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Ancelotti: “Se non deve vincere il Milan, che vinca la Roma”

L’allenatore del Real Madrid Carlo Ancelotti ha parlato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport24 HD.

Roma.
Mi piace molto la Roma perché posso capire e immaginare quello che sta succedendo a Roma in questo periodo. Sono molto contento per l’allenatore perché lo conoscevo già ai tempi di Parigi e le sue squadre, il Lille, giocavano molto bene, da un punto di vista di qualità di gioco. Sono contento che stia facendo bene, ma soprattutto per la città. Certo, se non deve vincere il Milan, che vinca la Roma.
Inzaghi e Gattuso.
Inzaghi non sta allenando il Milan, sta allenando la Primavera. Ha iniziato un percorso importante, credo che sia la squadra giusta per fare esperienza. Poi, pensare di allenare un giorno la prima squadra credo sia il sogno di tutti.
E’ il sogno anche di Gattuso, che non è partito bene, ma da questa esperienza credo che avrà la possibilità di migliorarsi e diventare un grande allenatore.
Real Madrid.
Siamo partiti molto bene in Coppa dei Campioni. In campionato abbiamo giocato otto partite, ne abbiamo vinte sei. Il problema è che ci sono state due squadre, il Barcellona e l’Atletico, che le hanno vinte tutte e otto, quindi siamo un po’ staccati. Quello che, diciamo, ha lasciato un po’ più qualche critica è stato il gioco espresso, che non è stato buono e io sono il primo a dirlo: questa squadra può giocare e giocherà sicuramente meglio.
Ho trovato uno spogliatoio che veniva da una stagione negativa, con una grande voglia di riscatto, ma del passato e di quello che è successo l’anno scorso non ne ho mai sentito parlare e neanche ne voglio sentire parlare. È un’altra avventura.
Paris Saint Germain.
Diciamo che il Paris Saint Germain ha chiesto un rimborso per liberarmi e io ho partecipato a questo. Non ho avvertito la fiducia in alcuni momenti, in due particolari momenti della stagione, e questo non mi sembrava giusto. Sono andato là per un progetto che si doveva costruire in qualche anno e ho avuto l’impressione che non fosse più un progetto, ma solo una questione di risultati. A quel punto ho deciso di andare via. Si vede che non l’ho detto tanto bene perché alla fine non erano tanto d’accordo (ride, ndr).
Juventus.
Non è un ricordo negativo la Juventus. All’inizio la società è andata anche contro il pensiero di una parte della tifoseria. Per quello dico che sono stato tutelato, perché non era certamente facile portarmi ad allenare la Juventus per il mio passato, ma poi la società è andata avanti con le sue idee. È stata una piccola parentesi.
Antonio Conte.
Ha sempre dimostrato carattere anche sul campo, un lottatore, uno che non molla mai. Il fatto di fare l’allenatore credo abbia fatto diventare il suo carattere ancora più forte e più determinato.
Dopo il Real, la Roma o la Nazionale?
È una domanda che non è la prima volta che mi viene fatta. Dopo il Real si vedrà. Posso anche pensare di smettere dopo il Real.
Verso Juventus-Real Madrid di Champions League.
Ritorno in Italia con una squadra, credo che l’ultima volta sia stato con il Chelsea, a Milano contro l’Inter.
Ritornare in Italia da “straniero” è sempre un po’ particolare, ma non perché è la Juve. Certo, poi la Juve è qualcosa di particolare perché ci sono giocatori che ho allenato, Pirlo, Buffon, Conte, ma la cosa positiva è che la Juve viene prima a Madrid. È la squadra più forte in Italia per continuità, perché ha iniziato un programma due anni fa e lo sta portando avanti molto bene, ha vinto due campionati, la società e la squadra hanno trovato solidità, stanno andando avanti con un progetto e con idee molto chiare.
Bale.
Tutti parlano dei 100 milioni per Bale, ma si può anche parlare dei soldi che ha preso il Real Madrid dal mercato, più di 120 milioni per le vendite.
Kakà.
È un Kakà diverso perché sicuramente gli anni passano per tutti, però è un Kakà che ancora può dare molto. Qui non aveva tanto spazio, credo che per lui la cosa principale per trovare la condizione ottimale sia giocare con continuità, qui non aveva la possibilità perchè c’è molta concorrenza.
Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic.
Me lo aspettavo diverso, mi aspettavo un giocatore meno determinante di quanto in realtà è. E’ uno di quei pochi giocatori che fanno la differenza.
L’anno scorso, parlando con Ibrahimovic mi aveva detto che “nel calcio ci sono tre giocatori che fanno la differenza: Ronaldo, Messi e Ibrahimovic”. Avevo qualche dubbio sul terzo, ma dopo un anno posso dire che aveva ragione Ibra.

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