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lunedì 25 Gennaio 2021

Claudio Guerrini: “Per un artista il passaggio da radio e tv è più semplice rispetto al contrario”

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Mauro Caldera
Mauro Caldera
Da Milano: Giornalista, Ufficio Stampa e Autore Televisivo. Si interessa di musica, cultura e spettacolo e collabora con la Fondazione Mike Bongiorno. Segue in diretta le più importanti manifestazioni musicali italiane.

Ironia e autoironia, uniti ad una buona capacità di improvvisazione sono gli ingredienti che Claudio Guerrini, voce di punta a Rds, cucina nelle esilaranti candid camera del nuovo programma “Salute:istruzioni per l’uso” in compagnia di Francesca Aiello. Un contenitore di approfondimenti, interviste esclusive e consigli pratici da parte di esperti del mondo della medicina e del benessere che vede Roly Kornblit alla conduzione. Il programma andrà in onda dalla mezzanotte e mezza del venerdì sul canale ABC, ogni martedì alle 21.05 su LazioTv, il mercoledì alle 12 su La4Italia e alle 21 su GoldTv mentre la domenica alle 7 su SilverTv e alle 23 su Eursat.
La Regia è di Mario Maiellaro, professionista veterano che da anni collabora con Mediaset. Lifestyleblog ha incontrato Claudio sul set.

Come ti sei avvicinato al mondo della radio?
Ero molto discotecaro; ho cominciato a mettere dischi a 13 anni alle feste di compleanno e nel frattempo prendevo il microfono e animavo la festa; ascoltavo le radio private e mi cimentavo con lo stereo e un piccolo registratore sotto la cassa. Abbassavo la musica e parlavo come un vero speaker. Registravo delle cassette mixate e creavo dei miei programmi radio che poi riascoltavo in macchina con i miei amici per capire quali reazioni avrebbero potuto sortire su un pubblico vero.

Come hai iniziato a fare Radio?
Appena diplomato ho iniziato in una piccola radio romana: non ho mai avuto spintarelle. Una volta inserito cambiavo radio molto rapidamente alla ricerca di livelli sempre superiori. Partendo da quella di quartiere sono passato a quella cittadina, provinciale, regionale fino ad approdare al grande network…sempre per gradi! Ogni volta che ero in una radio registravo “il mio meglio” per portarlo all’incontro successivo di selezione: la strada è stata lunga ma le fatiche sono state ripagate. La prima grande radio nazionale che mi ha dato il serale è stata Radio Kiss Kiss; poi è arrivata Rtl e poi Rds.

Qual è il tuo stile?
Sono solito attingere sia dal mondo della radio sia dalla televisione. Il mio punto di riferimento mondiale è Bonolis: mi dà l’idea di poter sorprendere l’ascoltatore ogni secondo oltre a regalarmi molti spunti. Mi ispiro anche a Federico Olandese Volante e a Linus che è per me il maestro della radio. Un mix ideale tra un personaggio televisivo come Bonolis e uno radiofonico come Linus è il vero optimum.

Oltre alla radio, quali sono state le tue esperienze televisive?
Ho cominciato tanto tempo fa con un programma notturno nelle discoteche (tanto per rimanere in tema): andavo in giro e intervistavo i classici vip e gli ospiti seduti nei privè. Un’esperienza divertente che parlava anche di classifiche. La tv un po’ più seria è arivata dopo con diverse ospitate fino alla conduzione su Rai5 di un programma sul cinema, “Tutto in 48 ore”: un talent dove si ideavano, montavano e realizzavano film e cortometraggi in sole 48 ore. Conducevo con Cecilia Dazzi con cui mi sono trovato bene. L’esperienza mi ha formato molto e mi ha fatto capire che avrei potuto fare anche tv: un modo diverso di comunicare. Chi fa Radio e Tv riesce ad approcciarsi ad un pubblico più vasto..

