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lunedì 18 Gennaio 2021

Andrea Castrignano: la casa è il teatro dell’anima

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Mauro Caldera
Mauro Caldera
Da Milano: Giornalista, Ufficio Stampa e Autore Televisivo. Si interessa di musica, cultura e spettacolo e collabora con la Fondazione Mike Bongiorno. Segue in diretta le più importanti manifestazioni musicali italiane.

Quando ho lasciato Real Time per passare a Mediaset l’ho fatto perché volevo raccontare in maniera più autonoma la mia professione: adesso posso dire di fare un vero reality dove si racconta in differita la mia quotidianità, ovvero il cliente che si affida al mio studioIn questo momento avviene la progettazione della casa con tutti i vari passaggi che si vedono nel programma”.

Quello che decide Andrea è quello in cui crede realmente e che racconta. La libertà di azione è fondamentale e fa sì che il suo prodotto sia credibile e vicino alle reali necessità della gente che è sempre più attenta anche se in testa, oggi, ha molta confusione.

Mi capita spesso di essere invitato da nuovi clienti e ho occasione di vedere delle belle case; essendo però loro confusi, tendono a fare della casa un pot pourry di stili e di oggetti che messi assieme fanno talvolta disordine. Sono loro i primi a non ritrovarsi nella propria casa perché sono stati mescolati tanti stili creando così una gran confusione… ma noi in qualche modo siamo capaci di riordinare le loro idee!

 

Qual è la prima domanda che ti fanno?
Cos’è che non va in casa mia?”

E tu cosa rispondi?
Iniziamo a fare ordine e a riorganizzare gli ambienti. C’è gente che a volte decide di rifare la propria casa perché se la sente un po’ datata. Prima di andare a trovare un cliente, suggerisco di valutare se la casa esistente ha un potenziale per sviluppare le esigenze di oggi”.

Hai già dato nuova vita a una casa?
Mi è capitato di riorganizzare degli spazi di 100 metri quadrati dove serviva una camera aggiuntiva: abbiamo rivisitato e organizzato il tutto. Sono usciti dalla loro casa e dopo tre mesi sono tornati soddisfatti e stupiti del risultato ottenuto”.

Il cliente si affida completamente a te?
Chi sceglie un professionista apprezza il suo stile: mi hanno definito un pò sarto e un po’ psicologo. Io devo essere capace di fare la tua casa: cerco di conoscerti, entro in empatia con te, cerco di conoscere le tue esigenze. E’ importante comprendere le abitudini del cliente per capire cosa recuperare del suo passato”.

Cosa ti aspetti da un sopralluogo?
Detesto entrare in una casa minimale, con personalità pari a zero: oggi la casa ti deve rappresentare. La casa è il teatro della tua anima: devo capire cosa ti porti dietro. E’ fondamentale giocare con la tua personalità, con i tuoi hobbyes e con tutte quelle caratteristiche che sono specificatamente tue”.

Cosa analizzi in un sopralluogo?
Leggo la persona e la casa: prima conosco il cliente, dopodiché vado a vedere la sua casa. Mi sono già fatto un’idea di chi è. Una cosa che dico a tutti, oggi: la tua casa è il tuo biglietto da visita. Dimmi che casa hai e ti dirò chi sei. Se guardi la casa, capisci con chi hai a che fare”.

Quali i nuovi usi della casa?
Ultimamente ho fatto tante case a giovani professionisti che mi hanno detto di non voler portare il cliente a cena fuori, ma a casa. E’ un modo per creare un contatto, un rapporto: tu stai invitando qualcuno nella tua intimità, quella che ti rappresenta”.

La casa, può fare la differenza?
Si vede quando una casa è studiata, così come si capisce quando è raffazzonata. Fa la differenza di una persona perché non è più come un tempo, quando si comprava l’abito bello per fare scena”.

Da cosa dipende la qualità della vita?
La qualità della vita parte dall’ambiente e io cerco di trasferire questa interpretazione anche negli ambienti lavorativi visto che si trascorre più tempo al lavoro che a casa. Di conseguenza anche questo deve essere accogliente e ben fatto: siamo obbligati a lavorare e allora cerchiamo di farlo in un contesto gradevole”.

Quale il ruolo delle persone nell’ambiente “di qualità”?
E’ importante dare importanza alle persone che condividono la giornata con te: in studio, per esempio, ogni venerdì, a turno ognuno cucina per tutti. Abbiamo uno spazio interno che fa molto team building: abbiamo l’occasione di stare insieme, di esprimerci anche attraverso il cibo che è molto aggregante”.

Il cibo ha il suo perché?
Gli italiani sono molto attenti alla cucina, al cibo e alla convivialità: quando vediamo il successo che hanno questi programmi che parlano di cibo…ci sarà un perché?

La cucina è sempre stata un punto sensibile per gli italiani, anche se ultimamente sono cambiate delle cose: i piatti oggi sono più ricercati.

Andare a cena da amici e notare che si sono sforzati di non fare il classico spaghetto al pomodoro, ma ricercare nuove ricette, impiattate in modo curato e creativo diventa un modo per capire quanto tengono alla nostra presenza in un ambiente che rispecchia la loro intimità.

E’ un gioco ispirato da questi programmi tv che invitano ad educare la fantasia, il gusto e la creatività, anche in cucina.

L’attenzione verso l’ospite porta a curare la tavola, i decori o addirittura la cura verso l’impianto luminotecnico, così come la profumazione dell’ambiente. Tutto quello che è nel contesto-casa è spesso legato al cibo.

 

Quali sono le caratteristiche che rendono l’ambiente positivo?
Non c’è distinzione tra casa e ufficio. Partiamo dai buoni odori: i nostri sensi sono sviluppati per qualsiasi ambiente che viviamo. Se entro in una casa bellissima, ma sento un odore sgradevole, tutto quello che ho intorno mi piace già meno”.

Cosa ti salta all’occhio in un ambiente?
Sono molto attento ai dettagli e talvolta vado a notare cose che altri normalmente non noterebbero. La casa è finita quando ha le tende appese. Se hai ristrutturato una casa non puoi rimanere con la lampadina appesa: sono piccoli dettagli che, chi entra in casa nota subito”.

Quali sono gli altri elementi importanti in una casa?
Sicuramente i giochi cromatici: io sono contrario al totalwhite. E’ molto semplice farsi la casa tutta bianca ma è anonima. Alla fine, di te non mostri nulla. Saper dosare e giocare con il colore crea positività nell’ambiente che vivi: tutto il resto fa contorno”.

Dovessi definire il tuo stile?
Oggi mi considero un minimal baroque: il bello minimale unito al barocco degli spazi che devono essere caldi e accoglienti. Un ambiente che ha il suo vissuto, esprime la tua personalità. Mantenere spazi puliti ed essenziali, aggiungendo però quel tocco che dà la personalità alla casa”.

Cosa bolle in pentola?
Nel cassetto c’è l’idea di fare un programma che dovrebbe unire il food e il design: due argomenti molto forti che si fondono raccontandosi assieme”.

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