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Interviste

Baglioni: “Per fare il cantante bisogna lavorare e formarsi”

BARI – Il cantautore Claudio Baglioni è intervenuto nel corso del Medimex, salone dell’innovazione musicale svoltosi a Bari dal 6 all’8 dicembre 2013. Non si poteva non parlare del suo nuovo album “Con Voi”.


“Quest’anno mi sono preso la briga di fare una sorta di esperimento: costruire un’idea di album in progressione, un brano dopo un altro. All’inizio è stato solo divertimento, puro divertimento. Come i bambini, quando è uscito il primo pezzo e lo abbiamo messo in anteprima in rete (il 18 maggio, ndr) eravamo tutti con i computerini e i tablet come se fossimo i clienti, i fruitori e non i produttori. Poi è diventato più complicato perchè qualsiasi cosa che si fa, si fa per un periodo di tempo, il tempo ci mette l’usura, il fatto che lo stai ripetendo. Uno vorrebbe sempre cambiare. Purtroppo la vita è ripetibile e ogni cosa la facciamo nello stesso modo. Poi è stato faticoso, l’ultimo mese e mezzo ero cotto: continuavo e il lavoro è stato molto più difficile che in altre occasioni. Quando costruisci un album insieme e lo presenti sei un po’ al riparo perchè presenti tante cose insieme e ci sono brani che colpiscono più degli altri. Il fatto che ognuna di queste canzoni andasse alla guerra da sola è stata la cosa più faticosa da sostenere perchè se piace o no lo capisci subito. Però io mi sono sentito vivo: è stata la cosa fondamentale. In alcuni momenti della mia carriera questa situazione di vivacità e vitalità, l’avevo persa. Non è stato sempre così. Questo è passato da poco, con la sensazione di avere avuto anche coraggio. Mi piace l’idea di rischiare tutto quello che ho messo da parte: non sono il giocatore che a un certo punto, siccome la posta è alta, ritira tutto. A me piace rigiocare tutto quanto”.

Nell’ambito della rivoluzione digitale, Baglioni ha intrapreso una nuova strada adattandosi alle mode ed alle tenedenze del campo musicale.
“Esperimento riuscito?  Come tutte le cose che hanno un sapore sperimentale non sai mai. Ci vuole tanto tempo. Penso che sia una strada da tentare nel momento in cui sembra che stia crollando tutto, la creatività è bassa, la vendita e la crisi della discografia. Questa editoria che zoppica non aiuta i tanti mestieri ruotano intorno a questo mondo. Sono contento perchè ho scoperto che c’è molta attenzione e tensione intorno a tutto questo. Il fatto di abituarsi ad un appuntamento, innanzitutto ha tenuto in vita questo progetto e anche noi con un senso adrenalinico simile a quello di un concerto dal vivo perchè senti che puoi cambiare da un momento all’altro direzione. Purtroppo gli artisti non vorrebbero finire niente perchè sono infiniti. Sono arrivato con il mio gruppo di lavoro fino all’ultimo istante a consegnare perchè volevo cambiare qualcosa, oggi ne vorrei cambiare qualcun altra. E allora penso che sia una strada, non è detto che sia l’unica. Sono ancora a metà della mia avventura e penso di continuare un po’ cosi e un po’ in un altro modo. Però penso che sia una strada indicata per qualcun altro che la voglia seguire. D’altronde un artista che oggi non ha un contratto, l’unico sistema che ha è di appoggiarsi alla rete, avere un negozio personale e attraverso questa farsi conoscere e farsi comprare. Sono contento di come è andata, ho creato una concorrenza interna perchè ogni due settimane dovevo fare un pezzo più bello del precedente. Drammatico perchè il più bello non esiste: questa è la cosa meno facile da mantenere. Si chiama Con Voi per questo motivo: un qualcosa che metti come tappe,una dietro l’altra, senza sapere dove andrai a finire. Speriamo in un bel posto!”

