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Interviste

Michele Cesari: “Sorpreso dalla popolarità di Un Posto al Sole”

Tra i protagonisti di “Un Posto al Sole” abbiamo avuto il piacere di incontrare sul set Michele Cesari, che nella soap interpreta il ruolo di Tommaso Sartori. Non soltanto attore, ma anche una laurea in Visual Design. Le sue passioni, i suoi sogni raccontati a Lifestyleblog.it.

Da quasi due anni sei nel cast di Un Posto al Sole. Cosa rappresenta per te appartenere a questa “famiglia”?
Sicuramente la sorpresa più grande è stata la popolarità di UPAS. Sapevo che era seguita come soap, ma non così tanto. Ho avuto riscontro proprio per strada. Non lo avrei mai detto… Mi trovo bene, assolutamente. La difficoltà maggiore è la velocità e il numero di scene, però il vantaggio è che tanti registi hanno fiducia in me e quindi riusciamo a lavorare meglio, guadagnando del tempo. So che posso portare delle cose sulle quali possiamo già lavorare, senza dover lottare per capire come fare una scena.

Nella vita reale quanto somigli a Tommaso?
Non tanto. Il carattere più vicino è la schiettezza però sono un pochino più educato e ho un po’ più di tatto per comunicare le cose. Forse quello è l’unico punto di incontro.

Interpreti il ruolo del cugino “ribelle” di Filippo (Michelangelo Tommaso, ndr). Il tuo rapporto con lui al di fuori dal set?
Molto buono. All’inizio eravamo molto più amici, devo dire la verità. Quando ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a lavorare ci vedevamo più spesso. Poi ci siamo sentiti meno per piccole divergenze ma adesso stiamo recuperando. Ci vediamo fuori, siamo stati a cena insieme. Bene anche dal punto di vista artistico perchè è sempre disposto a provare e a farmi anche le controscene quando non è in scena. Riusciamo a costruire bene il lavoro insieme, è uno generoso dal punto di vista artistico.

Nella tua carriera anche un’esperienza a “Casa Vianello”. Che ricordi hai?
Ero molto giovane, avevo 19 anni. Onestamente il ricordo più grosso è stato conoscere Raimondo e Sandra. Avevo un altro modo di lavorare, ero un protagonista di puntata. Per me quel momento era più un esame che un momento di creazione artistica. E’stato più il piacere e la curiosità di ammirare dal vivo due persone che vedevo in tv da piccolo.

Che impressione hai avuto di loro?
La ricordo positiva, però quello era stato il disincanto nel conoscere le persone dal vivo una volta che ti sei fatto un’idea di quello che sono in televisione. Ti rendi conto che sono esseri umani anche loro.

Nella tua carriera non soltanto tv, ma anche cinema e teatro. Quali delle tre preferisci?
Preferisco il cinema per due motivi. Posso costruire il personaggio su un arco di tempo definito, quindi so già dove inizio e dove finisco. Riesco meglio a fare il lavoro, qui devo tenermi con un cuscinetto per non sbagliare l’interpretazione. Il secondo motivo è che a me piace molto lavorare sui particolari che nel teatro si perdono. Quindi il cinema, la televisione un po’ meno: se c’è un regista attento viene a rubare qualcosa che potrebbe essere un implemento nella storia del carattere del personaggio.

Questo tuo amore per i dettagli è dovuto alla tua laurea in Visual Design?
Si, io viaggio molto per l’immagine. Prima di fare qualsiasi cosa vedo tutto. Se dovessi perdere la vista sarei morto: oggi per tutti è l’organo più sviluppato. Prima di fare un personaggio lo disegno, devo fare tutte le sue movenze, devo vederlo insomma.

Conti di riprendere un domani questo lavoro?
Faccio tante fotografie, illustrazioni ma sempre per il sociale. E’un diletto che ho sempre portato avanti e mi piace farlo nel tempo libero. Finalizzato per qualcuno, non solo per me. Mi piace fare molto illustrazioni a matita e penna. Ne ho fatta una che è andata su nocensura.com che è in funzione di quello che è lo stato sociale di oggi dell’Italia. Un’altra cosa che mi preme tanto, per cui cerco attraverso il disegno di sensibilizzare le altre persone causa la massiccia disinformazione che c’è in Italia.

Ritieni che oggi i lavori di creatività come questi siano sottostimati?
Questo è un grosso problema. Credo che di base, questa disinformazione sta ammazzando il libero arbitrio dello spettatore o di chi usufruisce dell’immagine. Quindi, quello che sta succedendo è che lo spettatore non è più in grado di riconoscere un lavoro di qualità. Viene proprio traumatizzato da quello che è la società di oggi. Mi accorgo, quando vado a teatro, di gente che applaude anche quando uno spettacolo è di noia mortale. E’dura perchè non ci si sente più apprezzati. Mi accorgo che mi trovo a mettere in dubbio il mio lavoro ed è la cosa più grave.

Progetti per il futuro?
E’dura fare progetti nell’Italia di oggi, rifacendosi al discorso di prima. Finisco “Un posto al sole” a luglio, vedo se c’è interesse da parte loro nel continuare. Sto cercando di muovermi per fare altro, non perchè non stia bene qui dove interpreto un personaggio che mi permette di fare tanta ricerca. Però vorrei fare altro: ho racimoltato tanto materiale nell’ultimo periodo che se mi fossilizzassi soltanto su questo personaggio, artisticamente mi sentirei “menomato”. Ho bisogno di altri personaggi. Sto facendo altre cose, tipo “Don Matteo”, ma non sono grossi personaggi che mi permetton di fare qualcosa di concreto.

Bruno Bellini
Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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