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Interviste

Polizzy Carbonelli: “La gavetta? E’importante, ti allena”

In televisione appare come un personaggio un po’ burbero, quasi come un cattivo. Dal vivo, invece, è tutt’altro: una persona simpatica, gentile, cordiale: un uomo d’altri tempi. Stiamo parlando di Riccardo Polizzy Carbonelli, che nella soap “Un Posto al Sole” veste i panni dell’imprenditore Roberto Ferri. Con lui abbiamo parlato di soap ma anche di temi di attualità. Ecco l’intervista.

Abituato a vederti dal vivo come il “cattivo”, dal vivo scopriamo che sei sorridente, simpatico…
Simpatico… Dipende da quando mi trovi. Non bisogna prendere troppo sul serio quello che facciamo sia professionalmente che nella vita. Se fossimo più ironici si vivrebbe meglio secondo me. Prendo molto distanza dal mio personaggio. Gli voglio un bene dell’anima, mi ha dato un sacco di soddisfazioni, opportunità di fare e sperimentare. Però non sono io. Nell’identificazione cerco di mettere al servizio tutto quello che Riccardo ha imparato professionalmente anche se è distante da Roberto Ferri in una maniera incredibile. Sono caciarone, fanciullesco, non ho la sindrome di Peter Pan perchè poi le responsabilità me le assumo e me ne faccio carico. Sono serissimo nella vita sentimentale con mia moglie. Sono serissimo, ma mi piace tanto scherzare. Il mio personaggio è totalmente distante da me e forse proprio per questo mi diverto un mondo.

Nelle ultime puntate abbiamo assistito al rapporto conflittuale con tuo figlio Sandro, che si rifugia nelle droghe leggere già in età adolescenziale. Quanto credi sia importante oggi essere genitori?
E’importante essere genitori. Come dicevano i miei veri genitori, i miei zii, genitori non si nasce ma ci si diventa. La funzione genitoriale, anche se non ho il piacere di svolgerla, è una funzione ingrata ma fondamentale. I primi input che riceviamo, nel bene e nel male, partono nella nostra famiglia. Si diramano nella scuola, nella cerchia delle amicizie, nelle nostre frequentazioni. E poi soprattutto, anche nel discorso della crescita e dell’apprendimento, dipende molto dal carattere della persona che ci è figlio o figlia. Se il figlio ha curiosità negative, l’essere genitori, per quanto si possa monitorare, accudire, essere presenti, spesso non sortisce l’effetto voluto. Oggi, senza essere troppo melodrammatici, il discorso della droga è uno dei tanti flagelli dell’adoloescenza di questa generazione. Abbiamo tante sollecitazioni a livello pornografico, sessuale, erotico, derivante anche da internet. Forse oggi l’impegno di un genitore deve essere maggiore in un momento di crisi dove tutti si stanno rimboccando le maniche e lavorando come pazzi, per cui sono assenti inevitabilmente. O quelli che ci sono, hanno difficoltà a parare i colpi che vengono dall’esterno. Ferri è totalmente diverso, ha quello che si merita. Ha Filippo che dissente totalmente sui comportamenti del padre e quasi sempre è così giudicante e contrario alle iniziative che porta avanti. Tommaso non l’ha riconosciuto e c’è questo rapporto astioso dei due figli. E’ quello che più somiglia al Ferri giovane. Sandro è quella via di mezzo: non è nè Filippo nè Tommaso, anche se pende molto da quest’ultimo. Sono molto preoccupato per Cristina (Sorridendo, ndr): non so come crescerà con un padre così “ballerino”. Ferri sta fallendo come padre. Essendo partito dal basso, non accetta debolezze. Questo suo modo di essere deriva dal fatto di essere nato da genitori sordomuti e, da delle ricerche svolte, persone nate da genitori con handicap che non sono portatori, considerano i loro figli come un riscatto personale e danno degli input particolari.

Nella soap tanti problemi: problemi con i figli, la moglie, Marina, imprese a picco…
Anche per le imprese a picco, i problemi sono dovuti a un atteggiamento spavaldo, a un investimento ad alto rischio. All’inizio l’alto rendimento c’è stato ma poi ha prevalso l’alto rischio. Questa problematica incide su tutte le diramazioni: educative per quanto riguarda i figli, sentimentali. C’è anche il discorso dell’affidamento di Cristina, che è la figlia di Roberto Ferri e Greta. Quest’ultima ha un’altra relazione con Edoardo Nappi. Tra la gelosia che Ferri nutre nei confronti di questo rapporto che lo esclude, non fa altro che esercitare delle pressioni mettendo in mezzo l’equilibrio della piccolina. In più facendo accordi con l’avvocato che dovrebbe tutelare gli interessi della sua ex moglie… Quindi lo corrompe e chissà come andrà a finire…

