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Inter: Esclusiva intervista di Thohir a Sky

Milano, 4 novembre 2013. Il nuovo azionista di maggioranza dell’Inter, Erick Thohir in esclusiva ai microfoni di Sky Sport24 HD.

La storia.
Mio padre nel 1968 lavorava per Astra ed é diventato uno dei professionisti e, con il proprietario dell’epoca, William Soeryadjaya, l’ha resa una delle aziende più grosse che esistano attualmente in Indonesia. Negli anni ‘80, quando ha deciso di diventare imprenditore, ha fondato il Gruppo Thohir, la Famiglia Thohir, all’inizio nell’ambito delle miniere di carbone, poi della ristorazione, delle proprietà e delle macchine. Nel 1993 mio fratello Garibaldi Thohir è tornato dagli Stati Uniti, lui è l’erede al trono, per questo rappresenta spesso la famiglia nelle situazioni ufficiali e io lo sostengo perché é un ottimo fratello per me. Aiuta la famiglia dal 1991. Quando mi sono laureato anche io sono tornato dagli Stati Uniti e ho aiutato la famiglia a partire all’incirca dal 2000-2001. Dopo di che, ho detto a mio padre e mio fratello che avrei voluto intraprendere il business che mi piace, perché per me la passione è molto importante quando faccio affari, perché non mi fa sentire la fatica: ti alzi la mattina, vai in ufficio, lavori e lavori fino alle undici di sera o all’una di notte, vai a casa, ma non ti senti stanco e questo grazie alla passione che senti. Per questo, quando mio padre e mio fratello mi hanno chiesto che tipo di business avrei voluto fare, ho risposto che avrei voluto investire nei media, perché era quello che desideravo. Loro sono rimasti un po’ sorpresi, ma mi hanno sostenuto, quindi abbiamo comprato Repubblika che in quel momento non versava in buone condizioni: il giornale stava morendo, ma in 3 anni, con il mio team abbiamo riportato Repubblika in salute e ora é anche online, ma del gruppo di Repubblika ora fa parte anche una televisione. Da lì, ho deciso che volevo investire anche in una radio, in un televisione e via di seguito. Mio padre e mio fratello quindi mi sostengono perché si fidano di me. Una delle cose che la mia famiglia mi ha insegnato é che il denaro é al secondo posto, al primo c’é la conoscenza e il nome della famiglia e sono queste le cose per le quali le persone si fidano di te. Mio padre mi ripete sempre di prendermi cura del buon nome della famiglia. Ci chiedono perché abbiamo successo ed é fondamentalmente per questo: lavoriamo duro, abbiamo rispetto. Lo sport é venuto dopo, con l’acquisto di una squadra di basket. Storia simile alla prima: non era in buone condizioni e unendo le forze di proprietario e società, lavorando insieme, anche con l’allenatore, abbiamo fatto un progetto di 5 anni e ora i Satria Muda sono tra i più forti in Indonesia. Dal 1999 al 2008 abbiamo vinto otto campionati. Poi abbiamo avuto l’opportunità di prendere delle quote dei Philadelphia 76ers in NBA, poi il DC United e d’ora in poi spero con mister Moratti.
Ha parlato di passione. Come possono coesistere passione e business, soprattutto quando deve prendere delle decisioni?
Credo veramente che la passione sia ciò che ti guida. Ma chiaramente la passione non basta, devi essere concentrato sull’obiettivo per andare avanti in tutte le competizioni. Non parlo solo di calcio, parlo di business. I maggiori successi si ottengono in questo modo. Guarda ora: Apple può competere fortemente sul mercato, lo stesso vale per Samsung perché sono complete. BlackBerry sta perdendo, Nokia sta perdendo, non perché non hanno chiaro l’obiettivo, ma perché anche questo non basta. Bisogna essere più creativi. Ecco qual è il secondo punto per me: devi continuamente aggiornare le tue conoscenze per competere perché altrimenti perdi. Il mondo ora é davvero globale e molto competitivo. Non stiamo parlando ora solo di rapporti tra Paesi, ma anche tra persone e, ovviamente, tra aziende. Specialmente ora che il mondo é più giovane come età media. Non so se sia così anche in Italia, ma per esempio in Indonesia abbiamo 250 milioni di persone, il 50% al di sotto dei 40 anni e l’età media in Indonesia é di 28 anni, quindi é un paese molto giovane. Infatti, se guardi il business digitale in Indonesia é diventato il top.  
