento non si va da nessuna parte”.

Non basta quindi avere una bella voce?
In Italia si tende a dire che chi ha una bella voce può cantare: non basta, devi studiare. Chi suona il pianoforte fa otto ore di esercizio al giorno per tirare fuori il suo talento. Anche i cantanti devono questo tipo di rispetto per la musica perché non ci si può improvvisare”.

Si dice che con l’arte non si vive: è vero?

E’ una sfida durissima perché purtroppo la tendenza è quella di scegliere non l’arte ma il personaggio. Molte volte si viene premiati a livello televisivo e radiofonico, con la moda dei talent. Sui talent non voglio essere polemica: vedo però poca serietà, professionalità e stoffa. Tappe bruciate in due secondi. Credo nella carriera, nell’impegno come si faceva vent’anni fa quando ero molto piccola ma si dava la possibilità a un esordiente di fare un album, un altro e un altro ancora e nel frattempo questa persona con talento veniva affiancata da personaggi importanti. Veniva nutrita di cultura, preparata e perfezionata. Questo è il percorso che nel mio piccolo sto cercando di fare: un pò da sola e un pò con le persone di cui mi circondo”.

I tuoi prossimi progetti?

C’è una collaborazione interessante che sta prendendo forma con Enzo Bollani: per il momento mi riservo il work in progress. E’ tutto molto segreto ma bello!

Una domanda a Enzo Bollani: svelaci qualcosa di più…

La produzione verrà realizzata all’interno di uno dei migliori studi d’Italia che è il Back Studio, di proprietà Toto Cutugno, fondato da Gino Paoli. Uno studio importantissimo dove hanno suonato e suonano tutt’ora i grandi. Seguirò in prima persona tutto, prima che esca con la mia etichetta e verrà mixata e masterizzata da Celeste Frigo, colui che si occupa del mixing e del mastering di tutti i pezzi di Mina”.

Come hai conosciuto Faith?

Faith è stata una folgorazione conosciuta per caso a un evento in cui presentavo altri musicisti: uno di questi era Lorenzo Malvezzi che è stato finalista al premio Tenco e sta andando molto bene con un suo disco.

Quella sera Faith cantava delle cover molto belle tra cui Golden Night che mi ha stregato e da allora abbiamo stretto un rapporto di grande rispetto: parliamo la stessa lingua. Lei è molto più precisa e metodica mentre io sono un pò zingaro e un pò randagio, ma credo che da questa commistione di diversità cresceranno delle opportunità interessanti e soprattutto degli alti prodotti posizionabili a un livello alto della produzione discografica italiana seppur indipendente (dal momento che sono un produttore indipendente, come molti oggi).

Il mercato discografico sta ricostituendosi: quelle che oggi sono “minor” o indipendenti stanno prendendo spazio grazie alla continua sperimentazione”.

 

Quando la musica è energia pura: incontro con Faith

di Mauro Caldera

 

Federica, nome spesso abbreviato in Fede o Chicca, alla ricerca di un nome d’arte che fosse adatto per la dance, l’house e i generi per cui lavora, ispirata da cantanti del panorama internazionale si è battezzata “Faith”, un nome breve, che suona bene e che piace al suo pubblico.

Faith scrive e canta, vantando una discografia attivissima; interpreta diverse cover ma ha all’attivo diverse collaborazioni con etichette per le quali pubblica singoli dance e house inediti.

E’ recentemente uscito un remix dance in varie versioni con Stefano Valli, con la produzione di Ultrasonix di Alex Zullo: pezzi freschi, adatti per l’estate con altri importanti progetti in cantiere.

Si orienta sulla musica internazionale: i suoi gusti e la sua cultura musicale vengono dalla black, soul, ritm&blues ma anche dalla melodica americana. Si ispira alle grandi cantanti di black, dalle più classiche e storiche fino alle più contemporanee Whitney Huston e Mariah Carey.

 

Cosa pensi della canzone e della musica italiana?

Non mi dispiacciono alcune cose italiane ma faccio fatica a trovare il mio cuore, la mia attitudine e la mia intenzione: devo dire che quando trovo dei pezzi scritti magistralmente, tipo “più sole” cantata da Niky Nicolaj, suonata magistralmente dal grande sax di Stefano di Battista e scritta da Jovanotti, dico “chapeau”; tra le cover di Feit non manca nel suo repertorio perché la ritiene meravigliosa.

Dalla musica italiana attinge molto da maestri quali Mina o da pezzi maschili riportati nella tonalità femminile: si diverte a pescare la qualità nella musica italiana che considera comunque bellissima.

Non hai mai pensato di trasportare un pezzo italiano nel tuo genere?

E’ un’idea interessante, a cui ho pensato. Al momento sto cercando di realizzare alcuni singoli nuovi inediti e preferirei riuscire a far conoscere la mia musica senza insistere troppo con le cover. In futuro potrebbe essere interessante, oltre che giusto rendere omaggio alla musica italiana, dandole quel pizzico del mio colore”.

