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Salmone, catalizzatore del buonumore e toccasana per la memoria

La colonnina di mercurio sta inesorabilmente precipitando e con essa anche le difese immunitarie e gli animi, di colpo ci sentiamo affaticati e privi dell’entusiasmo necessario ad affrontare i nostri impegni quotidiani. E quindi via a insonnia, sbalzi d’umore e irritabilità; ma il segreto per combattere i tormenti dell’inverno e ritrovare il sorriso lo possiamo scoprire sulle nostre tavole, grazie a un ingrediente semplice e al tempo stesso molto ricco: il salmone. Apprezzato in tutto il mondo per il suo sapore gradevole e la consistenza della sua carne soda e compatta, il salmone è un pozzo ricco di proprietà nutrizionali da cui gli esperti attingono sempre nuove piacevoli sorprese.

“Gli acidi grassi essenziali, ben conosciuti come Omega3, di cui è ricchissimo lo rendono infatti un toccasana per le donne e i giovani, specialmente in questo periodo dell’anno. Il ruolo degli Omega-3 nel modulare i sintomi depressivi, è noto da sempre, questi acidi grassi polinsaturi infatti, agiscono sulla serotonina, neurotrasmettitore del buonumore” spiega il dott. Andrea Poli, Direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy.

Inoltre, un recente studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha dimostrato come il consumo di salmone e pesce azzurro, specie ittiche ricchissime di Omega3, influisca anche sulle performance cognitive di soggetti giovani. Mangiare salmone dunque, migliora gli aspetti relativi alla capacità mnemonica e i relativi tempi di reazione e all’attenzione; caratteristiche fondamentali per chi ha ripreso a lavorare o studiare.

E’ noto il nesso tra la buona tavola e il buonumore, non a caso i cibi che più appagano il palato sono in grado di rincuorare e confortare. Ma se buono viene spesso attribuito a cibi ipercalorici e poco salutari questo non è il caso del salmone, in particolare quello di allevamento. Secondo un panel di chef statunitensi organizzato di recente dal Washington Post, infatti, il salmone di allevamento è più gustoso rispetto a quello pescato, meglio ancora se di provenienza norvegese. La degustazione, è stata organizzata in modo tale da non svelare ai partecipanti l’origine e la tipologia di salmone che stavano per assaggiare; e su ben dieci diverse tipologie cotte al vapore e poi è stato chiesto loro di dare una valutazione. Il vincitore? Il salmone norvegese d’allevamento.

Gli studi

Un recente studio statunitense, che ha coinvolto una popolazione di adulti tra i 30 e i 65 anni, ha riscontrato risultati molto interessanti soprattutto per quanto la popolazione femminile. Al campione di riferimento (che comprendeva sia uomini che donne) è stato richiesto di compilare, in due occasioni diverse, il diario alimentare delle precedenti 24 ore.

Dall’analisi dei dati è emerso che le donne con il maggior intake dichiarato di omega-3, presentavano il minor tenore di sintomi depressivi, soprattutto somatici. In particolare per coloro che ne consumavano almeno 500 mg al giorno (equivalenti a 2 porzioni di pesce alla settimana) il rischio si riduceva del 50% circa rispetto a coloro che ne assumevano meno di 50 mg. In conclusione, quindi, questo studio sostiene ulteriormente l’ipotesi protettiva degli omega-3 nei confronti dei sintomi depressivi, soprattutto nella popolazione femminile e supporta il ruolo dell’intake inadeguato di questi acidi grassi con la dieta possa contribuire alla sintomatologia depressiva.

La supplementazione con Omega 3 in giovani adulti sani migliora la memoria

Una dieta povera di acidi grassi insaturi omega 3 a lunga catena, presenti nei pesci grassi (salmone e pesce azzurro in primis), può influire anche sulle performance cognitive di soggetti giovani e adulti altrimenti sani. Aspetti relativi alla capacità mnemonica e ai relativi tempi di reazione e all’attenzione sono stati valutati con appositi test in uomini e donne sani e non fumatori, che assumevano una dieta povera di pesce e quindi di omega-3, in risposta alla supplementazione con 1,16 g al giorno di DHA (un acido grasso semi essenziale della serie Omega 3) o placebo, per 6 mesi. Al termine del periodo di studio l’integrazione della dieta con DHA si è dimostrata associata al miglioramento sia di alcuni aspetti della memoria, sia dei tempi di reazione a test cognitivi, in entrambi i sessi, con maggiori effetti positivi sulla memoria episodica per le donne e sui tempi di reazione alla memoria più immediata (working memory) per gli uomini. L’assetto genetico dei soggetti esaminati (polimorfismi dell’apo E) non influenzava la risposta all’omega-3. Una supplementazione regolare con DHA, finalizzata al miglioramento della memoria, sembrerebbe quindi avere un significato in giovani adulti non consumatori abituali di pesce.

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