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Interviste

Giornata mondiale contro il femminicidio, la battaglia degli avvocati Calabretta e Maccaroni

Nella giornata mondiale contro il femminicidio chiediamo a due giuristi,  esperti della materia, un parere su questa annosa questione. Manuela Maccaroni, presidente degli avvocati matrimonialisti, per i minorenni e le famiglie di fatto, è impegnata sul campo sia nel suo lavoro quotidiano fra tribunali e media (è nota per le sue partecipazioni televisive e radiofoniche ndr), sia personalmente come donna. L’emergenza del femminicidio è al centro della sua attenzione anche come presidente dell’Osservatorio permanente mondiale per la tutela dei diritti delle donne. Cataldo Calabretta, avvocato civilista e docente di Diritto dell’Informazione presso l’Università E-campus è consulente legale di molti volti noti dello star system italiano ed è anche popolare per le sue partecipazioni televisive nei più seguiti talkshow italiani.

Negli ultimi tempi si assiste ad uno smisurato aumento di casi di violenza sulle donne?

Maccaroni – Questo tipo di reati nei confronti delle donne purtroppo ci sono sempre stati. Avvenivano anche con una certa frequenza, solo che in questo momento il fenomeno è certamente in crescita e se ne parla di più, anche grazie alla maggiore diffusione delle notizie. E comunque sfortunatamente occorre registrare anche il fenomeno dell’emulazione che è altrettanto inquietante: più se ne parla sui giornali e più c’è chi, psicologicamente instabile, è indotto a imitare certi riprovevoli comportamenti.

Calabretta – Questo è da catalogare come un fenomeno atavico e la crescita progressiva di alcune brutalità mette in luce i tanti punti deboli della società del nostro Paese. Le ragioni che spingono gli uomini a compiere atti deplorevoli nei confronti delle donne sono le più disparate e difficilmente le analisi “da manuale” di molti esperti, fatte attraverso i media, danno contezza del problema. Ogni caso andrebbe approfondito e valutato singolarmente.

Se è vero che i soprusi da parte degli uomini nei confronti delle loro moglie, fidanzate, figlie ci sono sempre stati, è pure vero che, da qualche tempo a questa parte, il fenomeno si sia decisamente intensificato. Secondo lei quali i motivi?

Maccaroni – L’emancipazione femminile e cioè la maggiore libertà e autodeterminazione di cui oggi le donne indubbiamente possono disporre, grazie all’istruzione e al lavoro, ha messo in discussione i cardini di quella che un tempo era l’autorità maschile e patriarcale. Ciò ha fatto crollare per gli uomini una serie di certezze, dando luogo a una fragilità di ruolo, psicologica e sociale, scatenando così una reazione incontrollata e mostruosamente aggressiva.

Calabretta – La donna ma in generale ogni essere umano, in quanto persona, dovrebbe essere rispettato e nessuna tipo di lesione, cagionata nei confronti di alcuno, è da giustificare. Ritengo che negli ultimi anni ci sia stata, tuttavia, un’attenzione spasmodica dei mezzi di comunicazione sui casi di violenza sulle donne e questo ha generato, a mio avviso, casi di emulazione. Purtroppo manca la giusta attenzione nel trattare questo tipo di “notizie di reato”.

La cronaca purtroppo abbonda quotidianamente di episodi di inaudita ferocia nei confronti delle donne e in alcuni casi si registrano, purtroppo, morti. Non sempre, però, è facile identificare l’assassino…

Maccaroni – Giusto! Proprio per questo l’Osservatorio che ho istituito insieme a tante altre donne impegnate in prima linea intende portare avanti il progetto del “dna telematico”: una banca dati mondiale, in base alla quale ogni tipo di documento di riconoscimento deve essere corredato anche dei propri dati genetici. Ciò potrebbe contribuire a risolvere la maggior parte dei casi di omicidio irrisolti.

Calabretta – E’ la verità, non è sempre tempestiva l’identificazione degli autori dei reati in generale; ma importantissime sono le indagini che si svolgono nell’immediatezza del fatto. Il progetto del “dna telematico” potrebbe essere uno strumento che consentirebbe di giungere alla soluzione di molti casi e in tempi molto rapidi.

Da qualche mese nel nostro ordinamento giuridico c’è una nuova legge che tutela le donne che subiscono violenza. Cosa è cambiato?

Maccaroni – Alcune misure di repressione si sono rese necessarie per arginare i numerosi casi di violenza. E’ una legge che avvicina l’Italia al resto dei paesi dell’Unione Europea, il nostro Parlamento a legiferato su una materia, che in altre nazioni è già disciplinata da molto tempo. L’aggravante del reato previsto dalla relazione affettiva è certamente la novità più rilevante della legge. Ci saranno dunque pene più severe se la violenza viene perpetrata ai danni della donna sposata o anche convivente o semplicemente in presenza di una relazione affettiva comprovata. L’aggravante in questo caso sussiste nel caso in cui la vittima dell’abuso sia una donna in stato interessante o l’azione sia stata consumata alla presenza di un minore”.

Calabretta – E’ un buon risultato raggiunto del nostro legislatore e considero questa legge “perfettibile”. L’introduzione dell’istituto della querela irrevocabile è senza dubbio una delle novità più rilevanti. Ossia una volta che è stata esposta, la querela, non potrà più essere ritirata in modo da allontanare la vittima dal rischio di nuove intimidazioni. La querela è irrevocabile soltanto in caso di minacce gravi e ripetute, per esempio con armi e, comunque, si può revocare soltanto davanti all’autorità giudiziaria in sede processuale. Lo scopo è naturalmente quello di garantire la libera determinazione e la piena consapevolezza della donna che subisce la violenza. E’ ovvio che ciò disincentiva episodi di violenza volti a indurre le persone offese a ritirare la querela. La persona offesa, tuttavia, sapendo di non poter più tornare indietro, potrebbe anche rinunciare a sporgere denuncia. Bisognerebbe prevedere, in virtù della irrevocabilità della querela, un maggiore sostegno sia sotto il profilo psicologico e sia nel procedimento penale a favore della donna”.

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