Carriera ricca di successi quella di Claudio Baglioni: stare sul palco da tanto tempo è senza dubbio una gioia che va sicuramente abbinata ad un senso di responsabilità.
“Il senso di responsabilità sta nel cercare, dopo che si è avuto un po’ di attenzione ed affetto, di non deludere. Si cerca tutta la vita il successo e poi nella stessa maniera, anche dolorosa, si teme non tanto che finisca ma che quel successo non sia più vivo. D’altronde il successo è già un participio passato e dà fastidio. In fondo l’unica vera sfida che resta ad un’artista veterano, dopo tanti anni di carriera sul groppone, è quella di non deludere e di fare in modo che non sia una ripetizione. Non è la durata di una carriera ma l’essenza della stessa che conta. Altrimenti tutti noi da un certo punto in poi vorremmo poter avere la forza di lasciare e fare in modo che tutto quello che si è fatto non venga banalizzato. E’una sfida impossibile: sfidare il proprio passato è una delle opere più assurde che un uomo possa fare. Ma un artista verrà sempre sconfitto, perchè quello che ha fatto è sempre superiore a quello che sta facendo. L’unico vero patto è avere la capacità di sorprendersi e di essere innovativi e di rischiare”.

Una carriera che sicuramente non ha bisogno di presentazioni quella del cantautore romano. Un percorso non fatto soltanto di momenti felici ma, come in ogni situazione, c’è sempre stato un momento buio.
“Tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ‘90 avevo pensato di mettermi a fare solo canzoni seguendo l’esempio di alcuni illustrissimi colleghi che a un certo punto si staccano dal loro pubblico, diventano delle entità lontane e lasciano qualcosa ogni tanto. Ma non c’è più quel rapporto stretto, quasi da sudore. Stavo per fare questa scelta, poi ho avuto un incidente in macchina che mi ha risvegliato. E mi sono chiesto perchè dovevo staccarmi. L’unica cosa che è stato il mio successo, la mia gratificazione alla fine della carriera sarà il contatto con le persone. Questa è una clamorosa arruffianata ma è la verità di una vita. E’ durissimo amare la gente, non è facile amare le altre persone. Noi il pubblico non possiamo sceglierlo: bisogna buttarsi in mezzo alle persone. Ogni artista vorrebbe scegliersi il pubblico perchè ognuno ha un pensiero, un suo gusto: è durissimo essere un artista popolare. Credo che il successo, specie per una persona che forse al mondo avrebbe avuto un passaggio inosservato, uno che faceva tappezzeria dovevo mettere una freccia e dire sono claduio. ho fatto un mestiere che mi ha messo in mezzo al mondo e mi ha fatto conoscere tante persone senza riuscire ad abbassare gli occhi dalla vergogna o dalla timidezza: questo è il mio grande successo. E forse per questo che continuo a farlo. Vedere fino a che punto si può volere bene alla vita misurandosi con gli altri”.

Oltre alla carriera, con Baglioni si parla anche di talent show.
“Ho fatto questo lavoro per caso anche se non lo è mai diventato, lo faccio a fasi alternate. Nessuna carriera si ripete allo stesso modo, siamo dei numeri unici con i pregi e con i difetti. Penso che questo è un mestiere che assomiglia agli altri, perchè bisogna lavorare e mettersi a lavorare. Alzarsi e lavorare un tot di ore perchè non sappiamo se l’ispirazione esiste. E se esiste è bene che mi trovi a lavoro. Secondo me bisogna tornare all’idea dei fatti un po’ fondamentali: come qualsiasi arte bisogna saperlo fare. perchè alla lunga chi non sa farlo può diventare fenomeno per una breve durata. Penso che in questo senso, per quanto si possa parlare male dei talent show, qualcosa di buono bisogna dirlo. Danno l’idea che comunque c’è uno studio dietro, una disciplina. Altrimenti questo mestiere ogni volta sembra solo una “botta di culo”. Il fatto che ci sia uno studio dietro, ci siano le capacità di acquisire un metodo per riusicire a durare. Questa nostra espressione, tutti hanno delle storie e delle emozioni da raccontare, molto probabilmente anche più interessanti di quelle dei protagonisti della scena, dei cantautori, dei cantanti, dei musicisti”.

