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GQ ITALIA dedica la copertina a Toni Servillo, protagonista del film vincitore dell’Oscar

GQ Italia – in edicola dal 4 marzo – dedica la sua copertina a Toni Servillo e alla vittoria de La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino stanotte agli Oscar.
Con una esclusiva assoluta: l’incontro del grande attore con un maestro della fotografia italiana, Mario Dondero, 85 anni, leggendario autore di scatti memorabili ritraenti i protagonisti della cultura del Novecento, da Beckett a Camus. Per questo i ritratti di Servillo che Dondero ha fatto per GQ e l’incontro tra questi due giganti dell’arte di raccontare – uno con la voce e il viso, l’altro con gli occhi e con l’anima – assumono un carattere unico, davvero speciale. E sono stati anche l’occasione per alcune rivelazioni da parte di Servillo sui suoi rapporti con Paolo Sorrentino, il regista del film: «Ai tempi de L’uomo in più, Sorrentino era poco più di un ragazzo. Ruotava intorno alla comunità di Teatri Uniti, una factory che univa l’esperienza di Mario Martone e Antonio Neiwiller alla mia. Mi propose una sceneggiatura, ma io stavo portando in scena Il misantropo di Molière e con un atteggiamento un po’ snobistico rifiutai persino di leggerla: “Ma cosa vuoi che mi freghi del tuo copione?”. Allora Paolo e Angelo Curti, il mio produttore storico, ricorsero a un espediente. Finsero di rinunciare: “Lo facciamo leggere a un altro, non preoccuparti”. Mossero l’amor proprio. Vinsero». Dunque, alla fine Servillo lesse. «E me ne innamorai immediatamente», continua l’attore. «Chiamai Paolo: “Questo film lo faccio subito”. Non mi immaginavo come attore di cinema, mi sentivo tutt’al più membro di un’esperienza che, attraverso il teatro, faceva passi ponderati in un universo legato a doppio filo alla nostra poetica di allora».

A proposito di Jep Gambardella, il protagonista de La Grande Bellezza, Servillo (che vive a Caserta e si definisce un provinciale, «perché la provincia ti mette al riparo dalle ritualità e dal vuoto esercizio sociale») aggiunge: «Jep è un cinico sentimentale, deluso dal presente e non estraneo a un atteggiamento moralistico. Segue, attraversa e a tratti asseconda con passo lieve i riti della mondanità intellettuale o pseudointellettuale, dissipando il proprio talento. Lascia dietro di sé una lunga serie di occasioni mancate, una scia di rimpianto, un’illusione. Una tragica impasse da cui si vorrebbe evadere senza averne la forza. Da qui l’identificazione transnazionale, il tema universale, lo specchio in cui si sono osservati anche quelli che un passaporto italiano non lo possedevano».

GQ Italia a gennaio ha dedicato la cover a Jared Leto, un altro protagonista della notte degli Oscar e vincitore di una statuetta come miglior attore non protagonista.

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