Obiettivi futuri: il sogno

Riuscire a farmi conoscere e affermarmi, dando la possibilità al pubblico di conoscere Faith e tutte le sue sfaccettature, dal soul al melodico alla dance, e anche all’Hip Hop che è un genere che mi piace molto. Mi piacerebbe riuscire a creare una serie di singoli per realizzare un album”.

Da bambina…Chicca sapeva che avrebbe fatto musica? Com’è nata la scintilla che ti ha portato a scoprire il tuo talento?

Ho sempre cantato fin da piccola. Quando sei bambina è tutto un gioco: appena un pò più grande ho iniziato a studiare. Mi piace fare le cose bene, studiare ed essere preparata. Mi piace imparare dai migliori. Non amo mettermi comoda: cerco sfide sempre più grandi e passo dopo passo mi sono trovata fortunatamente, ma con grande fatica, ad avere delle collaborazioni professionali di buon livello che mi hanno permesso di realizzare importanti sogni”.

La tua grande estensione vocale, quante ottave mette in gioco?

Tra le tre e le quattro ottave, a seconda che sia di voce piena o mezza voce”.

La tua potente voce è un muscolo che hai allenato o il grande allenamento ti ha portato ad estenderla?

Non si può pensare di fare questo lavoro seriamente senza studiare con dei maestri preparati e con un allenamento costante e quotidiano. Ho incontrato grandi maestri tra cui Luca Jurman con cui ho studiato per lungo tempo; ho fatto poi un breve percorso di canto lirico con la maestra Lina Vasta della Casa Verdi, una signora veramente notevole sia con un’energia e voce cristallina meravigliose. Attingo sempre e da ognuno, impegno, passione, tecnica e talento: senza l’allenamento non si va da nessuna parte”.

Non basta quindi avere una bella voce?
In Italia si tende a dire che chi ha una bella voce può cantare: non basta, devi studiare. Chi suona il pianoforte fa otto ore di esercizio al giorno per tirare fuori il suo talento. Anche i cantanti devono questo tipo di rispetto per la musica perché non ci si può improvvisare”.

Si dice che con l’arte non si vive: è vero?

E’ una sfida durissima perché purtroppo la tendenza è quella di scegliere non l’arte ma il personaggio. Molte volte si viene premiati a livello televisivo e radiofonico, con la moda dei talent. Sui talent non voglio essere polemica: vedo però poca serietà, professionalità e stoffa. Tappe bruciate in due secondi. Credo nella carriera, nell’impegno come si faceva vent’anni fa quando ero molto piccola ma si dava la possibilità a un esordiente di fare un album, un altro e un altro ancora e nel frattempo questa persona con talento veniva affiancata da personaggi importanti. Veniva nutrita di cultura, preparata e perfezionata. Questo è il percorso che nel mio piccolo sto cercando di fare: un pò da sola e un pò con le persone di cui mi circondo”.

I tuoi prossimi progetti?

C’è una collaborazione interessante che sta prendendo forma con Enzo Bollani: per il momento mi riservo il work in progress. E’ tutto molto segreto ma bello!

Una domanda a Enzo Bollani: svelaci qualcosa di più…

La produzione verrà realizzata all’interno di uno dei migliori studi d’Italia che è il Back Studio, di proprietà Toto Cutugno, fondato da Gino Paoli. Uno studio importantissimo dove hanno suonato e suonano tutt’ora i grandi. Seguirò in prima persona tutto, prima che esca con la mia etichetta e verrà mixata e masterizzata da Celeste Frigo, colui che si occupa del mixing e del mastering di tutti i pezzi di Mina”.

Come hai conosciuto Faith?

Faith è stata una folgorazione conosciuta per caso a un evento in cui presentavo altri musicisti: uno di questi era Lorenzo Malvezzi che è stato finalista al premio Tenco e sta andando molto bene con un suo disco.

Quella sera Faith cantava delle cover molto belle tra cui Golden Night che mi ha stregato e da allora abbiamo stretto un rapporto di grande rispetto: parliamo la stessa lingua. Lei è molto più precisa e metodica mentre io sono un pò zingaro e un pò randagio, ma credo che da questa commistione di diversità cresceranno delle opportunità interessanti e soprattutto degli alti prodotti posizionabili a un livello alto della produzione discografica italiana seppur indipendente (dal momento che sono un produttore indipendente, come molti oggi).

Il mercato discografico sta ricostituendosi: quelle che oggi sono “minor” o indipendenti stanno prendendo spazio grazie alla continua sperimentazione”.

 

Mauro Caldera
Scritto da

Da Milano: Giornalista, Ufficio Stampa e Autore Televisivo. Si interessa di musica, cultura e spettacolo e collabora con la Fondazione Mike Bongiorno. Segue in diretta le più importanti manifestazioni musicali italiane.

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