Ho sempre creduto nel far crescere i giovani, perché quando avevo 31 anni ero il Presidente di uno dei principali quotidiani d’Indonesia. Ma ora ho 43 anni e sento che sto diventando vecchio paragonato alla popolazione indonesiana. Mi rendo conto che stanno avanzando altre generazioni e bisogna guidarle, investire su di loro e così le aziende possono avere un lungo futuro. Noi a 90 anni siamo vecchi, ma le aziende possono avere 200 anni.
Perché é così importante per lei e per la sua famiglia avere partnership nel business?
Questo deriva ancora una volta da quello che mio padre Teddy mi ha insegnato: nel business nessuno é perfetto. Avere dei partnership é un’ottima cosa per correggersi a vicenda. In questo modo puoi essere un’azienda migliore. Perché talvolta, quando credi troppo in te stesso, fai degli errori. Credo che nella vita si cada per colpa di piccoli sassi non per grandi sassi di fronte a te. Questa é la filosofia in cui crediamo e per questo abbiamo partnership in tutti i business. Negli hotel abbiamo come partner altre famiglie di Indonesia, lo stesso nella ristorazione, ho partnership anche nei DC United in America. Possiamo aiutarci a vicenda e arricchire l’azienda offrendo diversi punti di vista.
Qual è la linea guida del suo gruppo, che sta per affrontare questa nuova avventura nell’Inter?
Noi ci muoviamo secondo una linea guida: CIRI, che significa per competere devi essere creativo, poi però devi mettere in atto la creatività, se no la tua idea rimane solo un sogno. Quando fai ciò in maniera corretta, hai sicuramente dei risultati, i risultati ti rendono felice, ispirato, perché se ottieni risultati, sono felici anche le persone che lavorano per l’azienda e non solo. Nel mio caso, nei media saranno felici i lettori, nello sport i tifosi. Ed é un bene per te stesso e per la tua famiglia, per questo CIRI é così importante per la nostra filosofia quando investiamo nel business. A di là dei nomi, al di là dei partner, questo è ciò in cui crediamo.
Per quanto riguarda i rumors a proposito di giocatori che avrebbe già deciso di acquistare su mercato, ci può dire qualcosa di più?
È difficile, ma ci proviamo. Certamente ad oggi non ho ancora parlato con il Signor Moratti e con l’allenatore dei giocatori che dobbiamo comprare o di quelli da prendere in prestito. Non li ho neppure incontrati e anche con Mazzarri ci siamo solo presentati. Io credo davvero che il proprietario e il management devono lavorare insieme e per me non é giusto dire “dobbiamo comprare questo o quello”, non abbiamo fatto ancora nemmeno una riunione. Non abbiamo ancora definito quello che sarà il programma per i prossimi tre anni e poi cinque. Perché credo che quando ci si confronta, si fanno riunioni per programmare, poi i risultati sono migliori. Per questo dico che molti dei rumors non sono veri, perché non ho mai detto niente. Certamente, dal mio punto di vista, ma per favore non fraintendetemi, sto guardando le partite, l’Inter mi sta piacendo, mi diverte, ciò che Mazzarri sta facendo è eccellente, il lavoro del Signor Moratti è eccellente, ma ovviamente ho delle miei opinioni personali, in senso positivo, e per questo ho pensato, guardandoli, che la squadra avrebbe bisogno di altri giocatori sulle fasce, perché abbiamo solo Jonathan, Nagatomo e forse Pereira. Immagina se qualcuno si infortuna… Ma ovviamente parlerò di queste cose, ci sederemo a un tavolo e la cosa più importante sarà trovarci d’accordo. Perché questo è ciò che voglio: anche se ho la maggioranza del club, maggioranza o minoranza non é la cosa importante, ci sediamo a un tavolo, troviamo le soluzioni, proprietario e managment, e troviamo il piano per vincere nei prossimi 3/5 anni.
Si dice che vuole costruire squadre vincenti, non comprare stelle. E’ così?
