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Interviste

Mario Cordova: “Il Doppiaggio? Non è un problema di voce ma di recitazione”

Su Lifestyleblog.it l’intervista a Mario Cordova, attore, doppiatore, dialoghista e direttore del doppiaggio italiano.

Mario Cordova ha nella sua carriera diverse esperienze nell’ambito dello spettacolo. Quale tipologia di spettacolo preferisce e quale secondo lei le si addice di più?
Direi che ogni tipologia ha la sua particolarità. Doppiare è meraviglioso perché alle nove del mattino sei un ricco finanziere con Geremy Irons, alle 13 un semplice proprietario di uno staordinario cane con R. Gere e alle 16.30 sei Gatto Silvestro. Voglio dire che da un’ora all’altra viaggi da un corpo a un altro, da un continente all’altro, da un’ epoca all’altra. Nel tempo di un “click”. Cosa preferisco? difficile da scegliere… diciamo che sarebbe bello poter fare entrambe le cose ma non si può!

Doppiatore di grandissimo livello. Si sente di dare un consiglio a chi vuole intraprendere questa strada?
In questo mondo c’è spazio per tutti, per chi ha la voce, diciamo, “bella” e chi non ce l’ha. Lo dico sempre a chi mi chiede: “Mi dicono che ho una bella voce e che dovreri fare il doppiaggio. Posso farlo, secondo lei?”. Non è un problema di voce. Così’ come nel cinema ci sono attori “belli” e attori meno “belli”, così il doppiaggio avrà bisogno di voci “belle” e meno “belle”. Non è un problema di voce, ripeto, ma di saper recitare. Perché questo vuol dire doppiare: recitare. E farlo con una difficoltà che richiede molto studio e pratica per essere superato: devi recitare in sincrono con i movimenti della bocca del tuo attore. E la cosa è piuttosto complessa. Quindi ragazzi che volete diventare doppiatori: scuola di recitazione e poi di doppiaggio.

Un regista con il quale vorrebbe un domani lavorare?
Si, Mi piacerebbe lavorare con Saverio Costanzo. Di recente ho visto “In Treatment” con Castellito. Ne sono rimasto estasiato. Gli attori sono tutti straordinari e questo secondo me è sintomatico di quanto sia bravo il regista, ovvero Saverio Costanzo. 

C’è un personaggio storico o contemporaneo che vorrebbe interpretare?
Sicuramente Giuseppe Fava, il giornalista ucciso dalla mafia il 5 agosto 1984. Siciliano, come me, ha dato la vita per difendere I propri ideali. Un eroe del nostro tempo, con il suo grande coraggio e la sua straodinaria umanità. Il mio sogno sarebbe proprio quello di entrare nel personaggio, nella sua testa e pensare ciò che pensava lui. Sarebbe un’esperienza unica. 

Sarà uno dei protagonisti della seconda stagione de “Le tre rose di Eva”. Cosa può dirci del suo personaggio?
Il personaggio che interpreterò è fantastico. Su di lui c’è un alone di mistero che si manterrà per parecchio tempo, fino a …. 

La prima stagione ha avuto uno straordinario successo. Secondo Lei quali i motivi di questo successo?
Aldilà del cast, che trovo straordinario, credo sia eccezionale la sceneggiatura. Raramente ne leggo una e resto col fiato sospeso fino alla fine. Questa seconda serie darà grandi soddisfazioni. 

Quanto del suo carattere c’è nel personaggio che interpreta ne “Le tre rose di Eva?
Direi non poco. Il personaggio possiede tutta una serie di caratteristiche che io ritrovo anche in me.

Secondo Lei è importante mettere del “proprio” nei personaggi che si interpretano o è assolutamente da evitare?
Partendo dal discorso che un personaggio “è altro da noi”, un attore non può prescindere da sé, dalla sua storia, dal suo vissuto. Non c’è personaggio che abbia interpretato, che non mi riguardi in qualche modo. Vuoi perché era una parte di me, o una persona che avevo conosciuto

Secondo Lei, quali caratteristiche deve avere un attore per riuscire in questo campo?
Per me è fondamentale credere nei propri sogni, nelle favole. Forse è banale, ma io credo sia assolutamente fondamentale. 

Quali progetti ha in serbo per il futuro?
Non vedo l’ora di iniziare un film di Giulio Base con Francesco Pannofino.

Lifestyleblog.it
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