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Applicazioni, Community e Servizi: è boom per il Social Fitness

La rivoluzione digitale sta impattando anche il mondo del fitness e del benessere in generale, nel quale si stanno sempre più affermando nuove modalità per tracciare, gestire e condividere la propria attività fisica in real time. Non solo si moltiplicano i siti web in cui gli iscritti rilasciano opinioni sulle proprie prestazioni e i gruppi in rete che fungono da cassa di risonanza per nuove tendenze come il cross-fit, ma sono ormai centinaia le App disponibili per confrontare esperienze, prodotti, prestazioni e brand legati al tema del wellness. Basta girare la rete per scoprire realtà come il social media show Reebok Fit Club – nel quale cinque blogger hanno la possibilità di esplorare il mondo del fitness e cambiare il proprio stile di vita grazie a coach e trainers – o come Fitstadium, social network che offre la possibilità di mantenere un diario di allenamento automatizzato online, commentabile e visibile da altri utenti. In un’era in cui tutti siamo sempre più ininterrottamente connessi a qualche device, emergono App come Fitocracy, che aiuta gli utenti a svolgere attività fisica partecipando a sfide sportive all’interno di una community, o strumenti come Jawbone Up, bracciale che rileva anche i più piccoli movimenti del corpo per registrare informazioni su come ci muoviamo, dormiamo, mangiamo e su quale sia il nostro stato d’animo.

Il fitness, insomma, è sempre più un piacere da condividere. Gli italiani che praticano un’attività sportiva sono circa 40 milioni, con un giro d’affari di 3 miliardi di euro annui ai quali vanno aggiunti altri 2,5 miliardi di un indotto che comprende abbigliamento, accessori e integratori alimentari. Se poi consideriamo anche istituti di bellezza, centri idrotermali e stabilimenti, piscine, palestre, hotel con area wellness e stabilimenti balneari attrezzati, si supera la cifra dei 21 miliardi. E sono ben 11 milioni gli italiani che spendono o si dichiarano pronti a spendere fino a 1.200 euro all’anno per prodotti e servizi destinati al benessere fisico. Tutto questo sta dando vita ad un ricco ecosistema di “specialisti” con le tecnologie digitali in prima fila a svolgere un prezioso ruolo di supporto per milioni di persone. Secondo un’analisi svolta dallo studio Lab 42, il 51% delle persone che praticano attività fisica non possono fare a meno del proprio smartphone per ascoltare musica, per utilizzare App per il conteggio di calorie, passi o battiti cardiaci o per condividere con gli amici gli ultimi risultati su Facebook. Un cliente sempre più “mobile”, insomma, necessita di servizi personalizzati, tascabili e accessibili 24/7; esigenze che – come sottolinea la service design company Logotel – un retailer/brand può e deve intercettare per costruire soluzioni su misura.

“Oggi stanno emergendo moltissime comunità digitali accomunate da uno stile di vita votato al fitness; community che possono essere spontanee, guidate dai retailer o progettate ad hoc dai produttori – spiega Cristina Favini, Strategist e Manager of Design Logotel – e saperle intercettare o addirittura lanciare è una sfida importante, che consente di governare azioni di ingaggio, sia social che di esperienza fisica, per portare fidelizzazione sul web e pedonabilità all’interno del negozio, secondo quel modello di integrazione tra online e offline che definiamo Retail Iceberg”. Garmin, per esempio, è una delle firme oggi più conosciute da quanti utilizzano strumenti GPS per monitorare la propria attività fisica. È il cosiddetto “social fitness”: offrire a una comunità di sportivi degli strumenti che consentano loro di condividere i propri allenamenti, innescando così importanti effetti a catena capaci di portare quella che un tempo era l’esperienza del singolo in una dimensione più aperta, collettiva, partecipata. “Da un punto di vista antropologico – conclude Cristina Favini – le community di social fitness incarnano tutte le leve motivazionali che possono determinare il successo di un’azione di engagement: desiderio di affermazione e di auto-miglioramento da parte degli individui, senso di appartenenza collettiva a una ‘tribù’, ricerca continua di nuovi stimoli e informazioni. Ed è su queste leve che brand e retailer possono lavorare in un’ottica di sistema per scambiare valore concreto con i propri clienti”.

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