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Alda D’Eusanio: “Adesso parlo io”

La polemica iniziata lo scorso 4 novembre durante “La Vita in Diretta” nei confronti della giornalista Alda D’Eusanio pare non trovare fine. Ieri è accaduto che una testata abbia pubblicato online un articolo che continuava a ribattere su quanto dichiarato da Alda durante la trasmissione ed appellandola “Soubrette”. Sulla pagina ufficiale Alda ha prontamente risposto con una lunga lettera rivolta alla testata, la quale, probabilmente spaventata dalle querele che la giornalista ha già fatto ha prontamente provveduto a modificare levando ogni riferimento a lei.  Alda D’Eusanio, attraverso Lifestyleblog.it, fa chiarezza su quanto accaduto.
La vicenda Tresoldi ha scatenato un putiferio mediatico: ci spieghi cosa è accaduto e quali sono state le conseguenze?
“La vicenda Tresoldi per me è e sarà una vicenda dolorosa che mi segnerà per tutta la vita, per la violenza usata contro di me ingiustamente. Tutto è iniziato il 1 novembre scorso, quando gli autori de “La vita in diretta” mi hanno chiamata per invitarmi a parlare insieme al dottor Crepet e alla dott. sa Bruzzone, sulla vicenda delle baby squillo di Roma. Ho accettato, senonché, subito dopo, sono stata contattata da un altro autore dello stesso programma. Che mi ha chiesto il favore di intrattenermi anche nello spazio condotto da Franco Di Mare, in cui persone uscite dal coma come me raccontavano la propria esperienza. Per la precisione, a causa di un incidente sono stata in coma e quindi mesi in ospedale. La mia partecipazione dunque, era prevista come sopravvissuta ad un terribile coma, e non come opinionista o giornalista o personaggio pubblico. Infatti non si discuteva del fine vita, ma ogni testimone doveva raccontare la propria esperienza del coma e dell’uscita da esso. In questa prospettiva gli autori, prima della trasmissione mi hanno chiesto quale fosse la posizione che avevo maturato dopo la mia dolorosa esperienza. Ho risposto che appena uscita dal coma ho messo per iscritto il mio no all’accanimento terapeutico, in conseguenza di un qualsiasi accidente che mi potesse lasciare irreparabilmente menomazioni nelle mie funzioni vitali. No all’accanimento terapeutico per quanto riguarda solo ed esclusivamente la mia vita e non quella degli altri. Quindi sia gli autori che il conduttore, Franco Di Mare, erano perfettamente a conoscenza in anticipo della mia personale opinione e di quello che avrei detto in trasmissione: per questo mi hanno invitata.
Il 4 novembre è andato in onda il programma, che però si è molto dilungato su vari argomenti, tanto che io ho pensato che non si sarebbe parlato più del coma, perché era rimasto troppo poco tempo per dare spazio a tre persone, infatti ce n’erano altre due oltre me, che dovevano raccontare la loro esperienza di coma, storie profonde, dolorose e intime. Stavo per andare via, quando mi hanno richiamata per dirmi che dovevo rientrare in studio. Prima di me hanno parlato gli altri due testimoni, poi Franco Di Mare, con mia sorpresa, si è collegato con la famiglia Tresoldi e i loro amici. Il tempo a disposizione era davvero poco, 2 minuti, per cui, sommariamente la mamma di Max ha raccontato l’esperienza  sua e di suo figlio, che all’età di vent’anni, a causa di un incidente era entrato in coma, e mentre il medico le diceva di lasciarlo andare perché non c’era più nulla da fare, lei ha combattuto tanto e dopo 10 anni di coma vegetativo il suo ragazzo si è svegliato.
La signora Tresoldi ha raccontato che in quei 10 anni di coma Massimiliano non poteva comunicare, era immobile, ma sentiva e percepiva tutto, era vivissimo. Probabilmente a causa del poco tempo rimasto a disposizione, Di Mare ha tolto la parola al collegamento e l’ha data a me, che fino ad allora ero l’unica a non aver parlato. Io allora ho fatto un appello pubblico a mia madre dicendole che se mi fosse accaduta la stessa cosa successa a Massimiliano Tresoldi, di lasciarmi andare perché io non ce l’avrei fatta. Quindi non ho fatto altro che ripetere quello che avevo già detto agli autori e al conduttore. Non avevo finito  di parlare e argomentare meglio il mio pensiero che Di Mare mi ha tolto subito la parola e ha mandato un blocco pubblicitario, durante il quale sono stata sgarbatamente invitata ad uscire fuori dallo studio, perché “l’argomento era concluso”. Mentre uscivo, perplessa, ho sentito invece che Di Mare si ricollegava con la famiglia Tresoldi e diceva che si dissociavano dalle mie dichiarazioni. La cosa mi ha molto sorpreso, non capivo da cosa si dissociavano, poiché io non avevo espresso un opinione né fatto un dibattito, avevo solo dichiarato la mia personale decisione che riguardava la mia vita e non quella degli altri. Mi ero rivolta a mia madre e non a tutte le mamme, non avevo detto cosa dovevano fare gli altri, ma cosa avrei fatto io per me”. 