No, c’é sempre la giusta via di mezzo tra comprare e investire. A volte le cose possono andare magari male e poi migliorare, per questo la cosa più importante é dare un’impronta ben precisa. Io penso sempre quando costruisco una squadra, anche in Indonesia, con la mia squadra di basket, che il settore giovanile deve essere forte per formare giovani giocatori. La squadra deve avere anche un buon equilibrio. Quindi, quando si comprano giocatori da altre squadre, devono essere funzionali al proprio progetto. Credo molto in questo modello, che tra l’altro sta funzionando a lungo. Ma anche di questo devo parlare con Moratti, con Mazzarri e ovviamente anche con le persone che lavorano per il settore giovanile. Dobbiamo lavorare insieme. Non so se questo sia il modello migliore, ma é quello che credo veramente possa funziona in futuro.
In tutti i suoi profili, da twitter a whatsapp, c’é una frase presa da Walt Disney cioè: “é divertente fare l’impossibile”. C’é ora una missione impossibile che vorrebbe raggiungere?
Il signor Walt Disney é il tipo di business che rispetto, che dico wow. É affascinante ciò che è riuscito a fare. Quando ripeto che “it’s kind of fun to do the impossibile”, non intendo dire che mi voglio semplicemente divertire, ma questo ci riconduce alla mia filosofia della passione. Credo che se fai una cosa che ti diverte e la fai con passione, é eccezionale. Poi, certamente, amo le sfide, le amo, amo prendere in mano delle situazioni che non vanno bene e farle andar bene. L’Inter va già bene, ha una sua stabilità, una sua storia e un marchio. Il valore che spero di portare all’Inter è quello di riuscire ad aiutarla, insieme a Mister Moratti, e alla società a portarla più in alto, insieme, non da solo. Ma certamente l’impossibile non è l’Inter che ha cose impossibili da aggiungere, ma impossibile esprime il concetto di una sfida che mi piace.
Lei quanto conosce l’Inter?
Chiaramente in confronto ai tifosi, la mia conoscenza dell’Inter é probabilmente pari a zero. Ma seguo l’Inter da tanto tempo. La serie A italiana si vede in Indonesia da molti anni. Adesso la Premier League é più seguita in Indonesia. Ma davvero la serie A si riprenderà, se le società lavoreranno insieme per competere contro la Premier e la Liga. Questo è quello che hanno fatto nella Major League. Non conosco l’Inter così profondamente, ma di sicuro ricordo la maggior parte dei suoi giocatori. Per questo dico che è facile nominare il trio tedesco, Roberto Baggio o Ronaldo. Sicuramente le persone si ricordano di loro. Ma mi ricordo anche i giocatori che sono stati utili all’Inter, alcuni magari per tre anni, altri hanno avuto infortuni. Per questo ricordo Nicola Ventola, perché era una giovane star quando aveva 21 anni, ma si è infortunato, non possiamo fargliene una colpa, ma lui ha aiutato l’Inter. Salvatore Fresi. Magari di loro la gente si dimentica, ma io li ricordo. Oppure Obafemi Martins che ora gioca nella Major League. Dal momento che avevano preso diversi attaccanti era la seconda scelta o la terza, ma non perché aveva sbagliato qualcosa. E anche lui ha aiutato l’Inter. Rispetto tutti i giocatori dell’Inter perché anche per un gol segnato, l’hanno aiutata. Per lo stesso motivo rispetto tutti i miei giocatori di basket. Non possono esserci undici stelle in campo. Ci devono essere esserci giocatori tra superstar.
È vero che il suo nome deriva da Erick the Red, un vichingo norvegese?
Mio padre é un uomo molto in gamba, ama la storia. Ha dato questi nomi ai figli perché voleva che diventassimo persone in gamba, persone migliori, famiglie migliori, qualcosa del genere. Lo stesso quando mi ha dato il nome di Erick dal vichingo Erick the Red. Quindi, quando ho detto a mio padre e mio fratello che volevo prendere i media, si sono sorpresi. Io ho risposto: “beh, mi hai dato tu il nome, Erick il vichingo era molto avventuroso, grazie al nome ora io son diventato avventuroso”.

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