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Lo stato delle cose: il nuovo Album di Roberta di Mario

Mauro Caldera

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Roberta Di Mario, straordinaria cantautrice/pianista parmense ha
musicato la mostra internazionale di Botero ed è uscita con il nuovo album “Lo stato delle cose”. Un album doppio che porta in vita due progetti artistici distinti eppure allo stesso tempo così uniti: “Songs” e “Walk on the Piano Side”; il primo con tracce cantate, il secondo solo con brani strumentali.

Spirito libero alla perenne ricerca di un’espressione poliedrica e senza confini, Roberta Di Mario vive da sempre per la Musica. Suo inseparabile compagno di viaggio, il pianoforte.

Quando suono, parte di me va dentro le note”: quando mette le mani sul piano, tocca le corde del cuore. Inizia i suoi live con dei pezzi di piano, mettendo il pubblico in un clima di piacevole sintonia.

Nasce artisticamente a cinque anni mettendo le mani sul piano: non sapendo ancora leggere e scrivere ha usato le note come lettere dell’alfabeto. Ha frequentato il Conservatorio con una strada segnata come concertista; non era però il destino per lei. Quando vinceva un concorso musicale andava per premio ai concerti di Eros Ramazzotti. In famiglia c’erano altre aspettative ma Roberta si sentiva proiettata verso un altro genere di musica. Dopo il diploma ha sperimentato le colonne sonore dei Film e i Musical. La nascita del figlio è stata la svolta di stile che l’ha portata a comporre e scrivere: “mancava solo un po’ di coraggio”.

I bimbi fanno sentire le mamme potenti”: se una mamma può creare la vita, può creare anche una canzone. Aveva bisogno di affermarsi come cantautrice. “Non volevo essere solo una pianista: volevo creare. Tutti si aspettavano che continuassi a fare concerti”.

Recuperata l’identità di cantautrice, Roberta riprende il suo pianoforte a cui dà una vita nuova scrivendo pezzi suoi.

Adesso manca solo il grande palco di Sanremo per farsi conoscere a livello nazionale:

Quest’anno purtroppo l’ho seguito poco. Negli anni scorsi mi ha colpito Raphael Gualazzi, un artista che sa mettersi in gioco: ha stile, scrive, canta, suona…un po’ come faccio io. E’ bello vedere dei giovani che mettono fuori la loro anima, senza paura. Delle poche canzoni che ho ascoltato sono state eliminate le più belle. Negli anni scorsi ho amato moltissimo lo stile di Malika Ayane che oggi purtroppo è un po’ uscita di scena. Peccato perché Sanremo potrebbe essere una bellissima fucina di musica e di canzoni. Ricordo con piacere gli anni di Pippo Baudo: c’era un grande show ma la musica era al centro dell’attenzione, ed era anche bella e di qualità. Sono anni difficili per la musica italiana: non mancano le idee e gli artisti ma c’è poca possibilità di poterle raccontare. E’ facile promuovere i Big che ogni tanto dovrebbero fermarsi un po’ per raccogliere le idee e nuove emozioni per rinnovarsi. C’è spazio o ci dovrebbe essere per tutti! Ogni giorno c’è un’emergente, come me , che vorrebbe dire la sua: la musica è rischio:ben venga la pluralità di punti di vista del pubblico che ascolterà prodotti sempre nuovi”.

Quando un prodotto è tuo e quando non lo è più?

E’ solo tuo quando non lo ascolta ancora nessuno: dal momento che qualcun altro inizia ad ascoltarlo non è più tuo, ma degli altri. E’ il momento di pensare al futuro e alla gestazione di un nuovo prodotto”.

Hai musicato una mostra di Botero: cosa significa musicare delle opere d’arte?

Premetto che non sono tanto avvezza all’arte che, d’istinto mi piace ma non la vado a cercare. La mostra internazionale di Botero è arrivata a Parma: l’organizzazione ha pensato a me in quanto artista parmigiana per musicare il video della mostra che sarebbe diventata poi itinerante (In questo momento è a Tokyo). Mentre suonavo, mi guardavo le mani e ho scoperto che ha scolpito tante mani, grandi e sproporzionate, che iniziò a creare dopo il tragico incidente in cui perse la vita il figlio e lui perse una falange”.