E’ uscito un nuovo articolo ed ha risposto attraverso sua pagina Facebook, mettendo i cosiddetti “puntini sulle i”. L’hanno anche definita soubrette, si aspetta delle scuse? Il mondo cattolico le ha dato segni di vicinanza?
Il giorno dopo il quotidiano cattolico L’Avvenire in un articolo dal titolo «La vita non va in Diretta “ La Rai chieda scusa”» sottotitolo «Alda D’Eusanio attacca Max Tresoldi, “La tua non è vita” intervento choc contro la disabilità». Non basta c’era anche una mia fotografia con il titolo «Quando era il simbolo della tv trash» e scrivendo che il mio curriculum è costellato di nefandezze, che nei miei 40 anni di attività giornalistica alla Rai ho solo prodotto spazzatura e che quindi sono indegna non solo di parlare ma anche di pensare. La giornalista Bellaspiga, nel suo articolo va oltre, e scrive che io a Max ho detto che “doveva crepare”, attribuendomi intenzioni e soprattutto che non mi appartengono. Mi occupo di disabilità da tanti anni sia nel privato che nella mia professione, e non per scrivere libri, ma per aiutare e alleviare le sofferenze e risolvere i problemi dei disabili. Io la solidarietà non la predico, la pratico. La conseguenza dell’attacco violento dell’Avvenire è stato che il giorno dopo la Vita in diretta ha organizzato una giornata di scuse, invitando in studio la signora Tresoldi e la giornalista dell’Avvenire Lucia Bellaspiga, autrice di un libro su Massimiliano Tresoldi che stava pubblicizzando, ma non invitando me, anzi non dicendomi nulla, ma usando i filmati del giorno prima per presentarmi come la strega da bruciare sul rogo, scaricando così le loro colpe su di me. Il direttore di Raiuno, Giancarlo Leone, è andato personalmente ad accogliere gli ospiti e a chiedere scusa. Il presidente delle Rai, Annamaria Tarantola, ha telefonato alla famiglia Tresoldi per porgere le sue scuse, e ha chiesto perdono pubblicamente. La conseguenza è che da quel momento più nessun programma Rai mi ha invitato. Sono stata messa al bando con ignominia, come fossi la peggiore delle donne. Dopo 40 anni di lavoro e di dedizione alla Rai, ora non posso più nemmeno metterci piede.
Sono stata in silenzio per oltre due mesi, perché sono rimasta profondamente ferita in quanto cattolica e in quanto persona, dalla virulenza con  la quale L’Avvenire mi ha tolto il lavoro e quel poco di serenità e salute che dopo il coma, faticosamente, stavo iniziando a riconquistare. Il neurologo ha dovuto intensificare le terapie ed io ho avuto una forte ricaduta neurologica ed emotiva. Sono stata in silenzio anche perché non volevo che un argomento così doloroso e privato diventasse come voleva L’Avvenire: una discussione volgare e cattiva. Voi mi chiedete se mi aspetto delle scuse da “Tempi”. No, perché chi sbaglia ed è acciecato dalla violenza e dalla cattiveria non chiede mai scusa. A proposito di scuse, ho scritto una lettera al Presidente della Rai, al direttore generale e all’intero consiglio di amministrazione, spiegando tutti i fatti. Sono passati due mesi, ancora nessuna risposta.
Per quanto riguarda l’avermi definito soubrette, sapendo benissimo che sono giornalista professionista dal 1987, la dice lunga sulla disonestà intellettuale di chi ha scritto e pubblicato l’articolo. L’unica consolazione me l’ha data proprio il mondo cattolico, almeno nella sua parte migliore, manifestandomi solidarietà, sostegno, vicinanza, ma soprattutto stima umana e professionale. Mi conoscono da tempo e a fondo”.

Dopo il coma ha attraversato momenti difficili. Chi sono le persone che sono state vicino e che progetti ha per il suo futuro professionale dato che attualmente i palinsesti Rai non ospitano più i suoi programmi?
“Nella mia vita ho vissuto dolori profondi e incancellabili. Mi definisco una donna di dolore. Lo conosco e lo guardo in faccia tutti i giorni e non abbasso mai gli occhi. Forse è per questo che so capire e aiutare chi soffre. Il coma mi ha lasciato ferite profonde, la fatica di vivere è più tangibile, la mente non risponde più come prima. Tutto è più lento e difficile, anche la semplice lettura di un giornale.  Le terapie sono faticose e impegnative. Ma nei momenti difficili in cui mi sentivo e mi sento persa mi sono sempre potuta appoggiare sulla spalla di mio fratello Ezio, che non mi ha lasciata sola un attimo. Le cure della mia Elenina, che ha avuto pazienza e amore anche difronte ai miei scatti umorali e illogici, ai miei mutamenti emotivi, alle mie mille esigenze da malata. E poi la presenza di amici sinceri e attenti, che mi hanno circondata con una sorta di cordone  di affetto che continua a vigilare su di me. E infine, ma non da ultimo, Giorgio, il mio pappagallo, che oramai mi vive addosso, mi segue in tutta casa ovunque vado. Che mi ha consolata e asciugato o meglio leccato tutte le lacrime. Per quanto riguarda il mio futuro professionale, a dire la verità avevo appena ricominciato a riprendermi, quando è successo quello che ho appena raccontato. Ho sempre visto la Rai come la mia casa e l’ho sempre considerata anche il mio futuro. Oggi invece guardo con speranza e curiosità ad altre realtà. Sono aperta a nuove offerte e avventure. La mia vita professionale testimonia il mio valore”.  

 

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