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sabato 23 Gennaio 2021

Antonella Ferrari e il suo grande talento artistico portano in scena la Sclerosi multipla

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Mauro Caldera
Mauro Caldera
Da Milano: Giornalista, Ufficio Stampa e Autore Televisivo. Si interessa di musica, cultura e spettacolo e collabora con la Fondazione Mike Bongiorno. Segue in diretta le più importanti manifestazioni musicali italiane.

Antonella Ferrari: una forza della natura che porta in scena il delicato tema della disabilità e l’etichetta della diversità, odiando inizialmente, come molte donne lo specchio che poi riesce a diventare amico perché inizia a guardarti in un altro modo.

Nasce con la passione della danza che è espressione dell’anima che fa l’amore con la musica: ha sempre amato ballare, fin quando era piccola e posizionava le sedie immaginandosi il pubblico.

Uno spettacolo straordinario ripercorre la sua vita in modo leggero, curioso, buffo, senza far mancare momenti di riflessione e di sconforto…sempre vinto dalla grande forza d’animo; una scatola di foto rievoca il suo passato, quello che non c’è più. “Voglio fare danza” è stata per tanto la sua volontà. Antonella danza ancora adesso: qualche tremolio fino al lento e rigido ballo del mattone causato da contrazioni involontarie dei muscoli.

Antonella scopre di avere la Sclerosi multipla: un nome grande, spaventoso per qualcuno, ma non per lei che urla ai quattro venti quasi come fosse una campagna ironica di accettazione.

“Miopi di fronte a una dolorosa evidenza che intrappola i sogni e tutto quello che si ama: i miei problemi non vengono dalla testa ma arrivano dalle gambe che si ribellano alla volontà, creando quel dolore che oggi è mio coinquilino”.

Il suo è uno spettacolo dalle ambientazioni musicali di forte effetto, marcate da una scenografia fortemente simbolica, insieme ad alcune accortezze che accompagnano la brillante recitazione: i tarocchi diventano una lettura della vita di ciascuno.

Non viene trasmessa in alcun modo la preoccupazione che lascia però il posto alla stanchezza fino a quando Antonella scopre “finalmente” la sua malattia che fino al giorno della grande rivelazione la faceva impazzire: non riusciva a chiamarla, a darle un nome e una forma.

“Da oggi inizia la mia nuova vita”: non è più il caso di nascondersi perché è tempo di iniziare una nuova esistenza.

Un’artista a 360 gradi che unisce la danza al teatro alla musica agli effetti video e multimediali.

Un forte animo, un grande talento artistico e il coraggio sono le armi di Antonella che attraverso l’ironia si presenta al mondo decantando il manuale del “perfetto disabile”. Stereotipi e luoghi comuni: “Sei una bella donna? Ti trucchi? Durante la serata non esibisci la scatoletta delle pastiglie? Sii un po’ più triste e demotivata! Un test da palcoscenico per capire quanto si possa essere handicappati, specie quando l’apparenza è l’unica cosa che conta.

La motivazione, le ambizioni e i desideri sono il motore della gioia di Antonella: un ascensore per i suoi sogni che non sono più costretti e forzati a fare le scale. Non è più necessario presentarsi ai provini nascosti da un paravento di scuse, anche se in Italia, l’attrice disabile non funziona, non si è ancora pronti: la TV è spesso alla ricerca del sensazionalismo. I luoghi comuni porterebbero a dire che “fanno recitare anche l’handicappata”. Portare in scena la disabilità: “non faccio la zoppa…sono zoppa!”.

Si potrebbe proseguire per luoghi comuni: “Ci sono agenzie anche per attori disabili? Nel mondo esistono occhi e paraocchi, medici e paramedici e nel mio ambiente ci sono professionisti e paraculi!”.

Uno spettacolo in cui l’ironia non manca mai perché dove c’è il sorriso e la serenità si trovano soluzioni alla malattia, imparando a ridere dei problemi.

Ritornando alla simbologia di scena, è originale il dialogo con un attaccapanni che ha impersonato con particolari caratterizzanti le persone più importanti della sua vita, quelle che l’hanno seguita in questo suo viaggio, non sempre facile ma che l’hanno resa giorno dopo giorno più forte.

Dal marito arriva una dichiarazione esemplare: “Ti ho amato in piedi e ti amerò anche da seduta”.

La diversità non esiste e se c’è basta non darle troppa importanza. “A un cane non importa che tu sia ricco o povero: se gli darai il tuo cuore lui ti darà la sua fedeltà”.

La musica accompagna il viaggio di Antonella: un treno di immagini indelebili nei suoi ricordi, vivi e presenti; anche il papà, vivo dentro di lei, è presente su una sedia vuota, tutta per lui. La coperta, i libri e tante altre cose parlano di lui e le danno consigli. E’ forse partito per un viaggio di lavoro? Tornerà? “Con una carezza mi tranquillizzava e ancor oggi sento il calore delle sue mani”: un uomo speciale che ha lottato contro le sciagure della vita, ma siamo stati….più forti del destino.

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