Infine, Baglioni parla anche dei tempi moderni e delle difficoltà del momento
“E’ una società difficile da vivere e da interpretare. Non è un gran bel tempo, è sicuramente un momento triste con una televisione per la metà del suo tempo inutile. Dalla mattina alla sera ci sono persone che la girano continuamente tra giornalisti, politici, che ripetono sempre le stesse cose che noi sappiamo. Li guardiamo ancora perchè siamo tifosi o viogliamo vedere la lite o vogliamo renderci conto di quale punto basso stiamo toccando. La musica non è ospitata bene, non ci sono le cose che hanno fatto crescere l’umanità. Ci sono persone che urlano delle cretinate dalla mattina alla sera, alle quali nessuno crede più, che rappresentano solo se stessi.  Con un senso di depressione generale: oltre alla tua sommi quella collettiva.
Credo ci siano tante cose da raccontare piuttosto che parlare di sondaggi. Io li abolirei, perchè i politici non faranno più la politica. Stanno cercando solo il favore delle persone dall’altra parte. Invece il politico deve saper scegliere come io scelgo la musica che faccio. Bisogna prendersi anche la responsabilità di un insuccesso. Devo essere convinto che quello che sto raccontando è la cosa migliore che posso fare. Questo la politica e i dirigenti non lo fanno più. La sera bisognerebbe parlare di musica, di cinema. Serve questo altrimenti siamo ubriacati dai soliti argomenti. Questo è scomparso, è diventato tutto oppressivo. Penso che per pulire questo cielo occorrano delle nuove stelle, e le stelle ci sono bisogna solo lucidarle e dare un’occhiata”.

Anche il modo di fruire la musica è cambiato secondo Baglioni.
“Succede che c’è un ascolto meno diretto. L’emozione è la prima culla dove nasce un’idea di futuro autentico dove li presente si combina nel modo migliore.Trovo che di musica ce ne sia troppa: bisognerebbe ascoltarla quando se ne ha voglia. Invece facciamo tutto con la musica, anche chi nuota ha un modo per ascoltarla. Prendiamo l’ascensore e c’è il primo preludio di Bach. E non hai più bisogno di ascoltare la musica. Ci vorrebbe qualcosa come la fame, uno mangia perchè ha voglia. La musica ce l’hai ovunque e viene prestata per qualsiasi cosa, perdendo valore. E perde il lavoro di quelli che si sono convinti che stavano fabbricando qualcosa di utile per un altro. Questo è l’unico dispiacere”.

Riguardo alle sue canzoni, Baglioni svela qualche aneddoto.
“Ci si accorge quasi subito se qualcosa era già nell’aria. Non perchè la va a copiare ma appartiene a un sistema cosmico di vibrazioni, di cose positive. Stai costruendo un ponte e vuoi lanciare qualcosa che va dall’altra parte. Ci sono degli esempi che riguardano me e lo sentiamo quando qualcosa può essere condivisa con altri. Ci sono delle canzoni che dal punto di vista musicale è come se si srotolassero da sole.  Una trentina di anni fa, con la canzone “Strada Facendo” ero fuori Londra e mi ricordo che cominciai con un accordo di Sol Maggiore e la canzone poi veniva quasi da sola, non subito le parole ma il ritornello. “Questo piccolo grande amore” ha una genesi molto più complessa, perchè è scritta in un anno e mezzo di tempo. Il brano è meno semplice di quello che sembra. Ci sono quattro parti che si susseguono e vengono ripetute. Il ritornello arrivò prima. Dopo un po’incominciai a scrivere le altre parti. E’ curiosissimo perchè in un sondaggio venne decretata canzone del secolo. Però ricordo che ero il giorno dell’Epifania del 1985, guardavo con un occhio il televisore e speravo vincesse la mia canzone. Io ho vinto poi e sono uscito a portare i cani fuori di notte, e a Roma nevicava: fu una serata bellissima

 

Bruno Bellini
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Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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