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Massimiliano Allegri: “Gli allenatori con la tuta io li multerei”

Si parla di “un miracolo di Allegri”. In tre anni, la società Milan ha rifondato completamente l’organico ed è una delle due in Italia a chiudere l’anno col bilancio in attivo; inoltre l’allenatore Massimiliano Allegri ha lanciato un blocco di giovani italiani talentuosissimi, che ora compongono metà nazionale, e non è mai sceso dal podio. E in un’intervista a GQ, nel numero in edicola dal 2 agosto, Allegri commenta così la situazione calcistica attuale: «Ci sono troppi soldi oggi. Con il mio primo contratto prendevo 500 mila lire al mese. Come fai a tenere la testa sulle spalle se ti danno decine di migliaia di euro a diciott’anni?». Uno dei suoi “vizi” principali? Pane e nutella. «Non ci crederete, ma non ho mai fumato una sigaretta, non mi sono mai drogato. Niente di niente, in vita mia». Gli atleti non fumano. «Ma che atleta e atleta! ’Sti ragazzi oggi fumano tutti». E su Mario Balotelli: «Quando mi hanno detto che c’era la possibilità di prenderlo, ovviamente ho detto di sì. Subito. Noi con Balotelli abbiamo guadagnato due cose importanti. A parte che può diventare uno dei più forti al mondo – e questo sarà l’anno in cui lo dimostrerà – prima di lui non avevamo nessuno che batteva le punizioni. Poi converte i rigori. Poi gli faccio anche battere i corner. È il più bravo che abbiamo». Continua poi parlando dell’eleganza, apprezzabile anche in campo. «Io, gli allenatori che si presentano a bordocampo con la tuta li multerei: stai rappresentando la società, non puoi metterti la tuta!». GQ chiede ad Allegri se è consapevole di essere un sex symbol? «Ma va’, che sex symbol. Io non ci penso. Certo, per me la bellezza e l’eleganza sono importanti; anche la bellezza e l’eleganza femminili sono importanti. Se vedo una donna con le mani poco curate… ma ti pare? È con le mani che ti toccano». Infine, in merito ai media che non lo celebrano e trovano sempre qualcosa da dire sul suo operato, ammette: «È colpa mia. Sono un po’ timido, forse. Non sono bravo a comunicare con i media, evidentemente, Ma questa è una cosa che voglio cambiare».

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