Com’è nata la musica ispirata a Botero?

Ho guardato le immagini del video per poterne ricreare la musica: è stato tutto molto naturale. La musica che spontaneamente è arrivata si è sposata molto bene con le immagini della ballerina che è un po’ il simbolo della mostra”.

Perché hanno pensato a te per musicare la mostra?

Perché, conoscendo il mio stile, hanno ritenuto che le mie sonorità richiamassero delle immagini: è una mia caratteristica presente sia a livello pianistico sia nelle canzoni”.

Cosa ti ha colpito di Botero?

Ho sentito in lui la favola: erano presenti le ballerine, cavalli, carillon e pupazzi. Questa sensazione mi è arrivata guardando le sue prime opere; un nonno dalla barba bianca che mi ha fatto molta tenerezza”.

Musicalmente, racconti di più la mostra o la tua vita?

“Il primo tentativo è quello di raccontare con la musica quello che le immagini evocano. All’interno di questa interpretazione trova spazio il racconto della mia vita: quando suono, parte di me va dentro le note”.

Quale nuovo utilizzo vorresti fare della tua musica?

Il cinema: vorrei tanto scrivere colonne sonore per film e docufilm. E’ la mia terza strada che vorrei percorrere il prima possibile”.

Quando componi, parti dalla musica o dalle parole?

Tendenzialmente dalla musica: se metto le mani al piano mi arriva una melodia e poi trovo delle parole che siano giuste. A volte ho l’esigenza di raccontare qualcosa in particolare e allora parto dalle parole per poi musicarle”.

Come nascono i tuoi pezzi?

In base al mio stato d’animo e da cosa voglio dipende la mia modalità di scrittura. Io registro i miei appunti e note sull’ Iphone. Raccolgo, fin tanto che trovo il momento per rileggere tutti gli spunti: parole e pensieri che trovano il loro spazio per riemergere, in quel preciso giorno in cui trovo l’occasione per liberarli”.

L’ispirazione creativa come arriva?

Gli stimoli non arrivano mai subito ma dopo giorni, quando raccolgo e rielaboro a freddo gli stati d’animo vissuti. A distanza di giorni, riprendo una situazione che poteva sembrare dimenticata”.

Dovessi definire il tuo stile?

Mi sento un po’ diversa in questo mondo in cui si tende ad etichettare con dei precisi stili. Non ritengo di averne uno ben definito perché ne ho tanti: ho però uno stile positivo. Non è per mancanza di personalità ma proprio perché mi piace sperimentare quello che mi arriva in un preciso momento, anche grazie all’intuizione e all’istinto. Ci sono giorni che lavoro più con uno stile Jazz e altri in cui mi sento più Pop”.

Quali generi tocca il tuo Album?

L’Album è bello perché è vario: ci sono Ballade, canzoni più ritmate, Bossanova, stili Jazz; c’è anche un pezzo di piano contemporaneo, molto intimo e uno più ritmato alla Bollani”.

Parliamo del tuo Album: “Lo stato delle cose”

Sono due cd: uno dal titolo Songs con pezzi di piano e l’altro è una raccolta di 7 tracce cantate. Le musiche e i testi sono scritte da me in collaborazione con il M° Cantarelli che è anche il produttore di Ivano Fossati. All’interno di questo cd c’è anche il brano che ha dato il titolo all’Album”.

Il brano “Lo stato delle cose”: di cosa parla?

Lo stato delle cose è il cambiamento, il movimento: l’unica certezza che oggi abbiamo tra l’essere fragili e l’essere coraggiosi e forti. Il senso dello stato delle cose è la fragilità della felicità”.

Quali artisti vorresti (o avresti voluto) che interpretassero una tua canzone?

Gino Paoli, Umberto Bindi e Mina.

 

Officiale website: www.robertadimario.it

Da Milano: Giornalista, Ufficio Stampa e Autore Televisivo. Si interessa di musica, cultura e spettacolo e collabora con la Fondazione Mike Bongiorno. Segue in diretta le più importanti manifestazioni musicali italiane.

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