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domenica 24 Gennaio 2021

Festival di Sanremo: l’opinione di Martinelli e Miliucci

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

É da poco calato il sipario sul Festival di Sanremo, il secondo targato Fazio-Littizzetto. Per tirare le somme di quest’ultima discussa edizione, LifeStyleBlog ha interpellato due giornalisti esperti del mondo televisivo nostrano, Luigi Miliucci e Tommaso Martinelli, che hanno seguito sul campo la kermesse musicale, come inviati dei settimanali Vero, VeroTv e Donna al Top, e che hanno risposto alle nostre domande direttamente dalla celebre Sala stampa Roof del Teatro Ariston.

Ti aspettavi la vittoria di Arisa?
Luigi Miliucci Francamente no. Ero convinto, come la maggior parte dei colleghi presenti a Sanremo, che a trionfare sarebbe stato Francesco Renga. Ero praticamente certo, però, che la giuria di qualità avrebbe portato sul podio sia Renzo Rubino, che Raphael Gualazzi.
Tommaso Martinelli No, non me lo aspettavo. Ma se questo trionfo rappresentasse, in qualche modo, una sorta di risarcimento per l’ingiusta mancata vittoria del 2012, quando Rosalba portò sul palco dell’Ariston la superlativa “La notte”, ben venga. Speravo in un piazzamento migliore per Antonella Ruggiero e Noemi.

Tra i Big in gara quali sono stati quelli che ti hanno colpito di più?
L.M. Ho apprezzato molto i brani presentati da Noemi e Giusy Ferreri, le uniche, tra l’altro, a ricordarsi che a Sanremo si può, perché si deve, osare anche con il look. Straordinaria Antonella Ruggiero, intensa e raffinata la sua canzone, meritava sicuramente un piazzamento migliore in classifica.
T.M. Antonella Ruggiero è stata strepitosa: inconcepibile il suo penultimo posto. Molto brava, come al solito, anche Noemi che, a mio avviso, otterrà il suo riscatto nella hit-parade di vendita e dell’airplay radiofonico.

Quali credi siano state le cause dei bassi ascolti di questa edizione del Festival?
L.M.
Il Festival di quest’anno è stato pensato, progettato e realizzato come una sorta di secondo tempo, rispetto a quello dell’anno scorso. Sono convinto che pur con gli stessi protagonisti, Fazio e Littizzetto, a mio giudizio, da promuovere anche stavolta, se il Festival avesse presentato maggiori novità dal punto di vista della strutturazione delle varie serate, gli ascolti sarebbero stati parecchio più lusinghieri.
T.M. A me non è dispiaciuto. Ma, allo stesso tempo, non mi ha fatto neanche impazzire. Forse è mancato, sia da parte degli autori che dei conduttori, quel sano entusiasmo tipico di chi affronta un’avventura inedita e destinata, inesorabilmente, a lasciare un segno.

Diamo qualche voto. Promossi, rimandati e bocciati di questo Festival.
L.M. Promuovo a pieni voti Renzo Arbore, Terence Hill e Claudio Baglioni: tre artisti immensi, tre eccellenze italiane che con generosità hanno regalato grandi performance sul palco dell’Ariston. Bocciata Laetitia Casta: le sue performance sono risultate noiose e poco convincenti. Si è cimentata in un’interpretazione da dimenticare di Meraviglioso di Domenico Modugno. Ma davvero meraviglioso sarebbe stato, in quel momento, un improvviso spegnimento del suo microfono. Agli esami di riparazione manderei, invece, il tema portante di questa edizione del Festival: la bellezza. Usata come filo conduttore di monologhi fin troppo scontati e stucchevoli. Buona l’idea, assai meno la sua declinazione durante le cinque serate.
T.M. Promossa Franca Valeri: immensa. Promossi anche Renzo Arbore, Terence Hill e Claudia Cardinale. Bocciatissima Raffaella Carrà: sembrava la caricatura di se stessa, avrei preferito un’ospitata ben più sobria. Non mi ha convinto Pif: bravo ma mi è come sembrato perennemente sul punto di esplodere, salvo poi deludere le aspettative.

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