Tutti questi sotterfugi di Ferri, questi atteggiamenti… Non credi di essere un po’ detestato dai fan della soap?
Il riscontro è che molti mi chiedono “Quando la smetterai di essere cattivo?”. Abbiamo grande audience in tutta Italia, nel Mondo e in tutte le comunità italiane che ci raggiungono via satellite. I personaggi come quello di Ferri sono i beniamini dei carcerati, delle persone che hanno desiderio di emergere ma non hanno la possibilità di farlo. Riconoscono a Ferri, nel suo cadere, la capacità di rialzarsi. Nel suo essere duro, anche delle morbidezze. Mi piacerebbe interpretare un personaggio “buono”, ma anche i buoni si trovano davanti a degli incroci di vita, di scelte… A volte anche i buoni diventano impopolari. Io parto avvantaggiato, sono già impopolare. E quindi riesco ad accattivarmi le simpatie quando ho dei gesti belli che il mio personaggio compie, quando è innamorato, quando rinuncia a certe guerre in virtù di qualcosa che forse ha maturato. Diciamo che è un burbero, poi vediamo cosa succede nel futuro… Non lo so. Sono sempre l’ultimo a sapere…

Non sai neanche se torni con Greta quindi?
Non lo so. Spero solo di non sapere all’ultimo che ho un altro figlio da qualche parte (sorridendo, ndr).

Sono già quattro effettivamente…
Due sono coscienti, gli altri me li sono ritrovati. Alla fine me li sono ritrovati tutti e quattro perchè non ho mai saputo prima che sarei diventato padre.

Parlando di futuro, e di vita personale, sappiamo che il tuo sogno è quello di recitare con tua moglie…
Si, è difficilissimo perchè anche lei (Marina Lorenzi, ndr) essendo attrice ha la sua vita. Stiamo lavorando e operando in maniera  tale da poterci ricongiungere. Siamo molto bravi insieme, ci divertiamo, ci rispettiamo. Abbiamo avuto sempre un grande riscontro di pubblico tutte le volte che ci siamo esibiti al teatro Ghione, sia nel repertorio brillante che drammatico. Quindi stiamo cercando di vedere se si può instaurare una collaborazione col teatro Ghione. Manchiamo da quelle tavole del palcoscenico che sono stato il luogo più formativo per me, quello più importante. Mi ha dato più possibilità grazie anche a una persona che non c’è più che aveva fondato quel teatro, Ileana Ghione. Ha dato ai giovani, come me, come mia moglie e tanti altri, delle grosse opportunità di farsi le ossa attraverso protagonisti. Essere protagonista, soprattutto in teatro, vuol dire sapere dove sei, cosa fanno gli altri.. Non solo del tuo personaggio, ma anche una visione d’insieme, una responsabilità, un carico.

Oggi forse manca la formazione teatrale. Si fa parte di un talent show e poi ci si ritrova in tv…
Si cade sempre. Il talent show è una forma sicuramente promozionale. Credo che negli anni ‘60 esistesse una trasmissione che si chiamava “Alta Pressione”. Dai filmati di repertorio c’è il debutto di Rita Pavone, Gianni Morandi. Io ho visto le repliche, però oggi i canali per emergere sono questi. Sui talent show credo sia tutto pilotato: per le canzoni e le musiche credo ci siano le case discografiche che spingano. Sono delle piattaforme, dei nuovi trampolini di lancio ma non esiste nessuna carriera, a mio avviso, in cui si riesce ad arrivare senza fatica, impegno, senza un grande approfondimento. E tutti cadono se non fanno questo. Puoi avere una folgorante carriera e poi perderti. Il vantaggio della gavetta è che ti dà una struttura, in due sensi: che non la rimpiangi, la puoi rivendicare. Ma ti allena a sopportare certe situazioni. Una cosa gravissima, oggi, e qui esulo da Un Posto al Sole, è che abbiamo una generazione di giovani che non sanno sopportare dei carichi, anche psicologici. Cosa stiamo diventando come società? Un qualcosa sempre messo in vetrina, un’esibizione continua. Se un superiore ti dice che stai facendo male un lavoro, ti offendi come quando si era bambini. Questo lo ritengo gravissimo, non come attegiamento ma come rischio e pericolo di quello a cui stiamo andando incontro. Non ci si puà sgonfiare così facilmente. E la gavetta ti dà quella struttura e capacità che, se non ti dice bene, anzichè cadere stringi la cinghia perchè lo hai fatto agli inizi e lo sai ancora fare. Questa è la differenza. Ci sono carriere bellissime, e cito spesso come esempio quella di Serena Rossi. Attraverso l’applicazione, ha debuttato in “Scugnizzi”, è stata vista dal nostro produttore creativo dell’epoca, è stata qui e adesso è protagonista a teatro ne “Il Rugantino” oltre che di importanti fiction della Rai. Questo vuol dire che non si è fermata al risultato, ha approfondito: sa cantare, sa ballare, sa recitare. Tutto quello che non sa fare lo imparerà perchè è determinata. Tutto questo parte dalla “fame”, dal desiderio, dalla passione. La vita non è una passerella, non è un biscotto, la vita non è un picnic. Ma può essere tutto questo, basta volerlo.

Bruno Bellini
Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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