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Buffon: “Pirlo? Non potrà mai essere messo in discussione”

Il portiere della Juventus, Gigi Buffon, ha parlato ai microfoni di Sky Sport24 HD.

Ecco le parole di Buffon.
Devo sicuramente impormi di stare molto più attento, più sul pezzo e fornire quelle prestazioni da Buffon perché ora comincia un momento caldo per cui la Juve e tutti i miei compagni devono avere una certezza dietro, come io devo sapere di avere una certezza davanti. Mai come questo momento, da domenica, tutti noi dobbiamo cercare di essere e di dare il massimo, di fare il massimo. Paradossalmente mi ci sono trovato anche io l’anno scorso, a sei mesi dalla scadenza, eppure mi piaceva un sacco questo tipo di situazione, perché mi faceva apprezzare molto di più il mio lavoro, quello che facevo, quelle che potevano essere anche le mie ultime partite da professionista, non si sa, e poi perché era bello sapere che magari dopo sei mesi avresti ipoteticamente anche potuto smettere di giocare e allora volevi invece far vedere che non era ancora arrivata la fine, per cui era una sfida continua. Credo che certi giocatori, certi campioni che si avviano sul viale del tramonto abbiano bisogno di sfide continue per poter rendere al meglio, se no hanno già assaporato tutto, hanno già metabolizzato tutto e diventa molto più difficile. La vera sfida è crearsi una sfida.
Un giocatore come Andrea non potrà mai essere messo in discussione, perché se si mette in discussione uno come Andrea, allora ci smontiamo i pezzi degli stadi, torniamo a casa e non giochiamo più a calcio perché non avrebbe più senso, però è anche vero che io mi auguro che una squadra, finchè ha l’opportunità, non si privi mai di una forza simile.
I gol subiti in queste prime partite.
Sarebbe meglio e sarebbe più gradito partire, magari, in vantaggio, anche se, a onor del vero, c’è da dire che nelle ultime tre-quattro partite al primo e unico tiro in porta abbiamo sempre preso gol.
Prendete gol da cinque partite di seguito. Quali sono i motivi?
I motivi sono sicuramente anche un pochino frutto anche del caso e delle situazioni contingenti che si vengono a creare. Poi, indubbiamente, ci sono anche degli errori di reparto, degli errori dei singoli, perché alla fine ognuno di noi penso che qualcosina di meglio potesse fare in tutti i gol che abbiamo preso, compreso il sottoscritto. Per cui, credo che, però, sia una situazione che, visto che siamo all’inizio di un’altra stagione, ci possa stare perché fa parte di un percorso che deve tornare di nuovo ad essere ottimale e certo come lo è stato negli altri anni.
Sul turn over.
Penso che sia una delle cose più logiche che possano esistere nel momento in cui sei impegnato su più fronti, anzi sono anche proposte che spesso partono anche dall’esterno, e cioè da voi. Poi, nel momento in cui si applicano e ci sono, fanno un po’, non dico che facciano polemica e che diano il la a polemiche, però fanno storcere un po’ il naso. Come mai? Perché alla fine un giocatore, prendo il mio caso, come me, che fa 60 partite, o 59 come l’anno scorso, io credo che anche se riuscisse a farne 55, fatte bene, magari, sarebbe molto meglio sia per la squadra, che per me stesso, e per chi prende il mio posto, perché poi è un modo come un altro, secondo me, per chi gioca al mio posto di sentirsi gratificato e di sentirsi parte importante di questo progetto. Alla fine il gruppo si forma anche così, dando a tutti la possibilità di trovare spazio e mettersi in mostra.
Sulla Roma.
Sicuramente non era, soprattutto per come aveva finito la scorsa stagione, per il ritiro molto difficoltoso con cui era partita, non si presupponeva un inizio così scoppiettante da parte loro, però sicuramente hanno grandi meriti e ha un grandissimo merito anche l’allenatore che si è dimostrata una persona pratica, una persona che si è saputa subito calare nella realtà italiana e soprattutto in quella romana, che non è facile. Poi, c’è da dire che nulla viene da nulla e la Roma ha anche dei grandi giocatori e dei grandi singoli.
Totti.
Partiamo dal presupposto che è uno dei pochi fuoriclasse che ci sono nel nostro campionato e, di conseguenza, non mi stupisce perché chi ha la fortuna e la bravura di avere in dote certe qualità, per me in qualsiasi momento e per qualsiasi periodo, che possono essere 90 minuti, o 10 o 20 o 30, può risultare determinante e può far vincere una gara. Per cui rimarrà, secondo me, sempre e comunque un evergreen. Poi, per quel che riguarda il Mondiale, penso siano scelte che non riguardano sicuramente me, riguardano sicuramente lui più da vicino, il suo entusiasmo magari nella possibilità di parteciparvi e poi riguardano le scelte dell’allenatore perché poi, insomma, c’è anche un gruppo che va avanti da tanti anni, gruppo che sicuramente accoglierebbe a braccia aperte un personaggio come Francesco.

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