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Interviste

Caso Concordia, il punto di vista degli avvocati Perrotta e Calabretta

Costa Concordia: secondo anniversario della tragedia. I legali civilisti di Francesco Schettino, Avv.ti Davide Perrotta e Cataldo Calabretta, offrono il loro punto di vista, in occasione del secondo anniversario della tragica notte della Concordia. (Nelle foto Schettino con gli avvocati Laino, Lepiane, Pepe e Perrotta)

“È anzitutto doveroso e sentito il richiamo al messaggio di cordoglio del nostro assistito, al quale ci siamo uniti, nel dolore delle famiglie, stretti in preghiera.

Insieme a Francesco Schettino ed agli altri difensori penalisti abbiamo voluto osservare il silenzio nel quale oggi si sono raccolti tutti coloro i quali hanno vissuto le sofferenze di quella notte.

Come in ogni contesto nel quale si è avuto a che fare con la perdita di vite umane e ci si è dovuti imbattere con l’accertamento di gravi responsabilità, è ancor più difficile – in questa occasione – trovare la parole giuste per fare un’analisi obiettiva, nell’esercizio ovviamente di un mandato professionale.

La difficoltà risiede anzitutto nel non provocare fraitendimenti, troppo spesso dietro l’angolo in un processo come questo: un processo mediatico con un unico imputato, che per l’opinione pubblica – contrariamente a quanto sta emergendo dalla istruttoria dibattimentale – ha sempre costituito il ‘capro espiatorio’ perfetto.

È difficile – in occasione di questo anniversario più che mai –o ffrire ai lettori la posizione dell’unico imputato, Francesco Schettino, sul quale grava insopportabilmente il peso di campagne mediatiche talvolta troppo superficiali e,  per l’effetto, una diffusa opinione pubblica purtroppo non sempre consapevole.

L’anomalia del processo mediatico con un unico imputato “già condannato” da media ed opinione pubblica è il primo dato che vorremmo quindi evidenziare.

Non troviamo affatto giusto, infatti, la differente posizione di Francesco Schettino rispetto a quella degli altri soggetti che hanno beneficiato del patteggiamento e sui quali è stata così tolta la ‘lente di ingrandimento’.

Non troviamo assolutamente giusto, in particolare, il bagliore dei riflettori puntati contro Francesco Schettino, a fronte invece del silenzio assordante sulle altre posizioni e, in particolare, sulleimpugnative proposte dalla Procura di Firenze contro i patteggiamenti concessi agli altri soggetti originariamente coinvolti nello stesso processo.

Va precisata, in particolare, la grave anomalia per cui il patteggiamento è stato concesso a tutti gli altri imputati di omicidio colposo e, anche (per taluni) di naufragio colposo,lasciando così proseguire contro l’unico imputato, Francesco Schettino, un processo scadenzato dal ritmo incalzante di circa due udienze a settimana.

Eppure, nonostante la ‘ritmica’ di due udienze a settimana, Francesco Schettino ed i suoi difensori penalisti, Avv.ti Donato Laino, Patrizio Le Piane e Domenico Pepe, hanno sempre offerto massima collaborazione alla Giustizia, evitando forme di ingiusto impedimento, alla ricerca anch’essi del valore della verità.

Ebbene, anche nel rispetto delle vittime e dei loro familiari, sarebbe opportuno che oggi venissero valorizzate le numerose risultanze di un processo nel quale – a dispetto di superficiali evidenze – i profili di responsabilità in corso di accertamento a carico di Francesco Schettino assumono connotati ben diversi.

