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martedì 26 Gennaio 2021

Kasia Smutniak: “Lavorare con Özpetek, esperienza unica”

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

LECCE – Protagonista del film “Allacciate le cinture”, Kasia Smutniak racconta a Lifestyleblog.it alcuni aneddoti del film.

Protagonista di “Allacciate le cinture”: come è stato lavorare per questo film?
Questo film credo sia stato bello non solo per la lavorazione, per il coinvolgimento. E’stato bello perchè girare in un posto accogliente fa diventare il lavoro che può sembrare duro molto più facile. I mesi passati qui a Lecce sono stati belli.

Lavorare con Özpetek?
E’stata un’esperienza unica, fortissima. Una di quelle che non dimentichi.

Con Francesco Arca ed il resto del cast invece?
La cosa meravigliosa è che Ferzan riesce ad unire tanti attori, e tutti si rendono disponibili, quindi abbiamo avuto la possibilità di conoscerci bene prima di cominciare le riprese. Ci siamo seduti a tavola, abbiamo letto la sceneggiatura, abbiamo mangiato, bevuto e scherzato… Quando siamo arrivati sul set eravamo già un gruppo unito. Quindi questa era una cosa meravigliosa: quando giri alcune scene escono in un modo naturale. Così è stato anche con Francesco Arca, soprattutto nella seconda parte dove non c’era più bisogno di dirsi nulla.

Quanto ti ha colpito Lecce ed il Salento?
Dopo un mese ci siamo fermati per le riprese, tornando tutti a Roma. Ci sentivamo telefonicamente, non abbiamo mai staccato la testa. Dovevamo stare lì per fare un certo tipo di lavoro: chi dimagriva, chi ingrassava, quindi già stavamo male. Ferzan è tornato a Lecce dopo dieci giorni, io e gli altri con una settimana di anticipo. Li ho capito quanto questa città mi abbia colpito.

Qualche aneddoto legato alle riprese di “Allacciate le cinture”?
Un episodio divertentissimo da raccontare c’è. Un giorno sono andata al bar per fare colazione. Subito dopo ho girato mezza giornata per la città, poi entrando in un altro posto mi dicono: “Kasia, ma hai perso il telefono?”. Io ho risposto di no, mentre poi con insistenza mi dicevano “Hai perso il telefono”. Sembrava di stare in un luogo quasi familiare. Avevo perso il telefono senza accorgermene ma i miei movimenti erano così seguiti che era quasi allucinante questa cosa, per non dire divertente. Mi sono trovata talmente bene che credo sarà difficile girare un altro film in un altro luogo. Questo sarà il posto, il set, la città, che mi rimarrà nel cuore. Volevo ringraziare tutti i leccesi, molto carini con noi. Ci hanno permesso di girare delle scene bloccando le strade per giorni interi. Sono stati tutti carini e partecipi, rendendo il lavoro più piacevole.

Cosa ti ha dato interpretare un personaggio che soffre tantissimo?
E’stata un’esperienza fortissima, bellissima. Cosa mi ha dato? Un ruolo così può aggiungere una vita in più. Per me ogni film ha una storia e la vivo come fosse una possibilità di vivere una vita in più come per i gatti, che si dice abbiano sette vite. Non riesco a staccarmi da questa storia, forse quando uscirà il film riuscirò a liberarmene però un ruolo che mi ha dato Ferzan la possibilità di interpretare questo personaggio, non capita spesso. Ci sono pochi ruoli interessanti per le donne nei film di Frezan lui racchiude la possibilità di unire tanti personaggi e per ognuno di essi è scritto qualcosa di interessante. Per questo credo che tutti gli attori corrano quando lui chiama, perchè sono ruoli estremamente interessanti. Ho avuto questa fantastica possibilità e lo ringrazio tantissimo.

Quanto ti sei rispecchiata in questo personaggio?
Tantissimo, troppo forse.

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