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martedì 26 Gennaio 2021

“Scrivo dunque sono”. Emozioni: un materiale esplosivo alla ricerca del senso profondo dell’emotività.

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Mauro Caldera
Mauro Caldera
Da Milano: Giornalista, Ufficio Stampa e Autore Televisivo. Si interessa di musica, cultura e spettacolo e collabora con la Fondazione Mike Bongiorno. Segue in diretta le più importanti manifestazioni musicali italiane.

Il libro contiene degli esercizi di psicoscrittura; Elisabetta si occupa dell’aspetto profondo e introspettivo delle parole descrivendo un mondo, all’interno del quale le parole disegnano mondi (quasi un gioco di parole).“Il mio approccio alla scrittura è essenzialmente anticreativo: la scrittura di cui parlo è espressiva perché la creatività l’abbiamo tutti. L’espressività e la capacità di utilizzare le parole che abbiamo, vuol dire sapere dove siamo rispetto al nostro linguaggio, e quindi farne un uso consapevole e curato”.

Scrivere offre la possibilità di conoscersi e capirsi: è un percorso che aiuta a guardarci dentro. “Quando scrivi scruti quello che hai dentro cercando di portarlo fuori e già la scrittura diventa un super potere; la scrittura ti permette anche di portare quello che c’è fuori, dentro, interiorizzando il mondo e imparando a conoscerci”.

Un manuale autobiografico ed emotivo che vuole raccontare un possibile percorso attraverso il quale scoprire a che punto ci troviamo, noi, nelle nostre parole: quali sono le parole che usiamo? Quali parole scegliamo per parlare con gli altri, per strada, a scuola, con i figli, i mariti, gli amanti, le mogli… Quale il serbatoio da cui attingiamo le nostre parole e come le assembliamo? In che modo costruiamo le nostre frasi? Quale il nostro “momento lessicale” che ispira i nostri racconti?

L’autrice è al punto di dover fare un punto: dopo molte parole usate, sente la necessità di fare un salto per crescere riflettendo sulle parole usate fino ad oggi.

Sono troppo poche le parole per chiamare tutte le cose e la ricerca è proprio quella di andare a trovare la parola giusta, quella che crea movimento e trasporto.

I bambini imparano quando sono appassionati e quando le parole veicolano il contenuto diventando necessarie, transitando e trasmettendo emozioni: “Mi ricordo che, da bambina, pativo la forma eccessiva che la scuola ci costringeva a seguire; più che le storie, la volontà di raccontare e giocare con le parole, era importante la costruzione di una forma corretta, la solita ortografia e l’utilizzo lessicale giusto: un contenitore strettissimo entro cui dovevo stare. Appena ho rotto la forma ho iniziato a divertirmi e sperimentare. Lì ho capito che il linguaggio non è una cosa che va imparata in un modo solo, ma ci sono molti modi per imparare a scrivere”.

E’ importante scoprire che la scrittura spontanea è un fondamentale canale comunicativo. Aggiunge l’autrice: “Ho scoperto che i ragazzi che vengono ai miei corsi, in realtà affermano tutti di voler imparare  a scrivere per voler pubblicare, ma dopo un po’, quello che realmente desiderano è essere letti, condividere, essere accolti, creare legami e relazioni buone e sane. Quindi, capire come usare le parole per farsi voler bene per farsi accogliere. Da qui ho deciso di mettere a punto un percorso che aiutasse a comprendere qual è il loro personale linguaggio e come utilizzarlo al meglio”

Anche l’errore ha la sua importanza all’interno della scrittura: è fonte di ispirazione per nuovi significati. Il grande Maestro della scrittura, Gianni Rodari, diceva che “Sbagliando s’inventa”. Elisabetta commenta: “Aveva ragione: Rodari è un grande! Chiunque può e deve sbagliare. La licenza poetica è sempre di chi ha dimostrato di essere capace di stare nella forma: è vero, dobbiamo imparare a stare nella forma canonica e ortodossa, però, se invece di trasmettere che la scrittura è un dovere, così come la lettura, partissimo a ritroso e ragionassimo rodarianamente al contrario, allora ameremmo anche rientrare nella forma”.

 

Il libro:

Elisabetta Bucciarelli

Scrivo dunque sono

Trovare le parole giuste per vivere e raccontarsi.

Ed. Ponte alle grazie

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