Dalla Radio delle interviste alle Candid Camera: una sfida incognita. Come ti sei trovato?
Non ho mai fatto Candid Camera in vita mia: è un’idea del grande Mario Maiellaro e di Gianfranco Scancarello che hanno riconosciuto nella mia faccia la situazione ideale per farle. Cerco di immedesimarmi nella parte: sono riuscito a fare lo sfigato, quello che doveva farsi comprare il Viagra perché non aveva coraggio o che doveva farsi aiutare perché il bambino piangeva in carrozzina. Vediamo se riuscirò in futuro a calarmi in altri ruoli: l’idea mi alletta!

Fare Candid è diverso dal fare Tv?
E’ tutt’altra cosa dal guardare in camera, condurre e presentare. In questa situazione mi devo mettere in gioco accanto alla vittima. E’ un’esperienza interessante.

Che valore ha una Candid camera in una trasmissione che parla di salute, talvolta con argomenti seri?
In un programma di salute, dai temi seri, è importante sdrammatizzare e utilizzare un po’ di ironia, pur con decoro.

Quali programmi ti piacerebbe condurre?
Sogno quelli che danno spazio all’improvvisazione e alla battuta pronta, dove non tutto è scritto. Affari tuoi e il gioco dei pacchi mi darebbero la possibilità di istrioneggiare, sorridere, prendersi e prendere in giro. Mi piacerebbe anche un programma tipo “Avanti un altro”.

Dalla radio alla TV: ci sono artisti che fanno il percorso inverso. Cosa ne pensi?
Una cosa non esclude l’altra. I radiofonici dicono che “Chi sa fare radio sa fare TV; chi sa fare tv non è detto che sappia fare radio”. Partire dalla radio è sempre meglio perché la formazione della diretta ti porta a inventare e a improvvisare anche quando va in tilt la strumentazione; in televisone, a volte, anche la gente in gamba, di fronte a un piccolo cambiamento di scaletta si trova in difficoltà. Molti televisivi vengono in radio da me e, finita l’intervista mi chiedono se possono fare radio anche loro. C’è grande voglia, di tanti artisti, di tornare verso la radio.

In questo momento chi è un punto di riferimento per la nuova Tv?
Alessandro Cattelan secondo me è un ottimo esempio che ha giocato sia in radio sia in Tv. Ha i tempi giusti, la giusta mentalità e ha una certa umiltà (non scontata in questo mondo). La conduzione di XFactor è particolare. C’è bisogno di lasciare molto spazio ai veri protagonisti: i coach e i giurati. Alessandro riesce benissimo a dare i tempi giusti. Anche in radio funziona. E’ una delle leve più interessanti di questo periodo.

C’è un cambio generazionale nella tv?
I più bravi sono sempre quelli che sono ancora sulla cresta dell’onda o lo sono stati in questi ultimi anni. Non vedo ancora un nuovo Bonolis, Scotti, Conti o Fiorello. C’è uno stacco generazionale tra questi grandi (senza andare indietro a Baudo, Corrado o al grande Mike) e il presente. Salvo Cattelan, i Big di oggi sono ancora quelli di ieri. E’ questione di gavetta: quanto oggi si fatica ancora come si faticava un tempo? Quale la vera fatica che ti fa arrivare?

Cosa manca nella tv?
Potrei dire ironicamente “Io”: sto arrivando adesso! Nessuno è indispensabile! Manca un po’ di fantasia e rischio. Anche le televisioni più piccole, più che scimmiottare le grandi tv dovrebbero inventarsi qualcosa di innovativo e più vicino alla gente. Recentemente ho proposto alcuni format: mi è stato detto che erano interessanti ma non è il momento o con questi tempi non funziona. Servirebbe una maggiore voglia di rischiare senza mettere sempre i “ma”, cercando di dare qualcosa di nuovo.

Quale ruolo dovrebbero avere secondo te le piccole televisioni?
Dovrebbero dare nuova linfa alle grandi: è la primavera della televisione. Se non testi lì un programma, certo non lo testi in prima serata sulle Tv nazionali. In questi anni la crisi economica ha messo in crisi l’investimento verso progetti non sicuri: non sempre però i costi dei programmi devono essere esorbitanti. Si può rischiare anche con poco.

 

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