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Vogue: le immagini di Meisel diventano strumento per denunciare la violenza sulle donne

Il 3 aprile esce il nuovo numero di Vogue Italia, ispirato al cinema: una sceneggiatura per immagini che passa da un frame all’altro come fosse uno storyboard. I film horror, ai quali si riferiscono le foto della fashion story firmata Steven Meisel, diventano uno strumento per denunciare la violenza sulle donne dalle pagine del giornale, con una netta e provocatoria presa di posizione su un problema sociale ormai ineludibile, che sottolinea come la vita reale sia decisamente peggiore della fiction. E Vogue Italia, come ha fatto più volte negli ultimi anni, ha deciso di rappresentare la realtà, anche la più controversa, attraverso il suo linguaggio: l’estetica. Con la sua genialità interpretativa ed espressiva, Steven Meisel avvalora l’attitudine del direttore Franca Sozzani, che lo ha spinto ancora una volta a cimentarsi con temi clou, con foto memorabili: il fotografo ha “ricostruito” per le pagine del mensile una serie di indimenticabili set di film in cui le donne sono vittime di violenze, dal Silenzio degli innocenti a Suspiria, da Shining a L’uccello dalle piume di cristallo. Vogue Italia si distingue da sempre non solo per l’estrema attenzione alle immagini, ma anche per l’impegno sociale che sa trasmettere con le sue storie di copertina, spesso provocatorie, che vanno ben oltre la moda.

“Mai come in questo momento la violenza sulle donne è impressionante, quasi un “real horror show”. E con uno stile Cinematic, ispirato al grande cinema di Dario Argento o Stanley Kubrick e con immagini perfette come frame di un film, Vogue Italia vuole mandare un messaggio, condannando in modo assoluto e radicale la violenza contro le donne. Nessun desiderio di scioccare ma piuttosto di creare consapevolezza su quello che è un orrore da condannare!” così Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia.

Anche questo numero di Vogue Italia segue la linea delle special issue con un tema sociale che lo hanno preceduto negli ultimi anni, con uno sguardo sempre partecipato, senza rinunciare all’ironia e con lo scopo di stimolare, prendendo posizione: si sorride di fronte a una Linda Evangelista (luglio 2005) che, in pose elegantissime e quasi surreali, sbeffeggia la fissazione di tante celebrities per la chirurgia plastica. Luglio 2007: “Cleansing” è il titolo di un servizio di copertina che, riprendendo l’evidente necessità di molti di disintossicarsi, la raccontava con immagini forti e dirette, che andavano contro quell’attitudine “rehab is chic” allora serpeggiante nei dîners placés di mezzo mondo. Ironicamente ha poi giocato con manie sociali come i selfies (dicembre 2009) o i paparazzi (gennaio 2005), oppure con il fenomeno delle televendite (gennaio 2012), così come con il bondage domestico di pseudo “casalinghe disperate” (dicembre 2006). E quando ha cominciato a dilagare l’anoressia, specie fra le modelle, in un altro iconico numero (giugno 2011) Vogue Italia celebra in copertina modelle oversize, raccogliendo l’approvazione di un pubblico spesso dimenticato dalla moda: per l’occasione ha preso il via una campagna “Curvy”, ancora oggi molto seguita. Indimenticabile lo statement contro la discriminazione verso le modelle di colore con l’uscita culto “Black Issue” (luglio 2008), prima edizione al mondo interamente dedicata alle modelle di colore, divenuta un successo senza precedenti. Lo sguardo di Vogue Italia si è esteso anche a sfide considerate impensabili, con la cover story dedicata al No-War (settembre 2007) e quella che invece riproduce gli effetti del disastro ambientale nel Golfo del Messico (agosto 2010), issues che hanno sollevato non poche polemiche ma che hanno aperto gli occhi anche ad altri magazines sulla congruità di affrontare certi argomenti con servizi di moda. L’impegno di Vogue Italia va oltre le immagini, estendendosi a iniziative benefiche contro l’Aids o a favore dello sviluppo dei paesi del Terzo Mondo a fianco dell’Onu, o contro il cancro in partnership con lo Ieo di Milano.

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