Sull’abbandono Nave, ad esempio, molti testimoni (fra i quali Salvatore Ursino; Ciro Onorato; Tonio Borghero ed altri) hanno confutato le improbabili tesi (purtroppo note alle cronache) secondo le quali il Comandante Schettino era già ‘a riva’ o ‘sullo scoglio’ al momento del loro sbarco. I testi Ursino, Onorato e Borghero, infatti, hanno chiaramente riconosciuto che Schettino ha lasciato la nave sulla ultima lancia operante il servizio di spola sul lato destro della nave, soltanto nel momento in cui la nave sistava rovesciando, con rischio che le lance di salvataggio potessero incastrarsi nella rotazione della stessa nave. Tutti hanno dichiarato che proprio in quel momento la rotazione della navesembrava schiacciare tutte le ultime persone rimaste a bordo sul lato destro della nave stessa. Tali testimonianze confutano, a nostro avviso, la tesi dell’abbandono nave, nei termini originariamente prospettati, sulla quale principalmente è stato creato il ‘mostro’ mediatico. Il teste Tonio Borghero, in particolare, ha ben spiegato la situazione nella quale versava quell’ultima lancia, incastrata sotto i bracci (gli stessi che tengono le lance a bordo), ed ha ben descritto il rischio che la lancia stava correndo, di restare schiacciata dalla rotazione della nave; rotazione che si aggravò pochi istanti dopo l’allontanamento della stessa lancia dalla nave ed ha, ancora, precisato che il Comandante Francesco Schettino tolse il comando della lancia all’addetto che – in quel momento – era entrato in panico e non riusciva a gestirequella emergenza, riuscendo in tal modo a porre in salvo le persone che erano salite a bordo della stessa imbarcazione.

Sui profili di responsabilità imputabili a terzi, è invero emerso che, al momento dell’ingresso di Francesco Schettino in Plancia, l’Ufficiale Ambrosio conduceva la nave con modalità non manuale in prossimità della Costa ed è emerso che invece esisteva un ‘comando permanente’ disposto da Francesco Schettino, nel senso della obbligatorietà della navigazione manuale in prossimità della costa, proprio per ragioni di sicurezza; sullo stesso tema è emerso il richiamo prontamente effettuato, da Schettino ad Ambrosio, in quella circostanza.

Dalla scatola nera e dalle testimonianze è inoltre emersa l’errata esecuzione da parte del timoniere, degli ordini di manovra impartiti dal Comandante Schettino per evitare lo scoglio; sul punto si precisa che secondo attività peritali effettuate anche da talune parti civili, la pronta esecuzione di quegli ordini avrebbe potuto consentire l’aggiramento degli scogli delle Scole.

Un dato significativo desumibile dalla scatola nera è altresì la circostanza che Francesco Schettino ha assunto il comando soltanto 5 minuti prima dell’impatto e che il passaggio di comando della nave è avvenuto successivamente al punto nel quale la stessa nave avrebbe dovuto iniziare la virata in accostamento (dopo l’avvicinamento alla costa; c.d. wheel overpoint), in difetto di comunicazioni al riguardo.

Tutto ciò, peraltro, a prescindere dalle ulteriori evidenze emerse circa difetti di funzionamento degli apparati della nave e circa la non particolare capacità ed esperienza di parte dell’equipaggio.

Si tratta di un processo complesso, sul quale l’opinione pubblica internazionale ripone grandissima attenzione. Proprio per questa ragione confidiamo che la stampa e gli organi di informazione tutti, verificate le risultanze processuali in modo completo, possano fornire una corretta cronaca giudiziaria, improntata alla logica dell’equilibrio, scongiurando condanne mediatiche che troppo spesso hanno preceduto i provvedimenti giudiziari.

A beneficio dell’opinione pubblica ma, più in generale, della Verità, riteniamo opportuno che coloro i quali ne hanno l’interessema non possono tenersi aggiornati su un processo in continua evoluzione, possano accedere al libro che la giornalista Vittoriana Abate sta scrivendo sulla ‘notte della Concordia’ con particolare riferimento al punto di vista di Francesco Schettino.

Si tratta di un rewind dettagliato da documenti inediti. Il racconto si snoda attraverso i ricordi di Francesco Schettino, con il supporto di documenti, lettere, foto, forniti dal comandante e con racconti assolutamente inediti e virgolettati. Una consistente parte dedicata alla notte della Concordia: quei tredici secondi che hanno sconvolto il mondo, con la morte di 32 passeggeri.

13 secondi che hanno cambiato inesorabilmente la vita delle famiglie di 32 persone e quella di migliaia di passeggeri e membri dell’equipaggio.

13 secondi che hanno cambiato inesorabilmente la vita del comandante Schettino.

13 secondi che, si spera, possano modificare molto anche nell’ambito delle misure di sicurezza nel mondo crocieristico”.

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